domenica, Aprile 5

Studiare la Luna per comprendere il futuro È bene capire, anche se all’inizio sembra che l’unica ricompensa sia un sacchetto di pietre

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La discesa umana sulla Luna è un evento ormai vecchio di mezzo secolo. Eppure l’argomento non passa mai di moda. Lo sanno bene Carlo Di Leo e Antonio Lo Campo, due autori che hanno unito i loro sforzi in ‘Operazione Luna’, un volume molto ben costruito che ha pubblicato Angelo Napoleone: uno dei decani dell’editoria di nicchia, ben conosciuto nel mondo aeronautico nazionale.

Ma perché parlare ancora del nostro satellite naturale? Quando si completò il ciclo di esplorazione dei dodici cittadini americani che posarono i loro stivali sul suolo lunare, furono in molti a domandarsi che senso avesse avuto il sacrificio fiscale imposto a un popolo che già stava pagando un prezzo molto salato in vite umane e in soldi per una guerra in cui la Casa Bianca si era andata a infognare in Vietnam. È valsa veramente la pena sborsare tutti quei dollari per entrare nelle pagine della storia del Novecento?

I due autori, Di Leo ingegnere e Lo Campo giornalista, nel loro lavoro hanno riportato la narrazione fin dai primi passaggi della ricerca spaziale. Una scienza che nasce da lontano e che ha avuto la necessità di disporre di una tecnologia molto spinta per poter ottenere le prestazioni necessarie.

La somma investita per il progetto Apollo è stata stimata in oltre 20 miliardi di dollari del tempo, con uno sforamento di un terzo rispetto al budget previsto. Molti benpensanti, che nulla sapevano della materia, si lanciarno in forti accuse verso l’amministrazione americana, elencando il numero di ospedali che si sarebbero potuti produrre, scuole, lavori socialmente utili, etc. invece di razzi, sonde, tute, rover.Non c’era bisogno di internet per ascoltare gli imbecilli, come avrebbe detto per altri versi Umberto Eco molti anni dopo. Allora come oggi. Perché gran parte di quei materiali e di quei prodotti realizzati sono stati brevetti che hanno generato ricchezza e un forte utilizzo da parte di istituzioni, imprese, cittadini.

E dunque, che ci sono andati a fare gli americani sulla Luna? E perché l’Unione Sovietica ha lottato fino alla fine per sbaragliare quel primato? È bene che chi non ha vissuto quelle epoche si documenti perché può apparire strano che due superpotenze, ambedue dotate di quel fantomatico pulsante rosso pronto a far scattare un attacco nucleare in caso di non risoluzione delle controversie mondiali, abbiano dovuto competere in modo quasi puerile per raggiungere un deserto inospitale e senza risorse a cui attingere.

Non entreremo nei dettagli di quanto raccontato da Di Leo e Lo Campo. Queste colonne non sono il ‘bignami’ del secolo a cui attingere prima di un’interrogazione scolastica . Ma si tratta di argomenti difficili che pur essendo sulla bocca di tutti, devono essere trattati necessariamente solo dagli esperti, perché ogni parola che riguarda lo spazio è intrisa di politica, logiche industriali, relazioni internazionali e scambi tra scienziati. Ma di certo si sa che l’America dopo quelle conquiste, anche se l’entusiasmo per le missioni lunari si spense molto presto con il budget a annuale della Nasa poi sensibilmente ridotto, resta il Paese più tecnologicamente avanzato e la Cina, sia pur senza ancor aver portato nessun takinauta sulla Luna, ha dato prova di grande impegno scientifico e industriale. È bene che le generazioni studino e comprendano quanto è importante spendere risorse. Anche se all’inizio sembra che l’unica ricompensa sia un sacchetto di pietre, inutile anche a fermare delle carte che volano al vento.

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