sabato, Gennaio 25

Sud Sudan: l’ONU fornisce armi ai ribelli field_506ffb1d3dbe2

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Kampala – Dagli accordi di pace del 2005 che posero fine alla guerra civile tra nord e sud Sudan, il mandato della missione di pace ONU in Sud Sudan (UNMISS) è quello di proteggere la popolazione civile e di supportare il governo di Juba nel rafforzamento delle istituzioni democratiche. Con lo scoppio della guerra civile tra il Presidente Salva Kiir e la coalizione ribelle guidata dal Dr. Riek Machar e Rebecca Garang, l’UNMISS è stata più volte sospettata di prendere parte attiva supportando i ribelli, commettendo così una grave violazione del principio di neutralità che regola gli interventi di pace delle Nazioni Unite.

Le prove del supporto alla ribellione sono giunte venerdì 7 marzo quando l’esercito regolare sud sudanese ha intercettato un convoglio ONU di armi destinate alle milizie di Riek Machar. Le armi erano nascoste in un convoglio di 13 camion della UNMISS diretto verso la città di Bentiu nel Unity State passando per la città di Rumbek. Grazie alle informazioni ricevute dai servizi segreti ugandesi, l’esercito regolare ha intercettato presso Rumbek, nel Lake State, il convoglio partito dalla capitale Juba. Sui 13 camion noleggiati da varie ditte di trasporti sud sudanesi è stato scoperto un ingente quantitativo di armi tra cui mitragliatrici pesanti, kalashnikov, lancia razzi RPG, fucili americani, mine anti uomo, baionette, decine di casse di munizioni e razzi, materiale di comunicazione satellitare e attrezzatura a infrarossi per la visione notturna.

Questo incredibile arsenale da guerra era stato nascosto in due container da 20 piedi dietro a dei sacchi di cemento. Ufficialmente il convoglio trasportava materiali di costruzione destinati al contingente ghaniano della UNMISS basato a Bentiu. L’arsenale e i camion sono stati requisiti mentre i civili sud sudanesi, per la maggior parte camionisti, sono stati arrestati per essere sottoposti a interrogatori. Nessun arresto di personale ONU è stato eseguito in quanto gode della protezione diplomatica. Il Ministro sud sudanese dell’Informazione Michael Makuei Lueth in un comunicato stampa ha informato che la natura delle armi e i falsi documenti di trasporto di materiale edile sono prove inconfutabili che il carico di morte era destinato alle forze ribelli di Riek Machar che hanno promesso una importante offensiva dopo aver riconquistato la città di Malakal.

Il Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite in Sud Sudan Hilda Johnson ha ammesso il trasporto del materiale bellico affermando che era destinato alle truppe ghaniane di stanza a Bentiu e non ai ribelli. Secondo Johnson il malinteso con le autorità militari sud sudanesi è stato originato da un errore sulle bolle di accompagnamento che registravano l’intero carico sotto la voce materiali edili invece di specificare l’esistenza di due container d’armi. «Questo è un errore imperdonabile perché ha creato sospetti e dubbi lanciando un segnale sbagliato», afferma Hilda Johnson rassicurando il Governo di Juba sulla neutralità delle Nazioni Unite nel conflitto in corso.

La spiegazione ufficiale fornita dal UNMISS è considerata dalle autorità sud sudanesi e dal contingente dell’esercito ugandese presente nel Paese, come irrealistica. Come è possibile che la rinomata macchina burocratica delle Nazioni Unite, si dimentichi di elencare due container di armi erroneamente fatte passare come materiali di costruzione e protette nei container dietro a due iniziali linee di sacchi di cemento, in un Paese in piena guerra civile? Il trasporto di armi e munizioni destinate alle basi dei Caschi Blu sparse nel Sud Sudan deve essere oggetto di una richiesta ufficiale di autorizzazione indirizzata alle forze armate Sud Sudanesi (SPLA) e al Comando Operativo dell’esercito ugandese (UPDF) sotto responsabilità del Generale Muhoozi, figlio del Presidente Yoweri Museveni. Gli accordi stipulati tra UNMISS, il Governo di Juba e il UPDF, prevedono il trasporto di armi esclusivamente per via aerea con la presenza a bordo degli aerei militari di ufficiali sud sudanesi e ugandesi che hanno il compito di assicurarsi che il carico di armi venga ricevuto effettivamente dalle truppe ONU.

La procedura prevista per il trasporto di materiale bellico è stata confermata dal Portavoce delle Nazioni Unite Arianne Quentier, in una intervista a BBC Focus on Africa, informando del imminente arrivo di un team investigativo inviato dal Palazzo di Vetro a New York per partecipare alle inchieste congiunte con il governo e l’esercito ugandese sull’incidente. Il team investigativo è arrivato a Juba giovedì 13 marzo. Venerdì scorso è stata indetta presso la capitale una manifestazione popolare di protesta contro le Nazioni Unite. La popolazione sud sudanese ha accusato le Nazioni Unite di aiutare la ribellione, richiedendo le dimissioni del Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite in Sud Sudan, Hilda Johnson. Forti sono i sospetti che la manifestazione non sia stata spontanea ma organizzata dal Governo.

Il carico di morte camuffato da materiale edile rappresenta la prova inconfutabile della partecipazione dei Caschi Blu a favore di uno dei attori del conflitto sud sudanese. Una prova che dal gennaio scorso il Governo di Juba e i servizi segreti ugandesi stavano tentando di trovare. Le Nazioni Unite non sono riuscite a evitare fughe di notizie pervenute ai media regionali con oltre una settimana di ritardo. Sono comunque riusciti a minimizzare la gravità del incidente presso i media internazionali che hanno dedicato scarsa attenzione alla notizia impedendo la sua corretta e doverosa divulgazione.

L’UNMISS è stata sospettata di aiutare la ribellione fin dallo scoppio della guerra civile il 15 dicembre 2013, quando il Dottor Riek Machar riuscì a evitare l’arresto e a fuggire da Juba grazie alla complicità dei Caschi Blu. Nel gennaio di quest’anno il Presidente Salva Kiir aveva accusato le Nazioni Unite di voler attuare un governo parallelo nel Paese. A febbraio i servizi segreti ugandesi avevano informato di un altro carico di armi camuffato da aiuti umanitari sempre destinato alle forze ribelli presenti nel Unity State. Purtroppo l’informazione era giunta tardivamente impedendo all’esercito sud sudanese di intercettare il convoglio prima che arrivasse alla base ONU di Bentiu.

Le prove inconfutabili del rifornimento di armi ai ribelli discreditano l’operato delle Nazioni Unite in Africa e la sua presunta neutralità, arrivando ad una degenerazione inammissibile che trasforma i Caschi Blu in una agenzia di facilitazione del rifornimento di armi comprate da potenze occidentali e destinate alle guerriglie o governi africani a seconda delle alleanze e convenienze. La scoperta del carico di armi non dichiarato è stata estremamente utile per il Presidente Museveni che è riuscito ad imporre l’orientamento politico dell’Uganda sulla crisi sud sudanese alla IGAD (Autorità Inter Governativa per lo Sviluppo) che ha rivisto la sua posizione iniziale sulla richiesta del ritiro delle truppe ugandesi dal Sud Sudan accusate di non essere neutrali, sostenendo il Presidente Salva Kiir.

A distanza di una settimana dall’inizio della terza fase dei colloqui di pace ad Addis Abeba, prevista per il 20 marzo, l’IGAD si è dissociata dalle Nazioni Unite, e dalla Troika Occidentale, composta da Gran Bretagna, Norvegia e Stati Uniti, che sta tentando di imporre la soluzione di un Governo ad Interim escludendo sia il Presidente Kiir che il leader della ribellione Machar. Secondo l’IGAD la proposta rischia di peggiorare la situazione del conflitto in quanto le varie milizie che compongono l’esercito potrebbero approfittare della debolezza di un governo ad interim e prendere il sopravvento nel Paese.

Al contrario l’IGAD ha ufficialmente proposto una roadmap per la pace che prevede una riforma democratica del partito al potere, il Sudanese People’s Liberation Movement (SPLM), la stesura del testo definitivo della Costituzione che langue nel Parlamento dal 2012, e precise modalità per assicurare elezioni trasparenti durante la tornata elettorale prevista nel aprile 2015 ventilando la possibilità di un rinvio se non vi dovessero essere le condizioni necessarie per assicurare l’apertura dei seggi su tutto il territorio nazionale e una pacifico clima nel Paese.

Al Presidente Salva Kiir l’IGAD chiede l’annullamento del processo per altro tradimento e il immediato rilascio dei quattro detenuti politici arrestati il 15 dicembre 2013: Pagan Amum ex Segretario Generale del SPLM, Oyai Deng Ajak ex Ministro della Sicurezza Nazionale, Ezekiel Lol Gatkuoth ex Ambasciatore negli Stati Uniti, e Majak D’Agoot ex Vice Ministro della Difesa. Il processo ai quattro detenuti è iniziato a Juba il 12 marzo con una nutrita presenza in aula di diplomatici occidentali. Undici alti ufficiali e Ministri sud sudanesi erano stati arrestati il 15 dicembre scorso con l’accusa di aver tentato un colpo di stato. Sette di essi furono rilasciati e consegnati alle autorità del Kenya nel gennaio 2014.

L’IGAD si è anche opposta all’amministrazione Obama riguardo la richiesta del ritiro delle truppe ugandesi in quanto il Governo di Juba nutre forti sospetti che le potenze occidentali intendano forzare le dimissioni del Presidente Salva Kiir a favore di Riek Machar. Senza l’appoggio del UPDF il Governo di Salva Kiir cadrebbe in meno di una settimana. L’IGAD ha annunciato che il contingente militare Protection and Deterrent Force (PDF) sarà operativo in Sud Sudan a metà del prossimo aprile con l’obiettivo di monitorare il rispetto del cessate il fuoco, facilitare la riconciliazione nazionale e proteggere la popolazione vittima di tentativi di pulizia etnica. Fino a quando il contingente militare africano non sarà attivo il UPDF é autorizzato a rimanere in Sud Sudan. L’IGAD non ha specificato se l’esercito ugandese prenderà parte alla missione PDF e se gli verrà addirittura consegnato il comando.

L’inaspettato cambiamento politico del IGAD rappresenta una vittoria strategica per il Presidente Museveni che ha convinto gli altri Stati Africani ad allinearsi nella protezione del Presidente Salva Kiir impedendo alla ribellione di conquistare il potere.

Le decisioni prese dal IGAD evidenziano una chiara crisi tra i Paesi Africani e le potenze occidentali, rafforzando i sospetti che il Continente si stia avviando verso un riequilibrio internazionale attraverso la cooperazione con potenze alternative quali Brasile, Cina e Russia e recidendo il cordone ombelicale che lo lega a Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Un processo evidenziato dal conflitto diplomatico strategico tra Africa e Occidente sul futuro del Sud Sudan. «L’ipocrisia delle Nazioni Unite, già ampiamente dimostrata in Congo, sembra non aver limiti. Condanna l’appoggio del UPDF al governo democraticamente eletto del Sud Sudan, accusando l’Uganda di essere di parte e nello stesso tempo fornisce armi alla ribellione spacciandole per materiali edili o aiuti umanitari», osserva un Luogotenente ugandese sotto protezione di anonimato.

La protezione del «governo democraticamente eletto», passa inevitabilmente attraverso la neutralizzazione militare della ribellione prolungando così il conflitto sud sudanese. Un gioco estremamente difficile e pericoloso che potrebbe trasformarsi in un boomerang per il Presidente Museveni nonostante le vittorie diplomatiche che sta registrando e la massiccia presenza militare sul terreno. 

 

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