giovedì, Dicembre 12

Sud Sudan. Il governo ordina il ritiro dei Caschi Blu dall’Aeroporto di Juba

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Una nuova provocazione del governo illegittimo del Presidente Salva Kiir aggrava il già delicato e fragile rapporto con la Missione ONU di Pace in Sud Sudan, UNMISS. Lunedì 21 agosto il Ministro della Informazione Michael Makuei ha confermato ai media locali che il governo ha ordinato l’immediato ritiro dei caschi blu che presidiavano l’aeroporto internazionale della capitale Juba. Secondo il Governo le unità militari ONU della Forza di Protezione Regionale hanno tentato di occupare illegalmente l’aeroporto internazionale senza alcuna autorizzazione né accordo formale.

A seguito della risoluzione n. 2304 emanata dal Consiglio di Sicurezza, nella prima settimana di agosto si era conclusa la fase di spiegamento di unità speciali dei caschi blu con il mandato di rafforzare la pace e interrompere il ciclo di violenze etniche ormai fuori controllo. Nel martoriato Paese sono giunti 4.000 soldati sotto il comando del Rwanda. Il contingente militare è composto anche da truppe scelte del Nepal e Bangladesh. Il loro obiettivo principale è quello di proteggere i civili vittime di inaudite violenze e pulizie etniche commesse da entrambi i contendenti: l’ex Presidente Salva Kiir e l’ex Vice Presidente Rieck Machar.

Le truppe della Forza di Protezione Regionale avevano occupato l’aeroporto internazionale, iniziato a pattugliare le principali vie della Capitale e a fornire protezione ai convogli commerciali nell’asse stradale che giunge in Uganda, la principale porta per far entrare merci e aiuti internazionali in Sud Sudan ma anche per esportare oro e petrolio verso l’Uganda. Le rapide mosse della Forza di Protezione Regionale sono state considerate dal governo Kiir come un attentato alla sovranità nazionale. Per oltre otto mesi l’ex Presidente si era caparbiamente opposto all’arrivo di queste nuove truppe ONU, fino a quando fu costretto ad accettare la loro presenza a causa delle forti pressioni di Uganda, Kenya, Tanzania, Stati Uniti e Unione Europea.

Il Governo sud sudanese ha chiesto alla missione di pace UNMISS di effettuare l’immediato ritiro di queste unità speciali che devono essere confinate nella caserma ONU di Yei Road (Juba). Una richiesta che fa intuire il chiaro tentativo del ex Presidente di fermare anche il pattugliamento delle strade nella capitale e del principale asse stradale che congiunge il Sud Sudan con l’Uganda. «Abbiamo chiarito diverse volte alla UNMISS che la protezione dell’aeroporto internazionale compete unicamente al nostro esercito e che non possiamo permettere che la difesa sia affidata a truppe straniere. E’ una questione vitale per la nostra sovranità» ha dichiarato alla stampa il Ministro della Informazione Makuei.

Il responsabile dei caschi blu in Sud Sudan, David Shearer si difende affermando che la Forza di Protezione Regionale non ha mai avuto l’intenzione di occupare o controllare l’aeroporto internazionale ma solo di contribuire alla difesa della popolazione in stretta collaborazione con il governo sud sudanese. Nella difesa della popolazione rientrerebbe anche la sicurezza del aeroporto per permettere i voli civili e commerciali. Secondo nostre fonti il governo potrebbe aver preso questa grave decisione per proteggere i periodici arrivi di armi inviate da Paesi stranieri “amici” che giungono a bordo di cargo commerciali russi. Si sospetta che la decisione ONU di installare un contingente militare permanente presso l’aeroporto di Juba fosse motivata per bloccare queste forniture di armi che stanno ulteriormente alimentando il conflitto.

Fin dall’inizio della guerra la missione di pace ONU è stata accusata dal governo Kiir di mancata imparzialità e di favorire le forze ribelli di Rieck Machar. Nel marzo 2014 una pattuglia congiunta di militari sud sudanese e ugandesi aveva scoperto un ingente arsenale di guerra nascosto all’interno di camion di un convoglio militare ONU e probabilmente destinato alle forze di Machar. Nel luglio 2016 i caschi blu di stanza presso la capitale non intervennero a fermare la ripresa dei combattimenti a Juba che compromisero definitivamente gli accordi di pace firmata nel agosto 2015. Secondo varie testimonianze i caschi blu non difesero la popolazione e gli espatriati brutalmente aggrediti. Avrebbero inoltre impedito ai civili di rifugiarsi presso le basi ONU sparando sui civili che tentavano di entrare nei campi ONU. L’accaduto portò ad una inchiesta interna di cui esiti non sono mai stati resi noti ai Media e a forti critiche internazionali tra cui quelle sollevate da Johanna Greco e Simon Rushton del IPI Global Observatory: “Protezione dei Civili in Sud Suda. E’ tempo di rivedere il mandato”.

L’attuale braccio di ferro tra il Governo Kiir e le Nazioni Unite teso a limitare le azioni della Forza di Protezione Regionale considerate ostili al Sud Sudan rientra in questo contesto ed è alimentato dalla nuova politica decisa dal Presidente Donald Trump di sostenere una coalizione tribale di ribelli contro Salva Kiir con l’obiettivo di instaurare un Governo amico per assicurarsi le fonti energetiche a scapito di Cina e Uganda.

Ed è proprio l’Uganda al centro dei riflettori dallo scorso 21 agosto. Il Presidente della Comitato Internazionale della Croce Rossa, Peter Maurer, durante una conferenza stampa a Kampala ha chiesto al Presidente Yoweri Kaguta Museveni di aiutare a fermare la spaventosa guerra civile in Sud Sudan. Una richiesta inaspettata che rimette l’Uganda al centro della crisi regionale e umanitaria. «Il conflitto in Sud Sudan ha un disastroso impatto sulla vita di milioni di persone. Incontrerò personalmente il Presidente Museveni per chiedergli di aiutare a restaurare la stabilità politica in Sud Sudan. Sono convinto che potrà riuscirci in quanto Museveni ha una grande influenza e una ottima capacità di comprensione» ha dichiarato Peter Maurer.  

Fino ad ora il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha speso 110 milioni di dollari nella assistenza ai profughi e sfollati interni sud sudanesi. UNHCR riporta la notizia di nuovi flussi migratori di profughi verso l’Uganda. Ogni giorno arriverebbero circa 1.800 sud sudanesi. L’arrivo dei profughi è inserito all’interno di una strategia militare delle due fazioni che si contengono il potere: Dinka e Nuer. La composizione dei rifugiati lo fa comprendere senza ombra di dubbi. Arrivano solo vecchi, donne e bambini ma non giovani e uomini atti alle armi. Questo significa che le due fazioni rivali stanno mettendo al riparo le loro famiglie dalle pulizie etniche inviandole in Uganda per continuare la guerra civile.  UNHCR ha chiesto alla comunità internazionale un aiuto finanziario di 674 milioni di dollari per il 2017. Al momento solo 250 milioni di dollari sono stati ricevuti. Il 20 agosto l’Unione Europea ha annunciato la volontà di stanziare 2 milioni di euro a favore dei rifugiati sud sudanesi in Uganda.

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