martedì, Novembre 12

Sud Sudan: quella pace che nessuno vuole Rieck Machar e Salva Kiir stanno chiedendo sei mesi supplementari per formare un governo di unità nazionale. La pace in Sud Sudan potrebbe essere seriamente compromessa

0

La più giovane Nazione africana dopo appena due anni dall’indipendenza, nel dicembre 2013 è entrata nel circolo vizioso di violenza e scontri etnici che caratterizzò i 25 anni di guerra civile tra il sud Sudan ‘cristiano e africano’ e il nord Sudan ‘arabo’. Durante la guerra di liberazione, il regime islamico di Khartoum riuscì a dividere il movimento ribelle del Sudan People Liberation Mouvement (SPLA), facendo leva sulle differenze etniche e antichi odi tribali. Le stesse differenze che hanno portato alla guerra civile, distruggendo ogni possibilità di sviluppare il Paese a favore della popolazione.

Uno dei principali attori di questa tragedia africana, Rieck Machar, ex Vice Presidente e leader del Sudan People Liberation Mouvement – In Opposition (SPLM-IO), durante la guerra contro il nord combatteva al fianco del regime islamico, contro il leader storico del SPLM, John Garang. Durante l’attuale guerra civile, Machar ha ritrovato l’appoggio politico militare di Khartoum. Appoggio ora in bilico dopo gli arresti del dittatore Omar Al Bashir e le difficoltà che la giunta militare che ha assunto la guida del Paese sta avendo.

Omar Al Bashir, assieme al Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni, furono le persone chiavi per l’accordo di pace del settembre 2018, dopo che vari altri accordi erano miserabilmente falliti. L’accordo fu siglato dopo una serie di incontri tra SPLM, SPLM-IO e altri gruppi armati sud sudanesi minori,  Bashir e Museveni di fatto obbligarono i vari contendenti a mettere da parte gli odi etnici e le vendette tribali per dare una chance alla pace, necessaria per ricostruire il Paese. Lo scorso aprile anche Papa Francesco intervenne nella crisi Sud sudanese arrivando a compiere un gesto di umiltà che fece riflettere il mondo intero.
Durante il ritiro spirituale in Vaticano del Presidente (illegittimo) Salva Kiir e dei suoi rivali: Rieck Machar e Rebecca Nyandeng De Mabior, vedova del leader John Garang, il Pontefice baciò loro i piedi come segno simbolico per far spegnere il fuoco della guerra per sempre. L’incontro fu organizzato dall’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby. «Ve lo chiedo come fratello, restate nella pace. Avete iniziato un processo, non lasciatelo cadere. Ci saranno lotte tra voi, ma davanti al popolo, presentatevi uniti, così diverrete padri della Nazione». Queste le parole di Papa Francesco rivolte ai Signori della Guerra sud sudanesi in udienza. Dinnanzi a questo gesto e alle telecamere dei media internazionale i leader sud sudanesi giurarono solennemente di impegnarsi per la pace del loro Paese.

Un giuramento che a distanza di un mese risulta uno spergiuro. Secondo il calendario degli accordi di pace, domenica 12 maggio 2019 si doveva costituire il Governo di unità nazionale formato da Kiir, Machar e gli altri attori della guerra civile. Il rifiuto di Machar di ritornare nella capitale Juba e le furbizie di Salva Kiir per mantenersi al potere, hanno di fatto impedito la costituzione del governo, gettando una pesante ipoteca sulla pace e sul futuro del Paese.

Il leader del SPLM-IO, Rieck Machar, era fuggito dalla capitale, dopo la battaglia di Juba avvenuta nel luglio 2016, durante la quale le due fazioni si erano scontrate, nella speranza di risolvere militarmente il conflitto. Durante gli scontri Machar fu gravemente ferito. La sua fuga, prima presso un ospedale di Khartoum e successivamente in Sudafrica, fu resa possibile dai Caschi Blu dell’ONU, grazie ad una collaborazione tra il contingente di pace in Sudan e quello in Congo, MONUSCO. Ora la presenza di Machar presso la capitale sudanese, fondamentale per la costituzione del governo di unità nazionale, tarda a materializzarsi. Machar afferma che non esistono sufficienti garanzie per la sua incolumità una volta giunto a Juba.

Salva Kiir, pur affermando di voler rispettare gli accordi presi con i Presidenti Bashir e Museveni e la promessa fatta a Papa Francesco, sta manovrando dietro le quinte per mantenere in toto il controllo sul Sud Sudan.
È stato firmato un contratto di 3,7 milioni di dollari con la società americana di consulenza Gainful Solutions Inc, la quale ha ricevuto l’incarico di convincere il Presidente Donald Trump di bloccare la creazione della Corte Ibrida, istituzione giudiziaria temporanea, rappresentativa di tutte le parti in conflitto, con il compito di investigare sui crimini di guerra commessi e portare in tribunale i responsabili. Istituzione di vitale importanza per assicurare una giustizia equa che rafforzi la pace e per ricompensare le vittime e i sopravvissuti al conflitto.
Gli Stati Uniti sono membri della Troika per il Sud Sudan, assieme alla Gran Bretagna e alla Norvegia. Questa troika ha una grande influenza presso l’Unione Africana e le Nazioni Unite, e si sta impegnando per la pace nel Sud Sudan, per ristabilire la stabilità regionale e accedere al potenziale in idrocarburi del Paese, attualmente sotto controllo della Cina.
Dietro alla Gainful Solution Inc. vi è l’ex Ambasciatore americano in Kenya, Michael Ranneberger, che sembra portare avanti una linea politica diversa da quella indicata dalla Casa Bianca. Altre persone chiavi sono il cittadino americano Soheil Nazari-Kangarlou e il cittadino keniota Reverendo Paul Cheboi.
Il contratto è stato firmato pochi giorni dopo l’incontro con il Santo Padre e prevede che la Gainful Solutions Inc ritardi il più possibile la creazione della Corte Ibrida, per acquisire il tempo necessario per convincere l’Amministrazione Trump a cambiare politica, sostenendo il Presidente Kiir in cambio di concessioni petrolifere.

Il coinvolgimento di Michael Ranneberger in questo contratto di consulenza ha sorpreso molti osservatori politici. L’ex Ambasciatore in Kenya (2006-2011) divenne famoso per la sua feroce opposizione ai tentativi del Governo keniota e dell’Unione Africana di annullare i processi presso la Corte Penale Internazionale contro il Presidente Uhuru Kenyatta e il Vice Presidente William Ruto, incriminati per crimini contro l’umanità commessi nelle caotiche elezioni del 2007 causa di lutti e distruzione, arrivando a sfiorare la guerra civile. «Come può Michael Ranneberger dare il supporto ad un piano teso a sovvertire la giustizia e la pace in Sud Sudan, considerando il suo nobile passato in difesa della giustizia e della pace?», si domanda James Oryema, rappresentante del SPLM-IO in Kenya.

La Gainful Solution Inc non è una società di consulenza al di sopra delle parti. Ha vari investimenti in Sud Sudan nei settori idrocarburi, energetico e minerario. Oltre intascare una considerevole somma per i servizi richiesti, la Gainful Solution cerca di tutelare i propri interessi nel Paese, resi difficili dalla concorrenza cinese. Infatti, tra gli obiettivi dell’accordo vi è quello di convincere il Presidente Trump a revocare le sanzioni economiche che stanno rendendo difficile la vendita del petrolio e di rafforzare la cooperazione militare con il governo di Salva Kiir, nel chiaro intento di proteggere gli interessi in Sud Sudan della Gainful Solution Inc.

Il Luogotenente Generale Augostino Njoronge, a capo della Commissione di Valutazione e Monitoraggio della pace in Sud Sudan, durante un meeting presso l’Unione Africana, ad Addis Ababa, in Etiopia, ha espresso tutti i suoi dubbi su questo accordo siglato con la società di consulenza americana che potrebbe compromettere gli sforzi di pace. «Il mio principale timore è che le parti in conflitto facciano fallire gli accordi di pace nonostante le loro ripetute promesse e la pressione della comunità internazionale», ha  dichiarato Njoroge. Biel Bourtros Biel, direttore esecutivo della South Sudan Human Rights Society for Advocacy, ha dichiarato che il tentativo di Salva Kiir di bloccare la creazione della Corte Ibrida è un attacco diretto alla dignità delle vittime e dei sopravvissuti del conflitto sud Sudanese. «L’Amministrazione Trump deve riflettere due volte prima di accogliere i suggerimenti della Gainful Solution Inc. Il Governo del Sud Sudan deve essere indicato come unico responsabile in caso di fallimento degli accordi di pace», dichiara Biel.

Secondo Cirino Hiteng, ex assistente del Ministro degli Esteri sudanese, avverte che il contratto firmato rischia di distruggere la credibilità del Governo di Juba e le fragili relazioni con i Paesi occidentali. Secondo Hiteng, il Presidente Kiir starebbe tentando di far naufragare il processo di pace.
Anche Amnesty International si è pronunciata contro questa consulenza che tende a negare la giustizia alle centinaia di migliaia di sud sudanesi, uccisi, violentati o costretti a divenire profughi da questo orribile conflitto scoppiato nel dicembre 2013.

La pace in Sud Sudan è ora vulnerabile a causa della scomparsa di uno dei principali fautori, Omar Al Bashir, che aveva utilizzato il suo peso politico per forzare le parti in causa a giungere ad un accordo di pace. Una politica sostenuta anche dagli alleati del regime di Khartoum  -Russia, Cina e Arabia Saudita.
Rieck Machar e Salva Kiir ora stanno chiedendo sei mesi supplementari prima di formare un governo di unità nazionale. Se la comunità internazionale concederà loro questa ennesima proroga, la pace in Sud Sudan potrebbe essere seriamente compromessa. I rischi di una ripresa del conflitto sono alti, così come il rischio che il Sud Sudan diventi un failed State (uno Stato fallito) in modo permanente, subendo il destino del vicino Congo, diventando una terra di nessuno, dove tutti possono rubare le risorse naturali sostenendo i vari gruppi armati coinvolti nel conflitto.

«La politica del Sud Sudan dovrebbe seguire i binari della logica. Il Paese è in ginocchio, e la guerra civile non è in grado di produrre un vincitore. Purtroppo le azioni dei Signori della Guerra sud sudanesi che hanno creato questo conflitto, dimostrano che le decisioni sono spesso influenzate dalla competizione etnica e ambizioni personali. Fattori difficili da superare, che possono compromettere ogni tentativo di pace», spiega Matthew LeRiche, assistente professore per gli studi sulle relazioni internazionali presso l’Università del Ohio, Stati Uniti.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore