sabato, Ottobre 24

Sud Filippine, è guerra contro lo Stato Islamico

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Fonti governative hanno riferito del tentativo di stabilire un cessate il fuoco temporaneo al fine di far evacuare più di duemila civili asserragliati nel centro urbano di Marawi, nel Distretto insulare meridionale di Mindanao, un centro urbano che consta nel suo complesso di 200.000 abitanti. La situazione si è fatta drammatica, si tratta di civili che non hanno cibo da 13 giorni, hanno estrema difficoltà nell’approvvigionarsi d’acqua e sono di fatto ostaggio delle falangi ISIS che sono in guerra aperta contro il Governo Centrale delle Filippine.

Il Centro di Controllo Provinciale della Crisi ha riferito di altri tentativi attuati dalle truppe dell’Esercito regolare filippino per cercare di creare un corridoio a favore dei civili bloccati tra le due parti in essere nella battaglia ma sono andati miseramente a fallire per la scarsa o nulla volontà dei miliziani ISIS di cooperare in alcun modo in una qualche direzione favorevole alle Filippine o agli abitanti della Provincia locale. Tra i civili che si cerca di mettere al riparo dai combattimenti vi è anche un politico locale molto stimato, il quale ha offerto ospitalità e messo al riparo 71 cristiani nella sua abitazione ed ha guidato 144 persone attraversando l’abitato e lungo strade dove si sono svolti violenti combattimenti, i cui segni sono oggi evidenti attraverso la crivellatura di colpi di arma da fuoco sulle pareti delle abitazioni e con il triste corredo di corpi dilaniati un po’ ovunque.

I miliziani che sono dietro i violenti scontri di Marawi per la gran parte dei casi sono appartenenti ad un gruppo locale chiamato Maute ed alla tristemente nota organizzazione terroristica dedita in special modo ai sequestri di persona a scopo di riscatto Abu Sayyaf che ha aderito ufficialmente e di recente all’ISIS, rifiutando di cooperare ai colloqui di pace offerti dal Governo di Manila.

Il cessate il fuoco era stato richiesto a seguito di un incontro svoltosi nella settimana precedente tra il Presidente in carica Rodrigo Duterte ed esponenti MILF Fronte Islamico di Liberazione Moro, la organizzazione ribelle più grande del Paese che ha offerto di mediare una pausa nelle ostilità attraverso contatti con i combattenti di Marawi, per quel che riportano sull’accaduto i media locali. Ribelli MILF disarmati hanno avuto una finestra temporale di quattro ore per condurre civili in sicurezza, secondo quanto riportato da fonti governative filippine. Alcuni reporter, però, hanno raccontato di improvvisi colpi di arma da fuoco ed una esplosione non appena alcuni team di avanscoperta hanno tentato di fare ingresso in città.

La rivolta separatista islamica nel Sud delle Filippine ha condotto alla morte più di 120.000 persone fin dai primi Anni ’70. Il Fronte Moro ha siglato accordi con il Governo Centrale al fine di definire la pace, abbandonando le proprie ambizioni separatiste e tornando a favore dell’idea dell’autonomia. Però, alcuni piccoli gruppi di separatisti più accesi e duri, compreso il Maute e Abu Sayyaf, hanno rifiutato tutti i negoziati e hanno deciso di passare al fronte unico costituito dall’ISIS.

Gli scontri a Malawi sono scoppiati quando forze di sicurezza filippine hanno attaccato un’abitazione per passare all’arresto di Isnilon Hapilon, un miliziano filippino veterano ritenuto uno dei principali leader ISIS nel Paese. E’ uno dei maggiori terroristi ricercati dal Governo degli Stati Uniti che lo hanno appositamente inserito nella loro lista nera dei soggetti più pericolosi nel fronte terroristico internazionale.

Le Autorità filippine hanno riferito di essere state particolarmente sorprese dal manifestarsi improvviso di numerosi uomini armati per proteggere Hapilon e questo ha condotto ad una escalation improvvisa del conflitto locale che oggi è divampato a Marawi. Nell’immediatezza, dopo questo particolare violenza che ha colto di sorpresa un po’ tutti a Manila, il Presidente Duterte ha imposto la Legge Marziale in tutta la Regione Meridionale di Mindanao, dove vivono circa 20 milioni di abitanti, nel tentativo di regolare quello che lo stesso Duterte ha ritenuto essere un tentativo dell’ISIS di stabilire una sua propria base operativa nelle Filippine, un Paese notoriamente a netta prevalenza di presenza cristiana.

Nel frattempo, la Polizia filippina ha identificato l’uomo armato che ha attaccato un casinò ed un complesso alberghiero a Manila nella prima mattinata di Venerdì 4 Giugno, un uomo di 43 anni ex componente dello staff del Dipartimento delle Finanze, Jessie Carlos, pesantemente indebitato ed accusato di aver manomesso denaro del casinò e per questo, cioè per rabbia, ha commesso un atto di violenta ritorsione (causando 37 morti compreso se stesso), il che ha escluso completamente qualsiasi nesso tra quanto accaduto a Manila con la lotta contro l’ISIS a Mindanao e a Marawi.

Maute è oggi ritenuto una specie di collante di miliziani e banditi comuni che sono oggi in lotta unitamente contro le Forze di Sicurezza filippine nel Mindanao. Si tratta di una formazione piccola e relativamente nuova, emersa solo nel 2013 ma –allo stesso tempo- viene ritenuta anche la più radicata nel territorio e nelle ideologie musulmane più estreme. Con base a Lanao del Sur, prende il suo nome dai fratelli Omarkhayam e Abdullah, entrambi acculturati in scuole islamiche del Medio Oriente. Secondo gli analisti, il gruppo Maute è intenzionato ad occupare Marawi ritenendo sia parte del piano di riconoscimento da parte dell’ISIS e conseguentemente accedere a forme di finanziamento che giungano dallo Stato Islamico.

Le Forze di Polizia e dell’Esercito delle Filippine che hanno combattuto finora i miliziani operativi a Marawi riferiscono di aver identificato soggetti provenienti da Malaysia, Indonesia e Arabia Saudita, oltre a Cecenia e Yemen. Oggi ci si chiede quale ruolo abbia avuto il gruppo missionario musulmano Tablighi Jama’at nel processo di radicalizzazione a Marawi, visto che una settimana prima dell’esplosione degli scontri almeno 500 miliziani sono convenuti in quel luogo prendendo parte ad una grande manifestazione religiosa tenutasi proprio presso la sede della principale moschea Tablighi Jama’at locale.

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