mercoledì, Marzo 20

Strage di Bologna, la verità che conta

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Come ogni due di agosto da trentacinque anni in qua, anche stavolta si leva dalle nostre parti mediatiche il coro funebre più ipocrita, ben orchestrato ed eseguito dalle prefiche ufficiali: Il ricordo dell’orripilante strage della stazione di Bologna, 1980, al quale si aggiunge, da qualche anno, il controcanto del popolo social, questo almeno più sentito e sincero .

Vi  sembro troppo severo? Non è così, e ve lo dimostro.

A chi scrive, per motivi anagrafici, indole e passione professionale, è toccato seguire passo passo i movimenti striscianti della bestia assassina, avvelenatrice della nostra giovane repubblica a partire, in pratica, dall’ultimo dopoguerra. La prima strage di chiaro segno politico è infatti del 1947, dove una piccola folla di siciliani comunisti festeggiava pacificamente il primo maggio nella piana di Portella della Ginestra prima di essere falciati dalla mitraglia di Salvatore Giuliano e compari, per conto dello Stato e non solo.

Secondo alcuni storici la primogenitura spetterebbe all’affondamento del  vapore Ercole nel mar Tirreno, durante il viaggio di ritorno dalla Sicilia conquistata da Garibaldi. La nave era  carica di documenti contabili, fatture che avrebbero comprovato il concreto sostegno inglese all’impresa dei Mille e di conseguenza al nascente Regno d’Italia a metà ottocento. Un atto doloso dunque, nel quale perse la vita l’eroico Ippolito Nievo, cassiere della spedizione.

Questo per dire che l’esercizio della strage e dell’omicidio come strumento politico, da noi è una consuetudine. E  che esaminando senza pietismi e, soprattutto, senza paraocchi ideologici le linee del progetto terroristico è facile accorgersi che queste ricompongono un disegno generale. Né più né meno come risolvere quel giochetto de ‘La Settimana Enigmistica‘ in cui, unendo con la penna dei punti numerati, si ottiene un’immagine di senso compiuto. Il punto di partenza è la conferenza di Yalta, 1947, dove le potenze vittoriose nella seconda guerra mondiale tracciarono  solchi e  confini invalicabili dell’ordine mondiale da lì ad almeno mezzo secolo a venire. Est e Ovest, tertium non datur e nessuna possibilità di sgarro. I punti intermedi sono le stragi e gli assassini politici, per la figura completa verrebbe da suggerire uno scudo crociato ma sarebbe ingeneroso, non foss’altro che per il rispetto profondo dovuto a un martire come Aldo Moro.

Bravissimi giornalisti d’inchiesta hanno ricostruito pezzo per pezzo le tragedie che hanno segnato la seconda metà del novecento italiano. Piazza Fontana, Brescia, l’Italicus, S. Benedetto val di Sambro, Bologna, stragi di innocenti immolati al mantenimento di uno status quo che le ferree linee guida imposte al nostro Paese decretavano. Non c’è una verità processuale quasi su niente, ma il puzzle è sotto gli occhi di tutti.

Reti di combattenti militarmente addestrati, al servizio di strutture occulte quel tanto che basta per essere percepite come corpi separati dallo Stato ma allo Stato riferite, in tutto e per tutto. Agenzie dai nomi ora evocativi della retorica fascista, come Gladio, ora tipicamente da intelligence, come Stay behind. Logge massoniche speciali come la P2 di Licio Gelli, organizzazioni pseudopolitiche come Ordine Nuovo, manovalanza neofascista al servizio dello Stato e di potenze straniere che tutto sorvegliano dall’alto.

Ma anche formazioni di ispirazione comunista come le Brigate Rosse e tutto il firmamento rivoluzionario di sinistra, capaci di assassini efferatissimi e infine dell’atto decisivo, il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, crinale storico della destabilizzazione conservativa italiana. A vantaggio di uno Stato a sovranità limitata, atlantico finchè democrazia resiste,  prigioniero consenziente di scelte di campo imposte e  indifferibili.

Dunque, importa davvero dare un nome, un volto, un orientamento politico agli autori materiali della strage di Bologna e di tutte le altre tragedie? Certo che importa, ma per ragioni di giustizia umana. Ragioni che riguardano le povere vittime e le loro famiglie, colpite da fantasmi crudeli, esecutori senza scrupoli di strategie inconfessabili  condivise ad altissimo livello.

E allora piangiamo i morti del 2 agosto, sfortunati eroi civili come i tanti altri caduti, in Italia e nel mondo, a opera di una macchina spietata che porta l’odioso nome di ragion di Stato. Rispettiamo davvero questi martiri nel modo più giusto: non fingendo di ignorare una verità che conosciamo ormai tutti fin troppo bene.

 

 

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