sabato, Ottobre 24

Sud Sudan: aria di colpo di stato

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La soluzione per porre fine alla guerra civile in Sud Sudan iniziata nel dicembre 2013 potrebbe venire proprio dall’interno del partito al potere: Sudanese People’s Liberation Mouvement – SPLM.  A seguito della destituzione del Generale Paul Malong Awan dalla carica di Capo dello Stato Maggiore dell’esercito avvenuta lo scorso maggio, l’ex presidente Salva Kiir, illegalmente al potere dal ottobre 2015, ora rischia di venir rimosso dalla Presidenza con la forza. Rumori a Juba, confermati da rappresentanze diplomatiche africane, asseriscono che il Generale Awan abbia mal digerito la rimozione dal prestigioso incarico. Awan è accusato da Kiir di aver condotto delle campagne militari non adatte per spezzare la resistenza delle varie formazioni ribelli, tra cui il SPLM In Opposition guidata dall’ex vice presidente Rieck Machar.

L’eventualità di un colpo di stato interno al regime sembra concreta. Salva Kiir è stato costretto a non partecipare alla riunione straordinaria tenutasi lunedì 12 giugno presso la sede della Autorità Intergovernativa per lo Sviluppo – IGAD ad Addis Abeba. Lo scopo della riunione era quello di far incontrare le parti belligeranti, condurle alla ragione e far rispettare gli accordi di Pace firmati nell’agosto 2015, ma mai applicati. Kiir ha inviato alla riunione un suo rappresentante. Secondo fughe di notizie dal palazzo presidenziale giunte ai media regionali, Kiir teme in sua assenza un colpo di Stato organizzato dai reparti dell’esercito rimasti fedeli al Generale Awan rimosso dalla più alta carica dell’esercito.

Il malcontento all’interno dell’esercito rappresenta un grave problema per Kiir in quanto il partito SPLM è di secondaria importanza rispetto al Sudanese People’s Liberation Army – SPLA il movimento guerrigliero che ha sorretto il peso della guerra civile contro Khartoum durata 25 anni e formato l’esercito nazionale dopo l’indipendenza ottenuta nel 2011. Le decisioni politiche vitali per la sorte del Sud Sudan non sono prese all’interno del Parlamento o del partito SPLM ma all’interno del SPLA che controlla l’esercito. La carriera politica si inizia nell’esercito non nel Parlamento. Sono ex Colonelli e Generali che diventano Ministri, non i parlamentari. Salva Kiir prima di essere presidente del Sud Sudan e di SPLM è il Capo Supremo del SPLA. Se perde questa carica e la fiducia dei soldati è un uomo politicamente finito la cui vita varrebbe due soldi qualora restasse nel Paese.

La grave crisi interna creatasi nel governo e nell’esercito costringerà la comunità internazionale a rivedere gli accordi di pace del Agosto 2015 in quanto l’autorità di Salva Kiir è ora seriamente messa in discussione e il suo potere di far rispettare gli accordi di pace fortemente diminuito”, avverte l’avvocato e attivista sud sudanese in difesa dei diritti umani Biel Boutros Biel. Secondo fonti da Juba ora Salva Kiir sarebbe concentrato a neutralizzare la fazione all’interno dell’esercito fedele al Generale Awan. Un compito non facile visto che Awan gode della stima e della fiducia di molti Generali, ufficiali e soldati semplici.

Non è solo l’autorità del ex presidente Salva Kiir ad essere messa in discussione. Anche il leader dell’opposizione armata SPLM-In Opposition: Rieck Machar sta subendo degli attacchi interni. Domenica 4 giugno i leader politico militare Hillary Yakani responsabile delle truppe SPLM-In Opposition di stanza nel Yei River State ha firmato un accordo di pace separato senza consultare Machar attualmente in esilio in Sudafrica. Un duro colpo per l’opposizione armata. Le unità sotto il comando di Yakani contano 16.000 uomini a cui ora è giunto l’ordine di integrarsi all’interno dell’esercito regolare. Questo si tramuta per il SPLM-In Opposition nella imprevista perdita del 42% degli effettivi e della strategica regione Yei River State.

Per sopperire alla perdita delle unità sotto il comando di Yakani, il SPML In Opposition sta reclutando giovani nel nord dell’Uganda, come ha denunciato martedì 13 giugno il portavoce della polizia ugandese Asan Kasingye. Il SPLM In Opposition sta reclutando centinaia di giovani ugandesi per la maggioranza appartenenti alla etnia Acholi, imparentata con le etnie sud sudanesi Dinka e Nuer. Il reclutamento sembra andare a gonfie vele. Gli Acholi rimangono di fatto ancora dei guerrieri. La possibilità di conciliare guerra e denaro rappresenta per gli Acholi una situazione perfetta. Il primo Presidente ugandese Julius Obote è Acholi cosí come Joseph Kony, il leader del Lord Resistence Army – LRA che dal 1989 al 2004 diede filo da torcere al Presidente Museveni. Il salario promesso ai mercenari e il diritto di saccheggiare il nemico e i civili sta attirando molti giovani disoccupati, ex militari ed ex guerriglieri del LRA reintegrati nella società.

Kasingye durante la conferenza stampa ha inoltre informato il preoccupante aumento degli attacchi a commercianti ugandesi e alle loro merci importate in Sud Sudan. Gli attacchi avvengono sulla strada Kampala – Juba. L’esercito ugandese negli scorsi mesi aveva ripulito i tratti stradali in territorio ugandese Kafu-Gulu che portano al posto di frontiera con il Sud Sudan ad Elegu. Queste strade del nord Uganda avevano subito delle infiltrazioni di guerriglieri SPLM-IO alla fine del 2016. Purtroppo il governo di Kiir non è in grado di garantire la sicurezza del tratto stradale che da Elegu giunge alla capitale Juba. Si prevede che le problematiche interne all’esercito SPLA contribuiranno a corto termine a limitare ulteriormente il controllo dei tratti stradali con l’Uganda da parte dell’esercito regolare. Il 8 maggio il SPLM In Opposition aveva rivendicato un attacco avvenuto sulla strada Nimule – Juba dove avevano perso la vita 5 commercianti ugandesi. Il governo ugandese ha dichiarato di essere in grado di fornire ai commercianti scorte militari fino a Juba per proteggere i convogli delle loro merci importate in Sud Sudan. Un servizio a pagamento che diminuisce i già scarni margini di profitto che i commercianti ugandesi ottengono dal mercato sud sudanese.

L’ex presidente Salva Kiir sta subendo una serie di rovesci politici non trascurabili. È stato costretto ad accettare la forza di pace africana dell’Unione Africana sotto egida ONU comandata dal Rwanda. Per oltre 6 mesi Kiir aveva bloccato la necessaria autorizzazione accusando i caschi blu e i Paesi che dovevano comporre la forza di pace di sostenere in segreto il rivale Rieck Machar. Kiir ha perso un’occasione d’oro per riabilitarsi dinnanzi all’opinione pubblica internazionale quando il Santo Padre ha disdetto la visita a Juba programmata per il prossimo ottobre. La compagine di alleati stranieri si sta fragilizzando. Pechino e Kampala sono entrati in frizione causa forti divergenze sull’utilizzo del greggio sud sudanese, gestito per la maggioranza da multinazionali petrolifere cinesi.

All’interno del progetto mondiale OBOR (sezione Africa) Pechino intende costruire un oleodotto alternativo a quello che passa al Nord Sudan giungendo al porto sul Mar Rosso di Port Sudan. L’oleodotto dal Sud Sudan terminerebbe non presso la futura raffineria di Hoima (centro Uganda) ma al porto keniota di Lamu. La Cina intende destinare la produzione di greggio sud sudanese all’esportazione per supportare l’industria nazionale. Un piano che lede gli interessi ugandesi. Il Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni ha previsto di convogliare il greggio sud sudanese presso la futura raffineria di Hoima per essere lavorato. I prodotti finti (carburante, oli e plastica) verrebbero utilizzati sui mercati ugandese, sud sudanese e regionale.

L’obiettivo del Presidente Museveni è quello di instaurare un rapporto di economia coloniale con il Sud Sudan assicurandosi il greggio e rivendendo a Juba carburante e altri prodotti finiti. Questa economia coloniale subdolamente proposta da Kampala ha anche come obiettivo quello di controllare la sicurezza energetica, i trasporti e le riserve militari di carburante del Sud Sudan. Se il progetto di Museveni andasse in porto il Sud Sudan si troverebbe totalmente alla dipendenza dell’Uganda per il carburante necessario per esercito, trasporti, aviazione civile, energia elettrica assicurata tramite vecchie e inquinanti centrali a diesel.

La messa in discussione dell’autorità di Kiir e Machar potrebbero essere il fattore determinante per la fine della guerra civile, scoppiata a distanza di due anni dall’indipendenza ottenuta da Khartoum. Dal 2016 all’interno del SPLM e SPLM In Opposition e in generale tra le due etnie rivali: Dinka e Nuer, si nota un progressiva opposizione alle leadership detenute da Kiir e Machar, accusati di aver trascinato il Paese in una sanguinaria e interminabile guerra etnica che sta distruggendo ogni possibilità di sviluppo e decimando la popolazione sud sudanese.

Fonti locali affermano che si stanno intensificando i contatti tra il Generale Awan destituito da Kiir e i Generali del SPLM In Opposition favorevoli al rispetto degli accordi di pace 2015, per eliminare i due signori della guerra e creare un governo di transizione che comprenda tutte le etnie sud sudanesi. Il governo provvisorio di unità nazionale averebbe il compito di scrivere la Costituzione, disarmare le bande armate, garantire la pace e organizzare elezioni democratiche in un giro di 12 mesi dalla sua nomina. Non è stato specificato chi potrebbe ricoprire la carica di Presidente Ad Interim. Le notizie provenienti dalle nostre fonti a Juba non trovano riscontro ufficiale. Contatti per l’occasione l’Ambasciata del Sud Sudan e l’ufficio di rappresentanza politica del SPLM In Opposition a Kampala, si sono entrambi chiusi in un totale silenzio. Il scenario di colpo di stato interno al regime di Juba, capace di porre fine al sanguinario conflitto è simile a quello in atto in Burundi. Fonti da Bujumbura affermano che anche il dittatore burundese Pierre Nkurunziza rischia una ribellione all’interno del CNDD-FDD, di essere destituito nelle migliori delle ipotesi o di venir assassinato. ‘L’Indro‘ sta indagando su queste dicerie provenienti dal Burundi.

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