domenica, Dicembre 8

Strasburgo: radicalizzazione, il male oscuro della Francia Cherif Chekatt, l’attentatore di Strasburgo è solo uno dei 10mila radicalizzati contro i quali la Francia combatte circa d questi si considera siano i radicalizzati

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29 anni, originario di Hohberg, nel quartiere di Koenigshoffen, a Strasburgo, magrebino di seconda generazione, radicalizzato in carcere, dopo una condanna, nel 2011, a due anni di reclusione, per un’aggressione armata, oggetto di condanne anche in Germania per reati comuni. E’ Cherif Chekatt, l’autore dell’attentato al mercatino di Natale di Strasburgo di ieri, che ha causato 3 vittime e 13 feriti,  tra i quali risulta essere in gravi condizioni Antonio Megalizzi, il giovane giornalista radiofonico italiano, originario di Trento.
Un identikit, il suo, che ci è oramai consueto, proprio degli attentatori che uccidono in nome della jihad. Che sia un lupo solitario o che, come ipotizzato, parte di una cellula di estremisti islamici, è ancora da definire.
Cherif è uno dei 26.000 individui considerati una potenziale minaccia per la sicurezza nazionale in Francia, diecimila circa di questi si considera siano i radicalizzati, ovvero i più pericolosi del gruppo, monitorati dalla DGSI.
Secondo dati di gennaio 2018, 500 di questi radicalizzati erano detenuti per fatti legati al terrorismo islamista e altri 1.200 per reati comuni nelle carceri francesi, «pochissimi di loro sono pentiti», l’aspirazione resta la jihad, secondo la magistratura. La detenzione è spesso il tempo e l’occasione, per questi soggetti, per perfezionare le loro conoscenze teoriche su aspetti ideologici, religiosi e geopolitici e arrivare, dunque, alla definizione della loro radicalizzazione.

La Francia ha avviato percorsi di deradicalizzazione, sia all’interno che all’esterno delle carceri, attivando reti di protezione e prevenzione, il nuovo piano risale all’estate. Tutti i detenuti processati per atti di terrorismo vengono tenuti sotto osservazione e valutati per quattro mesi, dopo questo periodo i più virulenti vengono  posti in isolamento, gli altri ritornano alla detenzione convenzionale. 19.745 persone sono coinvolte nei programmi di prevenzione della radicalizzazione; di questi 2.600 giovani e 800 famiglie sono supportate dalla rete  delle ‘Cellules Préfectorales de Prévention et d’Accompagnement des Familles’ (CPPAF).
Secondo il Ministero dell’Interno, all’inizio del 2018 c’erano ancora 1.200 francesi nella zona iracheno-siriana , compresi 500 bambini; quasi 320 persone sono tornate in Francia dal 2011.

L’approdo alla  jihad avviene per motivazioni legate all’esclusione e alle problematiche socio-economiche, ma anche per ragioni e percorsi culturali e spirituali tortuosi, alcuni dei quali propri delle seconde generazioni.

Un rapporto del Senato francese di luglio scorso, sottolineava che dopo la sconfitta militare dello Stato Islamico, la minaccia terroristica rimane «estremamente alta» in Francia. Il rapporto puntava il dito contro il salafismo. Il «salafismo è il veleno ideologico che porta al jihadismo», ha detto Bernard Cazeau, uno dei senatori responsabili del rapporto. «Il radicamento della radicalizzazione del salafismo nel nostro Paese è ora la principale minaccia», secondo i senatori, poiché i modi di vita che obbediscono ai precetti religiosi si sviluppano a spese delle leggi repubblicane.

Strasburgo, e la regione circostante, si è guadagnata da tempo la fama di roccaforte degli islamisti in Francia, assieme alla regione di Lione e, in parte, quella parigina. Secondo informazioni diffuse sei mesi fa da un deputato locale, rilanciate da ‘Le Figaro’, sul territorio metropolitano di Strasburgo risiede un decimo deiFiché S’, ovvero segnalati alle forze dell’ordine e di sicurezza, registrati in Francia. L’anno scorso, le liste di trattamento delle segnalazioni per la prevenzione della radicalizzazione a carattere terrorista’ (FSPRT) contenevano 200 nominativi di persone che vivono a Strasburgo e dintorni. L’autore dell’ultimo attacco terroristico prima di quello di ieri -a Parigi, lo scorso maggio, nei pressi dell’Opera- arrivava da Strasburgo ed era attenzionato dai servizi di sicurezza per i legami con l’ambiente jihadista locale, assieme a una serie di suoi contatti, considerati anche più pericolosi.  Anche Foued Mohamed-Aggad, uno degli aggressori del Bataclan nel 2015, era nato in Alsazia ed aveva connessioni con i circoli radicalizzati di Straburgo.

Esattamente un mese fa, il Ministro degli Interni, Christophe Castaner, aveva diramato una circolare per rafforzare la condivisione di informazioni tra Sindaci e Prefetti proprio in materia di radicalizzati, e in genere soggetti sospettati di connessioni con il terrorismo islamico. L’allarme resta alto, sei progetti di attacchi islamici sono stati sventati nel 2018 -oltre agli attacchi del 23 marzo a Carcassonne e del 12 maggio a Parigi-, secondo quanto dichiarato dal Ministero in concomitanza alla diffusione della circolare,  e il rischio potrebbe aumentare nel 2019, quando «48 condannati per fatti legati ai terroristi usciranno» di prigione, aveva dichiarato Castaner. La DGSI, così,  nel 2019 potrà contare su di bilancio rafforzato’ di 20 milioni di euro.

Il mercatino di Strasburgo è l’immagine praticamente perfetta di quanto il radicalismo combatte dell’Occidente e della Francia. Era già finito più di una volta nel mirino dei terroristi. L’ultima volta nel novembre 2016, quando sette persone vennero fermate dalle forze speciali francesi prima che mettessero a segno un attentato. Nel maggio 2014, nella città venne smantellata una rete jihadista: sette persone che, si scoprì, erano state in Siria tra il dicembre 2013 e l’aprile 2014, e che vennero poi condannate a pene comprese tra i 6 e i 9 anni di carcere. Tra loro anche Karim Mohamed-Aggad, il cui fratello Foued venne successivamente identificato come uno dei kamikaze del Bataclan.
Il mercato di Natale era già stato individuato come bersaglio di un progetto di attentato nel 2000: quattro algerini, poi condannati a pene tra i dieci e i dodici anni dal tribunale di Francoforte, avevano progettato di piazzare una bomba alla vigilia del Capodanno 2001 davanti alla Cattedrale, ma la strage fu evitata grazie alle informazioni fornite dai servizi segreti tedeschi. Nel covo furono trovati armi ed esplosivi ed un video del mercato nel quale si dichiarava che vi si recavano nemici di Dio che sarebbero stati spediti all’Inferno.

Altraimmagineattraente è certamente il Parlamento europeo. Il meccanismo è sempre lo stesso o quasi: un luogo densamente affollato, un numero persone molto importante il cui livello di attenzione è bassissimo, luogo che garantisce all’attacco un fattore spettacolarizzazione decisamente elevato, come a Manchester nel maggio 2017, un luogo certamente simbolico.

Il sottosegretario al Ministero dell’Interno francese, Laurent Nunez, ha spiegato oggi che la «matrice terroristica» dell’attentato  «in questo momento non può essere asserita». «Dobbiamo stare molto attenti quando parliamo di un attacco», ha commentato a ‘Franceinfo’. «L’aggressore non era conosciuto per reati legati al terrorismo. Durante la sua permanenza in carcere che è stata rilevata una radicalizzazione della pratica religiosa ed è stato monitorato».

Su vari canali Telegram identificati da ‘Site’ -il sito internet specializzato nel monitoraggio dei siti e dei social network jihadisti- i simpatizzanti dello Stato Islamico stanno celebrando l’attacco di Strasburgo, ma per ora, però, non c’è alcuna rivendicazione da parte dell’organizzazione terroristica, rivendicazione che potrebbe arrivare tardiva come spesso accaduto in passato.

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