martedì, Marzo 31

Sud Sudan, per i Caschi Blu ONU sesso a pagamento con i rifugiati Le vittime sono donne sud sudanesi ospitate nei campi profughi interni

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Lo scandalo sessuale della Ong britannica Oxfam ha scoperto il vaso di Pandora e distrutto l’omertà di chi per anni ha voluto ignorare questo abominevole fenomeno di sfruttamento sessuale e violenze. Ogni settimana affiorano nuovi scandali. L’ultimo in ordine di tempo coinvolge la missione di pace ONU in Sud Sudan (UNMISS) dove 46 Caschi Blu del dipartimento di Polizia del Ghana di stanza in una base militare nella città di Wau, nord ovest del Paese, sono stati accusati di sfruttamento della prostituzione.  Le vittime sono donne sud sudanesi ospitate nei campi profughi interni,  causa gli scontri tra le varie fazioni in lotta che dal dicembre 2013 hanno fatto scoppiare una tra le più violenti e sanguinose guerre civili in Africa in una Nazione divenuta indipendente dal Sudan nel 2011, dopo 25 anni di guerra civile contro il Governo arabo di Khartoum.

I 46 poliziotti ghanesi sono stati trasferiti in una caserma ONU presso la capitale, Juba, dove hanno ricevuto la consegna di confinamento in attesa di essere rimpatriati. Una inchiesta preliminare é stata aperta, coinvolgendo le autorità ghanesi. L’accusa é grave: ‘incitamento alla prostituzione su rifugiati. Stephane Dujarric, portavoce delle Nazioni Unite ha promesso il massimo rigore nella inchiesta informando che «le denunce fatte dalle vittime hanno trovato iniziale conferma da ex poliziotti ghanesi in istanza presso la Missione ONU di Pace in Sud Sudan». Le prestazioni sessuali avvenivano in cambio di modeste somme di denaro.

«Questa è una chiara violazione del Codice di condotta ONU e Unmiss che proibisce le relazioni sessuali con individui vulnerabili, inclusi tutti i beneficiari di assistenza», ha affermato Shearer. «Unmiss ha informato il quartier generale della U.N. di New York delle accuse, che a loro volta hanno comunicato allo Stato membro che la questione era oggetto di indagine da parte delle Nazioni Unite. Non vi è alcuna indicazione che questo comportamento sia più diffuso all’interno della Missione», ha aggiunto Dujarric.

La missione di pace in Sud Sudan é composta da 7.000 soldati e 900 poliziotti per la maggioranza forniti da India (2.321 uomini),  Rwanda (1.947 uomini), Nepal (1.711 uomini), Bangladesh (1.586 uomini), Etiopia (1.474 uomini). Il comando militare é affidato al Luogotenente Generale ruandese Frank Mushyo Kamanzi, ex Comandante delle Forze di Pace Ibride Unione Africana Nazioni Unite in Darfur (UNAMID).  Il Generale Kamanzi é un ‘pois lourde’ del sistema difensivo ruandese, addestrato presso l’Università di Difesa Nazionale a Washington D.C e dal Collegio Militare per Ufficiali di Nanjing, Cina. Kamanzi ha partecipato alla guerra di liberazione contro il regime razialnazista di Juvenal Habyrimana (1991 – 1994) e ricoperto dal 2012 al 2015 il posto di Comandante Supremo delle Forze Armate Ruandesi.

 Il Ghana contribuisce con 711 poliziotti. Dal 2016 all’interno del UNMISS vi é un forte contingente cinese (1.035 uomini) che rappresenta il primo intervento militare di Pechino in Africa. Il vero obiettivo di questo contingente non é proteggere i civili ma i pozzi petroliferi gestiti dalle multinazionali cinesi. La crisi del Sud Sudan, sta rappresentando una delle maggior sfide e inedito laboratorio di cambiamento della politica estera  e dell’imperialismo economico di Pechino, costringendo il gigante asiatico a rivedere la sua politica di non interferenza in Africa.

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