martedì, Luglio 16

Sud America: giovani anti-corruzione guardano all’Europa La corruzione in Sud America ha soluzione? Ne parliamo con Carlo Angeles, Young Leader alle EDD 2019

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A poco più di una settimana dalle EDD 2019 (Giornate dello Sviluppo) ci addentriamo tra i grovigli in una delle regioni dove l’Europa investe ed esercita la sua influenza politica: il Sud America. Sappiamo bene che ultimamente sono più i sudori freddi che i sospiri di sollievo in America Latina: la crisi macroeconomica in Argentina, l’incertezza del passo economico brasiliano in uscita dalla recessione, l’inflazione fuori controllo in Venezuela.

Fattori economici dovuti a fattori politici, sicuramente. L’instabilità politica e le crisi sociali vanno peggiorando la sperequazione sociale già alta e preoccupante. In America Latina assistiamo ad un circolo vizioso che, a detta di alcuni, potrebbe arrestarsi solo con un’implosione del sistema intero.

Secondo la Banca Mondiale, il Sud America è succube di un periodo di contrazione della crescita economica, di cambiamenti politici radicali – Jair Bolsonaro in Brasile, ad esempio –, di migrazioni interegionali – come i milioni di venezuelani che scappano dal regime di Nicolas Maduro.

Nella stessa panoramica sull’America Latina, firmata Banca Mondiale, si legge che «la crescita da sola non sarà sufficiente per proseguire nei recenti miglioramenti sociali e nella riduzione della persistente disuguaglianza». La Banca Mondiale suggerisce che vengano aumentati gli investimenti nel settore dell’istruzione per «permettere ai poveri di contribuire e trarre beneficio dalla futura crescita economica».

Claudio Lozano, invece, su ‘Nueva Sociedad’, parla di una ricetta diversa. Secondo l’economista e politico argentino, il Sud America si dimentica della progressività fiscale. Infatti, ci ricorda che «senza tasse non si ha uguaglianza sociale», soprattutto se pensiamo che la regione sudamericana è quella che, in media, ha la pressione fiscale più bassa al mondo – come confermano i dati della Banca Mondiale.

Ma i problemi non si fermano qui. Un altro morbo che attanaglia la regione è la corruzione. Un morbo che ha fatto schizzare in alto il mercurio del termometro politico con l’Operazione Lava Jato’ (Operazione autolavaggio). Un’operazione della polizia brasiliana che dura da 5 anni e ha fatto venire a galla un sistema di tangenti all’interno di Petrobas, azienda petrolifera statale. Si parla di 2,4 miliardi di euro finiti in tasca a politici brasiliani e figure influenti in America Latina – tra cui il socialista Luiz Inácio Lula da Silva, predecessore del Presidente Bolsonaro e suo diretto sfidante alle ultime elezioni.

Questa ‘Mani Pulite’ brasiliana ha appena subito una brusca svolta, un colpo di scena inaspettato. Ieri, il giornale carioca, ‘The Intercept’, ha pubblicato due anni di conversazioni private tra il Ministro di Giustizia e Sicurezza Pubblica, Sergio Moro, e l’avvocato del Ministero pubblico federale brasiliano, Deltan Dallagnol. Tre uscite ‘esplosive’ in cui è chiara l’intenzione del Ministro Moro di influenzare l’operato di Dallagnol (nell’inchiesta dell’Operazione autolavaggio) da aggiungere. A gambe all’aria, ora, potrebbero finire loro due, i 63 tra deputati e senatori accusati di aver accettato tangenti e il Governo Bolsonaro di cui Moro fa parte.

Dal quadro generale che fuoriesce, corruzione e disuguaglianze sono una zavorra di mille tonnellate per il Sud America. Ma sappiamo bene che le zavorre sono sempre attaccate con funi, e che quelle funi possono venire tagliate. Carlo Angeles, peruviano, 26 anni, da tempo è impegnato a ‘tagliare funi’ e permettere ai Paesi sudamericani di raggiungere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile in termini di trasparenza politica e uguaglianza socioeconomica. La sua organizzazione, Somos El Presente, promuove l’azione politica dei giovani ed il rispetto degli eguali diritti e della dignità umana.

Carlo Angeles sarà tra i Giovani leaders alle Giornate dello Sviluppo 2019, il maxi-evento di Bruxelles in programma per il 18-19 giugno. Abbiamo, quindi, contattato proprio lui per ragionare sulle soluzioni possibili a questa crisi sudamericana.

 

Dove si concentrano i problemi di disuguaglianza economica e sociale in Sud America?

La corruzione è l’elemento che più danneggia e crea disuguaglianza in Sud America. Recentemente, lo scandalo ‘Lava Jato’ ha esposto le motivazioni egoistiche di vari leader economici, politici e sociali. Questi attori hanno permesso di stabilire un’enorme rete di corruzione senza precedenti, dando priorità all’interesse personale rispetto all’interesse collettivo. Ora è ancora più profonda la sfiducia dei cittadini verso le autorità e il sistema di governo democratico è stato messo in discussione. In questo scenario, gran parte della popolazione associa gli appalti pubblici alla corruzione: ecco perché la discussione sull’istituzionalizzazione degli appalti pubblici, incentrata sulla sostenibilità, è particolarmente rilevante per la regione, poiché ottimizza il vero scopo dell’investimento pubblico ed è anche un’ulteriore garanzia contro la corruzione.

Allora, in questo caso, lo Stato che ruolo dovrebbe assumere?

È tempo di ripensare al ruolo dello Stato e capire che il suo ruolo di attore unico nello sviluppo è fallito. Dobbiamo capire che il suo nuovo ruolo deve essere quello di un’entità articolata che consenta a ciascun settore della società di generare sviluppo. Se partecipiamo tutti al processo decisionale e anche all’attuazione della decisione, non c’è spazio per la corruzione.

Nel Brasile di Jair Bolsonaro si accusano problemi di partecipazione democratica e disparità economiche: ci sono soluzioni?

Non ho visto molti sforzi per rafforzare i canali di partecipazione durante l’amministrazione del Presidente Bolsonaro. Credo che una gestione governativa di successo risieda nella mobilitazione di risorse per generare sviluppo. Solo se coinvolgiamo attivamente tutti gli attori nella società, possiamo massimizzare la mobilitazione di quelle risorse. Pertanto, la proposta è di stabilire spazi di partecipazione che vadano dal locale al livello nazionale. Dobbiamo passare da una democrazia rappresentativa a una democrazia partecipativa.

Il Sud America potrebbe imparare qualcosa dall’Unione Europea durante le Giornate di Sviluppo 2019?

La Commissione europea ha davanti a sé una grande sfida che consiste nel consolidare l’Unione europea come spazio per il dialogo e il consenso. Siamo in un punto in cui il trasferimento delle conoscenze è fondamentale, affinché lo sviluppo sia sostenibile. Come regione sudamericana, viviamo un’epoca di sviluppo. In questo scenario, abbiamo implementato politiche di integrazione regionale e politiche di sostenibilità. L’esperienza di successo a livello dell’Unione europea, così come quella dei suoi Stati membri, rappresenta un’opportunità di apprendimento, che consente di stabilire un punto di riferimento da cui iniziare la progettazione di politiche pubbliche che potrebbero essere adattate alla regione.

E negli ultimi anni, di cosa si è occupata la tua organizzazione, Somos El Presente?

‘Siamo il Presente’ incoraggia la partecipazione dei giovani nella progettazione e nell’attuazione di politiche pubbliche, con particolare attenzione agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Ci siamo impegnati a raccogliere le voci dei cittadini attraverso la piattaforma ‘My World 2015’ dell’ONU e a sostenerle tramite varie azioni di advocacy. Un’azione concreta è stata la co-organizzazione della consegna del rapporto ‘My World 2015’ all’allora Ministro peruviano dei Trasporti e delle Comunicazioni, José Gallardo Ku: il progetto ha visto la partecipazione di oltre 1000 giovani. Successivamente, siamo stati designati come primi attori nella definizione della Nuova Agenda Urbana per la regione dell’America Latina e dei Caraibi: in quella occasione abbiamo mobilitato 20 consultazioni cittadine nella regione.

Ed ora quale è la nuova sfida che ‘Somos El Presente’ si pone?

La grande sfida, ora, è quella di mobilitare le risorse per la realizzazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Per questo motivo la nostra attuale strategia è quella di utilizzare il potere d’acquisto dello Stato per cambiare il modo di fare affari in Perù (come negli altri Stati sudamericani). La nostra sfida è portare a compimento una transizione verso un’economia di sostenibilità.

In cosa consiste il modello che avete proposto in Perù per un allineamento agli SDGs?

I giovani dovrebbero guidare e responsabilizzare le diverse parti sociali per contribuire allo sviluppo. Proprio per questo, durante la mia esperienza al Ministero peruviano della Pubblica Istruzione, abbiamo lanciato un meccanismo di partecipazione e responsabilità per l’attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile da parte dei giovani. Sono stati istituiti 26 forum decentralizzati per identificare gli impegni politico-sociali e le priorità regionali fino al 2030. Hanno poi eletto i delegati per un Congresso nazionale, nel quale si è stabilita la visione del Perù fino al 2030. La risoluzione ministeriale che ne è scaturita (Resolución Ministerial N° 523-2018 MINEDU) si è convertita in politica statale.

E adesso, quale è il vostro progetto d’ora in avanti?

Di recente, abbiamo intrapreso una riforma molto ambiziosa che mira a stabilire criteri minimi di sostenibilità in termini di impatto sociale e/o ambientale positivo sugli appalti pubblici. L’impatto sociale e/o ambientale dovrà venire inquadrato negli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Lo Stato è il più grande acquirente di beni e servizi nel Paese e come tale ha il potere di generare cambiamenti nel mercato. Se cambiamo il modo in cui lo Stato intrattiene rapporti commerciali con il settore privato, alla fine possiamo persino cambiare il modo in cui il business viene svolto nel Paese.

In America Latina, la tua organizzazione collabora con i Governi di Argentina, Perù, Brasile e Colombia. Fino ad ora, cosa avete ottenuto?

In Argentina facevamo parte del team di organizzatori – insieme anche alla Rete argentina di cooperazione internazionale – per la consegna dei risultati della ‘My World Campaign 2015’ al Congresso della Repubblica Argentina. In Colombia e in Brasile abbiamo lavorato con varie organizzazioni giovanili attraverso varie azioni di advocacy: abbiamo voluto replicare l’esperienza del processo di partecipazione e responsabilità per l’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Avete anche lavorato a livello di comunità andina (Bolivia, Colombia, Ecuador, Perù e Venezuela). Cosa avete ottenuto al Parlamento Andino?

Uno dei risultati più importanti, a livello di Parlamento Andino, è che siamo riusciti a presentare un progetto legislativo che raccomanda vari parlamentari di attuare meccanismi di partecipazione e responsabilità per l’attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile a partire dalla gioventù. Questo progetto di legge rappresenta un quadro normativo internazionale nella regione andina che consente l’istituzione di azioni di advocacy a livello nazionale. Allo stesso modo stiamo lavorando su un altro progetto legislativo per stabilire processi sostenibili in materia di compras públicas (acquisti pubblici).

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