martedì, Luglio 16

Sud Sudan: nostalgia del passato

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Dopo due guerre civili che hanno caratterizzato i primi trentacinque anni dell’indipendenza e una dolorosa separazione voluta da potenze regionali ed internazionali, i due Sudan nutrono nostalgie del passato. Khartoum ricorda i tempi in cui il Paese si estendeva dai confini coll’Egitto a quelli dell’Uganda – Kenya: dal Nord Africa all’Africa nera. Juba tira le somme della indipendenza ottenuta nel 2011 arrivando alla conclusione di aver collezionato una serie di errori e di fallimenti nella gestione del neonato Paese che sono alla radice della lunga guerra etnica scoppiata nel dicembre 2012.

La nostalgia di un passato antagonista e difficile, ma ora rimpianto da entrambe le parti è stata evidenziata durante la visita ufficiale a Khartoum del Ministro degli Esteri Sud Sudanese Benjamin Barnaba avvenuta il 31 dicembre 2015 in occasione del sessantesimo anniversario dell’indipendenza del Sudan. Durante la visita ufficiale il Ministro Barnaba ha incontrato il Presidente Omar El-Bashir richiedendo di aumentare il supporto al processo di pace in Sud Sudan sottolineando l’importanza delle relazioni tra Khartoum e Juba. Una richiesta non disinteressata visto che il Sudan è sempre stato sospettato di sostenere la ribellione del ex Vice Presidente Rieck Machar. La richiesta di aiuto diplomatico del Sudan è stata preceduta da un atto concreto attuato dal Presidente sud sudanese Salva Kiir che si trova da un anno in una situazione illegale avendo annullate le elezioni e prolungato il suo mandato, prendendo la scusa della guerra civile nel Paese. Salva Kiir a metà dicembre ha dichiarato alla IGAD (Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo) il suo consenso ad affidare al Sudan il ruolo di mediatore per trovare una soluzione pacifica che possa mettere fine alla guerra etnica.

Una richiesta che si basa sull’alleato comune: la Cina e sulla debolezza dell’esercito leale a Kiir registrata dopo il ritiro delle truppe ugandesi giunte in suo soccorso nel dicembre 2012. Dal ritiro delle truppe ugandesi (ottobre 2015) Juba non è caduta in mano della ribellione per il mancato ordine di Rieck Machar di procedere con l’offensiva militare finale. Una decisione tesa a rafforzare l’immagine di Machar come un leader saggio già evidenziata nel luglio 2012 quando, destituito dalla carica di Vice Presidente rifiutò di innescare il conflitto, scoppiato cinque mesi più tardi per volontà del presidente Kiir. L’immagine di un leader saggio contrasta con il passato e il presente di Rieck Machar costellato da crimini di guerra e corruzione durante la sua carica a vice presidente.

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