sabato, Dicembre 7

Sto con Katia: dirigenti di quel ‘coso’ chiamato PD, andatevene tutti! Dirigenti di che? dirigenti perché? chi li ha messi lì? perché sono ancora lì? Nuntereggaepiù. Loro sono lì, perché sono loro e perché sono lì, punto. Katia, chi sei tu? Tu stai lì a fare numero, sei la ‘base’, o quel che ne resta

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Poco più di 48 ore e già più nessuno parla del PD e della sua assemblea per la gestione del potere.
Mi dovete dare atto che lo ho detto e ripetuto più volte, con insistenza e anche con astio, perfino livore e indifferenza al sentimento dei destinatari di ciò che dicevo. Me ne dovete dare atto: lo ho detto più volte. I pochi o molti che lo hanno letto, forse hanno pensato male di me, hanno detto che sono esagerato, che ho livore antico (il contrario, vi assicuro), che non capisco nulla di politica, e su questo posso convenire appieno -solo che me ne vanto, perché ciò vorrebbe dire che, come credo, parlo da essere umano, da cittadino e basta. Insomma, lo ho detto , ‘Cari leader tutti del PD, via, via da qui’, e ripetuto e lo ripeto.

Ma, quando nel pomeriggio del 17 Novembre ho sentito pronunciare questa frase: «Ritiratevi tuttiripartiamo da zero, non dalle persone … ripartiamo dalle idee … cambiamo lo statuto che voi dite che non si riesce a cambiare ma chi ha cercato di cambiarlo non noi...» sono trasecolato, e poi la cosa più tremenda: « … c’è un cordone in questa sala che divide la parte di quelli importanti dal resto»! Chi lo ha detto? Katia Tarasconi militante del PD alla ‘assemblea’ del PD, da cui, udite udite, era assente Matteo Renzi, Marco Minniti tace e Maurizio Martina conferma le dimissioni, Matteo Orfini, Nicola Zingaretti, e il manovriero Dario Franceschini e pochi altri, tutti al di qua di quel cordone, e tutti zitti.
Ah no, non solo, perché il ‘renziano di ferro’ e serafico Roberto Giachetti, ‘mente critica del renzismo’ (gesù, gesù e che significa?) reduce dall’ultimo sciopero della fame per non so cosa e pronto a cominciarne un altro, afferma tranchant, anzi ‘decritta’: «Non ci saranno più alibi per tutti quelli che dicono di stare con Zingaretti in versione anti-Renzi. Matteo si tira fuori e voglio vedere come il mio amico Gentiloni giustificherà l’appoggio al governatore del Lazio che fa e dice tutto il contrario di quello che Paolo ha sempre detto e fatto. E sarà sempre più chiaro che senza Renzi questo partito evapora, è evanescente» … oddio e allora perché Renzi non ci va a farlo precipitare prima che svanisca nella fascia di ozono? Ma poi, perché unostacon Zingretti in funzione anti-Renzi? Che vuol dire, chi è Renzi, il messia, il profeta immarcescibile? Ma vi rendete conto! La politica, i progetti, dove sono? Sono un ingenuo, lo so.

Di questo si parla all’assemblea, una mezza giornata, del PD. Ma non della cosa principale durissima, rivoluzionaria (è incredibile che una cosa del genere lo sia, ma lo è) di quelle pochissime parole di quella meravigliosa ragazza, cui venivano concessi forse due minuti (di fronte ai diecimila di quelli accomodati di qua dal cordone rosso … spero che lei fosse accomodata ‘di là’ o che ci sia andata di corsa), che ha urlato la disperazione di chi vede quel coso che si autodefinisce partito per la presenza invadente, continua, insulsa, parolaia, contraddittoria e arrogante, specialmente arrogante, di quei ‘dirigenti’. Dirigenti di che? Ma specialmente, dirigenti perché? chi li ha messi lì? perché dopo tutto quello che è successo sono ancora lì? chi li ha nominati o eletti o quel che volete? Loro sono lì, perché sono loro e perché sono lì, punto. Katia, ma come fai a non capirlo, chi sei tu? Tu stai lì a fare numero, mica dirigi, tu.

Dove sono le proposte politiche? di che si parla in quella mezza giornata di assemblea. E perché non in un Congresso vero e proprio? come fa un partito e non una associazione per la gestione del potere o un comitato di affari o un Consiglio di amministrazione, piuttosto che in quella fiera delle vanità delle cosiddette primarie, sempre che si decida chi può votare, se gli iscritti o il primo che passa per strada.
Pensateci, guardate all’assurdità demente: il Segretario del partito, non solo non esceda un dibattito congressuale, con tesi contrapposte, interventi articolati e ricchi di proposte di membri veri del partito (e non solo ‘dirigenti’) che discutono, litigano si accapigliano si picchiano, magari, ma nemmeno da una scelta ad opera degli iscritti; perché, quasi certamente saràelettoda persone che nel partito non ci sono, ma che seguono e votano la e per la propaganda di questo o quel candidato, che magari spende anche molti soldiprovenienti dalla ennesima assurdità di questo modo di fare politica: le fondazioni, entità misteriose e vagamente mitiche, ircocefali sconosciuti finanziati da chi sa chi … (non che gli altri partiti siano meglio eh, quando abbiamo un partito al Governo che è figlio di una associazione di professionisti, cioè di un professionista aiutato da un comico!)- spende, dico, soldi per propagandare le sueidee’, o meglio, la propria persona, idee che poi non troveranno alcuna realizzazione a elezione avvenuta, magari grazie ad un nutrito gruppo di cinesi di passaggio.

Partiamo dalla base, partiamo dalle idee, dice la povera Katia. Sì, stai fresca. Al di là del cordone che divide quelli che contano dagli altri, si tratta, si negozia, si minaccia, si insulta, si inciucia … ma tutto in silenzio, piano piano, ogni tanto qualche grido viene udito fuori, ma no avete sentito male, nessuno grida ‘siamo tutti d’accordo e in buna armonia’, sì, abbiamo dei coltellacci in mano, ma servono solo a tagliare la porchetta per i panini preparati dalle compagne di Katia -compagne ormai nel senso comune del termine … mi viene da ridere: il pugno ormai lo alza solo il concentrato Danilo Toninelli, pur non sapendo perché!
Ha ragione Katia, diciamocelo francamente tra di noi, ha ragione da vendere. Tanto più che l’assente Renzi, già organizza comitati paralleli al partito, per uscirne assieme a Calenda (finalmente ceneranno in pace!), ma non per una scissione -che volgarità!-, ma per una separazione consensuale … è la commedia dell’assurdo. Di proposte politiche, di linee nessuno parla … non è chic!

Non si tratta solo del fatto che quei sedicenti ‘dirigenti’ pensano solo a spartirsi ciò che resta del partito, ma del fatto concretissimo e terribile per il quale costoro vivono negli uffici delle rispettive fondazioni e nei salotti e salottini dellabuonasocietà (e di qualche banca), emuli di quel Fausto Bertinotti che, avendo fatto cadere il Governo dellasinistra’ (sia pure annacquata assai), divenne l’invitato d’onore, anzi il beniamino, di quei salotti dove, ormai fuori dalla politica, raccontava e racconta, lezioso con il fodero degli occhiali al collo, come si fa la rivoluzione e come, da perfetto sub-comandante di un suo inesistente e patetico esercito zapatista, si ottiene, tra una tartina e l’altra, di fare correre a fiumi il sangue dei borghesi per via Monte Napoleone … in teoria -per qualche stellino che leggesse, è una parafrasi di una famosa ‘battuta0 di tal Pelham Grenville Wodehouse-. E in quei salotti quei ‘dirigenti’, ‘elaborano’ strategie meravigliose per acchiappare e mantenere il potere, quel potere che solo un po’ alla volta i nuovi padroni del vapore stanno acchiappando. Certo molto rapidamente a dire il vero, ma di spazio ce ne è quanto se ne vuole.

E quindi via alle danze, ai confronti, per le ‘primarie’ (il più tardi possibile, Renzi ha bisogno di tempo, si sa) al balletto delle proposte e delle promesse, agli accodi sotto banco, ai compromessi, ai ‘confronti’ in TV, compiacenti per farsi votare dal primo che passa, grazie al lavoro organizzativo, all’olio di gomito, di ciò che resta della ‘base’, e che resti tale. Di Katia, cioè, che inutilmente si sgola, nell’indifferenza generale, a dire l’unica cosa seria: ritiratevi tutti. Dimentica, però, la povera Katia e qualche altro che ha detto le stesse cose, che il ‘partito’ è molto più suo che dei dirigenti, anzi, solo suo, e allora, Katia, non dovevi dire ‘ritiratevi’, ma ‘andatevene’.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.