venerdì, Giugno 5

Sud Africa: il futuro della Nazione è ad un punto di svolta? Il destino sudafricano secondo gli scenari di Jakkie Cilliers dell’Institute for Security Studies (ISS)

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Il Sud Africa di oggi è un Paese certamente migliore di 30 anni fa, quando iniziarono le negoziazioni tra il Partito Nazionale, l’African National Congress (ANC) e le altre parti. Ma gli sforzi delle ultime decadi sono andati in fumo. Ne è sicuro Jakkie Cilliers, fondatore e membro dell’Institute for Security Studies (ISS). Le cose non sono andate come dovevano: i livelli di crescita economica non sono aumentati alla velocità necessaria, così come non è stata combattuta adeguatamente la povertà, la mancanza di occupazione e la disuguaglianza. Nel suo libro ‘Fate of the Nation’, lo studioso mette in luce i possibili scenari del futuro sudafricano. I risultati della Conferenza Nazionale dell’ANC a Dicembre di quest’anno avranno un notevole impatto sulle elezioni del 2019 e sul futuro dello stesso Paese. Perché le cose migliorino, il Sud Africa necessita di molto più impegno da parte della classe politica affinché l’economia cresca velocemente e i gap tra le classi sociali si riducano. Il Sud Africa potrebbe avere l’occasione per avvicinarsi ad un punto di svolta. Oppure le cose potrebbero finire molto peggio. Abbiamo chiesto a Jakkie Cilliers di parlarci dei suoi studi in merito.

«I vincitori dello scontro ideologico tra le fazioni rivali nell’African National Congress (ANC), determineranno il futuro del Sud Africa»; mi può spiegare questa sua affermazione?

Nel libro si parla di questa suddivisione: tradizionalisti e riformatori. I primi sono i sostenitori del Presidente Jacob Zuba e della sua ex moglie Nkosazana Dlamini-Zuma, ministro degli Affari interni, mentre i riformatori sono per lo più democratici impegnati nella crescita economica inclusiva. I primi sono paternalistici e beneficiano del loro status quo, mentre i secondi sono generalmente ‘emarginati’, coloro che ambiscono ad ottenere l’accesso alla ricchezze da cui sono tagliati fuori. Questa categorizzazione è senz’altro frutto di una semplificazione, ma aiuta a comprendere meglio alcuni meccanismi: i tradizionalisti, ad esempio, sono supportati dalla ‘African National Congress Women’s League’ , l’ala femminile dell’ANC e i riformatori da altre fazioni. A Dicembre si svolgerà la ANC National Conference e chi verrà eletto determinerà il futuro del Sud Africa. Avremo bisogno di un cambiamento in direzione dello sviluppo, di un altro leader che aiuti la Nazione e non credo che i tradizionalisti possano farlo. Se però dovessero vincere, credo che l’ANC si spaccherà e i riformatori uscenti perderanno il supporto nelle elezioni del 2019. Comunque, credo che nelle prossime elezioni il Presidente Zuma sarà rieletto e che questo scatenerà delle reazioni. Potrebbe essere disastroso per il partito e per la nuova leadership della ANC per il 2019.

Nel libro ha utilizzato l’‘International Futures forecasting system’; di cosa si tratta?

E’ un sistema di previsione globale messo a punto dall’Università di Denver; è una risorsa aperta ed in questo caso, è stata usata per i modelli economici che ricalcano i tre scenari di cui parlo: il ‘Bafana Bafana’, che è il nome della squadra nazionale di calcio, un modello a lungo termine che prevede il caso in cui l’ANC rimanga diviso al suo interno ma comunque intero; il secondo è il ‘Nation Divided’ che considera il caso in cui l’ANC si spaccherà e poi c’è il ‘Mandela Magic’, lo scenario che analizza il caso in cui vincano i riformatori.

Può dirmi di più di questi scenari?

Ne parlo perché, essenzialmente, credo che sarà la politica a determinare il nostro futuro. Quello che accadrà a Dicembre determinerà cosa potrebbe accadere nelle elezioni nazionali e provinciali del 2019. Nello scenario ‘Nation Divided’, il mandato di Zuma verrà esteso. I tradizionalisti vincono, l’ANC si spacca nel 2018 e nel 2019 perde un certo supporto a livello nazionale. I risultati a lungo termine saranno: un’economia a picco, livelli crescenti di instabilità sociale ed una Nazione più povera di quanto sia mai stato. Il ‘Bafana Bafana’ prevede, invece, una sorta di convivenza, ma le due fazioni rimangono comunque separate; avremo uno scenario diviso tra ‘destra’ e ‘sinistra’. Nel ‘Mandela Magic’, invece, i riformatori trionfano, i tradizionalisti accettano la sconfitta e le alleanze tradizionali si spezzano. Con questo, si capirà che la maggior parte dei voti per il partito rivoluzionario socialista, l’EFF (Economic Freedom Fighters) sono in realtà voti di protesta contro l’attuale leadership del Congresso. Probabilmente, gli elettori dell’ANC che pensavano di votare per la Democratic Alliance (DA), potrebbero essere persuasi di dare il beneficio del dubbio ai riformatori stessi secondo un eco della visione di Mandela di una ‘Nazione arcobaleno’. Il punto è che potrebbero esserci rivolte interne all’ANC da parte di chi perderà il potere e l’accesso alle risorse.

Qual è, secondo lei, la «trasformazione economica» di cui necessita la Nazione?

La cosa più importante, secondo la mia visione, è che il Sud Africa punti sull’implementazione di tutto ciò di cui ha più bisogno. Ad esempio, abbiamo un’enorme disoccupazione, più del 50% della popolazione non ha un impiego. Il lavoro potrebbe significare molto, potrebbe abbassare i livelli di povertà e di disuguaglianza. Ogni scenario prevede i possibili impatti economici e politici ma anche quelli che riguardano l’energia, i crimini, la violenza e la reputazione internazionale del Paese. In proposito il Paese ha un piano, il ‘National Development Plan’ fino al 2030, ma questo Governo e il Presidente Zuma non stanno facendo abbastanza, non si stanno impegnando in questo senso. Secondo le ultime previsioni, inoltre, la popolazione nazionale crescerà fino a toccare i 64.5 milioni nel 2034, un numero molto più grande di quello stimato prima dal Piano Nazionale.

Cosa si prevede per quanto riguarda l’economia nel 2034?

Tutte le previsioni indicano che il Sud Africa ha significativi potenziali di crescita e che cresceremo comunque in tutti e tre gli scenari. Nel ‘Nation Divided’, nel ‘Bafana Bafana’ e nel ‘Mandela Magic’ c’è un tasso di crescita; questo perché l’ANC dal 1994 ha investito significativamente sulle forniture di acqua, sulla salute, sull’educazione. Ha investito in quello che chiamiamo ‘sviluppo del capitale umano’. Quello che ci sta frenando è la stessa governance, le politiche sbagliate, la cattiva leadership, la pessima implementazione. Se finisse l’era di Zuma al termine di quest’anno, le cose potrebbero migliorare di molto ma, nonostante il potenziale, dobbiamo ricordare che le prospettive non sono molto ottimistiche in termini di crescita. La percentuale è dell’1.5%, secondo lo scenario ‘Nation Divided’; secondo il ‘Bafana Bafana’ è del 2.3% e per il ‘Mandela Magic’ è del 3.3%. E’ poco ma se ci fosse un cambiamento di governance, andrebbe notevolmente meglio.

Quale ritiene che sarà il ruolo del Sud Africa nel contesto dei BRICS?

Se non sbaglio, rappresentiamo il 2% dell’economia nei BRICS, quindi, il nostro è un ruolo minore anche se per la Cina siamo importanti dal punto di vista economico e diplomatico. Certo è che l’orientamento della politica estera cinese è cambiato; il focus ormai è sull’iniziativa ‘One Belt One Road’ ed è lontano dai BRICS. La Cina e l’India sono ‘i grandi occhi’ nei BRICS. Il Sud Africa sotto Zuma è stato molto entusiasta di far parte di questo gruppo; in una piccola Nazione come questa, significa molto, ma il nostro contributo è sceso negli anni tanto che credo che ad oggi rappresentiamo l’1% dei BRICS. In una prospettiva di lungo termine, credo che l’India crescerà dal punto di vista economico, la Cina rimarrà lì dov’è, ma la Russia e il Sud Africa non avranno la stessa sorte. Anche la probabilità che qualche altro Paese entri nel gruppo, farà decrescere il nostro ruolo.

Lei scrive che «un pieno degrado nel 2017 sarà difficile da evitare». Può spiegarmi in che senso?

Credo che se per le elezioni fossero raggiunte le riforme in programma, potrebbe non verificarsi un completo degrado «allo status di rottame» di cui parlo. Nel libro ho scritto anche della ‘caduta’ nei tre possibili scenari e della sua misura. La previsione di crescita in tutti e tre gli scenari è comunque più bassa di quella prevista dal ‘National Development Plan’, del 5.4%. Nella prima analisi che ho fatto su questo Piano, nel 2013, evidenziavo la necessità di un cambio nella struttura dell’economia. Il Sud Africa cresce il 2% in meno rispetto alle altre Nazioni della stessa fascia e questo sia storicamente per l’Apartheid, sia per la governance di Zuma. Ma penso che potremmo comunque avere una chance di farcela.

Il Sud Africa da ora al 2034 trainerà il futuro dell’Africa o crede che lascerà la strada ad altri Stati come il Rwanda?

Un intero capitolo del mio libro ne parla. Dopo l’Egitto, siamo la seconda economia più grande dell’Africa. E’ probabile che il Sud Africa rivestirà ancora questa posizione nel Sud del continente. Il Rwanda è un’economia in crescita rapida ma rimane una Nazione povera. Penso, piuttosto, ad altri Paesi come l’Angola; ha molto potenziale e potrebbe arrivare ad avere l’influenza che ha il Sud Africa, ma certo, richiederà molto tempo. L’Angola ha ancora molte criticità: l’alta povertà e le poche infrastrutture, ad esempio.

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