giovedì, Maggio 23

Sud Sudan-Sudan, potere a tutti i costi field_506ffb1d3dbe2

0

Sudan

Kigali – Nonostante 25 anni di guerra civile e la separazione avvenuta nel luglio del 2011 con la dichiarazione di indipendenza del sud, i destini dei due Paesi gemelli del Sudan rimangono collegati, dimostrazione che il progetto politico del defunto leader del SPLM Johan Garang di un Sudan libero, democratico e federalista era l’unica opzione politica capace di evitare l’attuale caos e guerre civili. Attualmente i due Stati sono controllati da due dittature: al nord quella islamica e al sud quella etnica dei Dinka Ngok. Entrami i dittatori, Omar El-Bachir e Salva Kiir, indeboliti da ribellioni armate e dal malcontento popolare, ultimamente sono stati costretti a fare delle concezioni che hanno fatto nascere nei media internazionali premature illusioni di pace e cambiamenti politici.

Il 23 gennaio il Governo di Juba ha ripreso i colloqui di pace ad Addis Abeba accettando di firmare la tregua della guerra civile iniziata il 15 dicembre 2013. La firma è stata possibile grazie all’accettazione da parte del Presidente Salva Kiir delle richieste avanzate dalla ribellione guidata da Riek Machar e Rebecca Garang: liberazione dei prigionieri politici arrestati durante il falso golpe del 15 dicembre 2013, ritiro progressivo delle truppe di invasione ugandesi che combattono al fianco del Governo di Juba, inizio del dialogo politico per formare un governo di transizione. Come primo segnale il Presidente Kiir aveva rilasciato quattro prigionieri politici permettendo loro di migrare a Nairobi, Kenya. 

Il 27 gennaio scorso, il Presidente sudanese Omar El-Bachir ha indetto una inaspettata conferenza  su importati svolte politiche del Sudan alla presenza dei Diplomatici Occidentali, l’Ambasciatore Cinese, media internazionali e di alcuni partiti di opposizione come il Popular Congress Party (PCP) e il Reform Now Party (RNP)Durante la conferenza El-Bachir ha annunciato una radicale riforma politica basata su quattro punti: fine delle ostilità con le varie ribellioni, restaurazione della pace, libertà politiche, lotta contro la povertà e rafforzamento dell’identitá nazionale attraverso il superamento delle divisioni religiose ed etniche. Nel discorso, durato un’ora, il Presidente Bachir ha affermato che il partito al potere National Congress Party (NCP) è determinato a prendere la leadership per preparare la riconciliazione nazionale invitando tutti i partiti politici e le ribellioni armate alla pace e a partecipare alla ricostruzione sociale ed economica del paese.

I media regionali ed internazionali hanno interpretato questo discorso come una svolta storica del regime dittatoriale sudanese collegata con l’intenzione pronunciata nel 2013 dal Presidente di ritirarsi dalla scena politica nazionale poiché il Sudan necessita di una nuova leadership. Le promesse di pace in Sud Sudan e di svolta politica nel Sudan hanno avuto breve durata. Lunedì scorso l’Ambasciatore sud sudanese in Uganda Samuel Luate ha indetto una conferenza stampa per annunciare la decisione del Presidente Salva Kiir di accusare Riek Machar, l’ex Governatore dello Stato di Unity Taban Deng Gai e l’ex Ministro dell’Ambiente Alfred Ladu Gore traditori della Patria e di sottoporli al giudizio del tribunale. «Il Dr. Riek Machar, Taban Deng Gai e Alfred Ladu Gore saranno condannati per alto tradimento come prevede la Repubblica del Sud Sudan in quanto hanno tentato di abbattere con le armi il Governo democraticamente eletto» ha affermato l’Ambasciatore Luate, accennando paradossalmente al mancato rispetto dei valori Costituzionali di questi traditori. Il Sud Sudan è privo di una Costituzione definitiva e quella provvisoria è decaduta nel 2012. Questo situazione anomala al mondo è voluta dal Presidente Salva Kiir per rafforzare la sua dittatura etnica.

L’Ambasciatore Luate ha confermato la notizia che il Ministro della Giustizia ha esteso l’accusa di tradimento a tutti i prigionieri politici, sia quelli in detenzione che quelli liberati e ora a Nairobi specificando: «Il Governo del Sud Sudan ha il diritto di richiedere in qualsiasi momento al Kenya l’estradizione dei traditori rilasciati»Questa affermazione è stata seguita dalla rivelazione inedita che il Governo del Kenya avrebbe pagato una forte somma come cauzione per i quattro oppositori rilasciati. Nonostante l’imbarazzante silenzio del Governo di Nairobi, la notizia è stata confermata anche da fonti keniote attendibili. Il pagamento della cauzione (si parla di un totale di 120.000 dollari) sarebbe stato effettuato per ottenere la liberazione di questi prigionieri politici con l’obiettivo di presentarla alla Comunità Internazionale come un successo diplomatico della mediazione del Kenya per la pace regionale in funzione di rafforzare la posizione del Presidente Uhuru Kenyatta dinnanzi al processo presso la Corte Penale Internazionale. L’Ambasciatore Luate ha annunciato anche il mancato rispetto di un altro punto importante della tregua. “L’esercito Ugandese è intervenuto sotto ufficiale richiesta del Governo democraticamente eletto dalla popolazione del Sud Sudan. Di conseguenza non é possibile accettare la richiesta della ribellione del ritiro delle truppe ugandesi fino a quando nel Sud Sudan non sarà ristabilita la pace”. 

Le dichiarazioni di rottura dell’Ambasciatore sud sudanese non sono altro che una conferma ufficiale della ripresa delle ostilità iniziata con una importante offensiva dell’esercito governativo e dell’esercito ugandese (UPDF) negli Stati di Unity e Upper Nile. Samuel Luate è stato nominato Ambasciatore in Uganda dal Presidente Salva Kiir pur non avendo le qualità necessarie, sulla base di appartenenza etnica e fedeltà al clan Dinka Ngok. Luate possiede diverse proprietà immobiliari a Kampala comprate con il fondi sottratti dalle casse pubbliche del Governo di Juba e controlla varie società di medie dimensioni in Uganda tramite prestanome ugandesi. Nello stesso giorno Hamid Mumtaz, Segretario della gioventù del National Congress Party, ha annunciato che il Governo di Khartoum non negozierà la pace e la partecipazione alla rinascita politica con i gruppi ribelli che non firmeranno accordi di pace abbandonando la lotta armata e disarmandosi. La dichiarazione, annunciata durante un talk show dell’emittente televisiva sudanese ‘Ashorooq TV, ha proceduto di una sola settimana quella del Presidente Omar El-Bachir che la decisione di non partecipare alle elezioni Presidenziali del 2016 sarà sottomessa per approvazione al Comitato Politico del NCP e al Consiglio della Shura, l’equivalente al nostro parlamento, entrambi sotto il suo stretto controllo.

La decisione del Governo di Khartoum di espellere la Croce Rossa Internazionale è tesa ad evitare scomodi testimoni dell’imminente offensiva militare contro la ribellione nel Darfur e il SPLM-Nord del Sud Kordofan e Blue Nile, approfittando del mancato sostegno finanziario e in armi a queste ribellioni normalmente offerto dal Governo di Juba. Dobbiamo quindi dedurre che le promesse fatte dai Presidenti Salva Kiir e Omar El-Bachir sono state da loro stessi tradite e non  rispettate? Al contrario i due Presidenti avrebbero dimostrato una coerenza con la loro volontà di rimanere al potere e le promesse non sarebbero altro che utili stratagemmi per raggiungere obiettivi politici immediati tesi a rafforzare le loro posizioni.

Il Presidente Salva Kiir ha firmato la tregua con la ribellione solo per la necessità di riorganizzare le forze governative, ottenere rinforzi e munizioni, e organizzare con il UPDF i piani della offensiva in atto. In realtà la treguaè stata infranta dall’esercito regolare 15 ore dopo la sua firma. Le denunce della ribellione sono state neutralizzate da contro denunce del Governo di Juba appoggiate dai media governativi ugandesi. Kampala ha manovrato per far tardare l’arrivo degli osservatori militari regionali che sono arrivati solo il 03 febbraio scorso con 12 giorni di ritardo. Fino ad oggi gli osservatori non sono sul fronte ma in comodi hotel di lusso a Juba. Le violazioni della tregua sono state attuate su piccola scala e solo da ridotti reparti dell’esercito con l’obiettivo di comprendere la capacità di resistenza militare della ribellione che sembra ancora intatta, secondo indiscrezioni rilasciate da fonti militari ugandesi.

Il secondo obiettivo ottenuto da Salva Kiir è quello di convincere l’Unione Africana a finanziare la missione militare africana che probabilmente sarà sotto il comando dell’Uganda e sosterrà l’esercito regolare contro i ribelli di Riek Machar. Angola e Sud Africa hanno già annunciato la loro disponibilità ad inviare truppe. Il terzo obiettivo ottenuto è quello di riappacificarsi con le Nazioni Unite che ieri hanno lanciato l’appello per ottenere 1,27 miliardi di dollari di aiuti umanitari al Sud Sudan. Questi aiuti, seppur richiesti con l’intenzione di prestare assistenza alla popolazione, politicamente favoriscono il Governo di Juba in quanto l’assistenza umanitaria internazionale diminuirà la pressione popolare ostile al Presidente Salva Kiir.

Il Presidente Omar El-Bachir, annunciando il nuovo corso politico e offrendo la mano alla opposizione politica e militare ha raggiunto importanti obiettivi. Sul piano ideologico è stato in grado di far passare tra una importante fetta della popolazione il messaggio che la crisi economica, il caro vita e la disoccupazione sono i frutti del conflitto militare con le ribellioni nel Darfur, Sud Kordofan e Blue Nile. La situazione migliorerà quando le ribellioni deporranno le armi e accetteranno la pace. L’altro fattore della precaria situazione economica è sempre esterno al Governo di Khartoum: le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti. Questo è un importante obiettivo poiché indebolisce la partecipazione popolare alla Primavere Araba Sudanese che è in atto dal 2012 ma completamente ignorata dall’Occidente e dalla maggioranza dei media internazionali. L’imminente offensiva militare sarà fatta passare come un’operazione di difesa contro gli attacchi dei gruppi ribelli dimostrando la loro mancata volontà di pace.

 

Il secondo obiettivo raggiunto è creare una divisione tra i partiti politici. Il Popular Congress Party e il Justice Party hanno accettato di sostenere i piani di riforma del Presidente. Questa decisione è stata presa dopo una serie di incontri segreti tra il Governo e i due partiti di opposizione favoriti dal nemico giurato del Sudan: gli Stati Uniti, secondo rivelazioni fatte dal quotidiano Sudan Tribune. Rivelazioni non smentite ma ignorate dall’Amministrazione Obama, che rendono possibile delineare la strategia americana nella regione, in sintesi riassumibile in un appoggio politico e militare (nel caso del Sud Sudan) agli attuali Governi e Presidenti dei due Sudan. Secondo vari osservatori regionali le dichiarazioni del Assistente Segretario degli Affari Africani Linda Thomas-Greenfield in favore di un dialogo tra le parti non deve trarre in inganno. L’Amministrazione Obama supporto militarmente l’intervento ugandese a favore del Presidente Salva Kiir.

Il Sudan Communist Party (SCP), il Ba’aht Party e il Nasserite Party si sono invece dichiarati contrari alla proposta Presidenziale definendola l’ennesima farsa di Bachir. La mancata collaborazione del Partito Comunista è l’unico neo nella strategia del Governo di Khartoum. Il suo appoggio era vitale in quanto il SCP è considerato dalla popolazione l’unico partito laico e credibile alternativa al Regime di Bachir. Gli attivisti del Partito Comunista giocano il ruolo di leadership della Primavera Sudanese ed hanno una grande influenza sul principale movimento armato, il SPLM-Nord. Per assicurarsi l’alleanza comunista il Governo ha offerto una importante somma di denaro sotto forma di sovvenzioni statali al processo democratico, tentativo di corruzione rifiutato dalla dirigenza comunista.

Il Governo di Kharthoum ha immediatamente reagito chiudendo il giornale del partito comunista Al-Sha’b’. Ha inoltre chiuso il giornale indipendente Al-Jareeda’, per aver pubblicato la notizia dell’assassinio di imprenditori nella capitale del Nord Kordofan, El-Obeid, a opera della milizia  pro governativa Janjaweed. «Senza un genuino impegno del Presidente Omar El-Bachir e del partito al potere ad attuare delle vere riforme democratiche, tra il Governo e il Partito Comunista Sudanese non vi potrà essere alcuna opportunità di dialogo», afferma il Presidente del Comitato Politico comunista Farouk Abu-Essa.

La dichiarazione ufficiale del leader comunista è stata seguita da una dichiarazione ancora più significativa rivolta ai manifestanti della Primavera Sudanese e al SPLM-Nord. «La riforma democratica del Sudan deve passare attraverso l’abbattimento del regime dittatoriale. Il miserabile discorso di Omar El-Bachir, vuoto di contenuti, non può trarci in inganno».

Mentre entrambi i regimi si avvalgono della collaborazione piú o meno discreta degli Stati Uniti, per quanto riguarda le alleanze in Africa il Sud Sudan si rivolge all’Uganda mentre il Sudan all’Egitto. Il 3 febbraio il Ministro della Difesa sudanese Abdel-Rahim Mohammed Hussein e il suo omologo, il Generale Abdel-Fattah Al-Sissi (probabile candidato alle prossime elezioni presidenziali in Egitto) hanno firmato un trattato di collaborazione militare per la sicurezza interna e quella dei confini in comune. 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore