sabato, Luglio 20

Stazione Spaziale Internazionale e turismo istituzionale La Stazione è il più importante programma di cooperazione internazionale mai intrapreso nel campo della scienza e della tecnologia, ora il suo futuro appare incerto

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Luca Parmitano sarà il primo italiano al comando della Stazione Spaziale Internazionale (International Space Station – ISS)nel prossimo luglio alla spedizione n.61. Per la comunità scientifica italiana sarà un momento importante perche è appena la terza volta che lo scettro del comando tocca all’Europa, dal 31 ottobre 2000, data in cui il grande laboratorio ha iniziato ad essere popolato da equipaggi umani. Il primo astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea a comandare una missione su ISS è stato il belga Frank de Winne, in Expedition 21 nel 2009. Il secondo comandante Esa è il tedesco Alexander Gerst con Expedition 56 nel 2016. Il comandante Parmitano è anche l’unico italiano ad aver effettuato un’attività extraveicolare (EVA), il 9 luglio 2013, con 6 ore di passeggiata spaziale, conservando un’estrema lucidità quando, per un’avaria dello scafandro, nella seconda uscita ha rischiato seriamente la vita, dopo 92 minuti fuori della cabina ed è rientrato nel ‘joint airlock’, assistito dall’equipaggio dell’Expedition 36.

Abbiamo usato appositamente il termine anglosassone -‘joint airlock’- nell’indicare la camera di compensazione da cui gli astronauti possono uscire all’esterno della struttura, grande come un campo di calcio, perché è uno degli elementi che può spiegare in qualche modo il complicato funzionamento politico della ISS.

L’ambiente, infatti, deriva da un sistema americano che era presente sullo Space Shuttle, in cui sono collocati serbatoi di ossigeno e di azoto che riforniscono l’aria solo nella parte statunitense dell’impianto orbitante che, come si vede, conserva i suoi confini così come sulla Terra.

La Stazione è il più importante programma di cooperazione internazionale mai intrapreso nel campo della scienza e della tecnologia e si raffigura per molti versi come un progetto congiunto di numerose agenzie spaziali: la Nasa, la russa RKA, l’Esa, la canadese CSA e la giapponese JAXA.
Un condominio con regole molto precise, legate a una giurisprudenza internazionale che per sua natura risponde al rispetto di trattati riguardanti gli aspetti giuridici e finanziari della proprietà e dell’utilizzo dei moduli da parte delle Nazioni partecipanti, ma che consente alla Federazione russa di mantenere la piena proprietà dei suoi ambienti. I diritti e i doveri sono stabiliti da un accordo intergovernativo firmato il 28 gennaio 1998 dalle Nazioni presenti nel progetto e dai membri dell’Esa, che a quei tempi erano 11, compresa l’Italia.
Questo passaggio, si comprende, è di estrema importanza, in quanto sono gli Stati sovrani ad aver sottoscritto l’accordo e solo in base a volontà statuali indipendenti ha potuto aver luogo un secondo livello di contratto con le singole agenzie.
Oltre agli accordi intergovernativi, sussistono i partenariati bilaterali: l’Italia ha un contratto con la Nasa per la fornitura di strutture e come contropartita ha l’accesso agli impianti in orbita, così come l’opportunità di volo dei suoi astronauti partecipando però direttamente al programma.

Ci soffermiamo su questo aspetto, perché riguarda il nostro Paese, la sua tecnologia, il suo peso strategico e diplomatico in una rosa di Nazioni che dispongono di alti know-how e di una posizione importante ai fini degli scambi internazionali.

L’Agenzia Spaziale Italiana definisce correttamente l’ISS l’avamposto della colonizzazione spaziale, quale laboratorio di ricerca scientifica e terreno di sperimentazione per le ultime tecnologie, con i suoi sette laboratori pressurizzati e le nove piattaforme esterne per condurre test e osservazioni in vari campi che sono impossibili da realizzare sulla Terra; dalla fisica alla chimica, dalla biologia alla medicina, alla fisiologia e all’osservazione della Terra. L’Italia, spiega una sezione del sito dell’agenzia governativa, «svolge un ruolo particolarmente importante in questo programma, partecipando attraverso l’accordo bilaterale tra Asi e Nasa per la fornitura di tre moduli logistici in cambio del diritto di utilizzare la stazione».
Inoltre, all’interno dell’Agenzia europea, il nostro Paese è stato artefice principale della costruzione del laboratorio Columbus e attraverso un accordo con Nasa e Esa, l’Italia ha consegnato i Nodi 2 e 3 che hanno ampliato i volumi disponibili per le aree non russe.

Inoltre, l’industria italiana è stata fortemente impegnata nella realizzazione di Cupola, una sorta di semisfera che consente agli astronauti di sporgersi direttamente all’esterno dell’ISS; e del modulo di servizio ATV, elementi chiave della stazione.

Ma torniamo alla globalità dell’intera struttura. Non pensiamo che in un regime di così tanti accordi vi sia per gli equipaggi tutta la libertà di movimento che la fantasia ci porta a sognare.
La sezione russa della stazione, per esempio, viene gestita e controllata solo dall’agenzia spaziale del suo Paese. La Russia consente all’equipaggio della ISS l’utilizzo di questo segmento per quasi la metà del tempo di lavoro utile. La ripartizione del tempo per le altre sezioni è stata assegnata da un protocollo molto rigido e proviamo a dare qualche cifra per comprenderci meglio.
Il modulo Columbus, per esperimenti scientifici in condizioni di microgravità, è utilizzabile per il 51% da Esa, per il 46,7% dalla Nasa e solo il 2,3% dal Canada. Stesse percentuali per Kibo, un sistema giapponese di due miliardi di dollari dal peso di 14 tonnellate. Ma le limitazioni riguardano anche le utenze: l’energia elettrica è fruibile per il 76,6% dalla Nasa, per il 12,8% da JAXA, per 8,3% da Esa e il 2,3% per CSA.
Quindi, se la vita sociale è sicuramente di massima condivisione, non deve essere lo stesso per alcune attività più sensibili.

Dopo tanti anni di attività svolti in maniera sicuramente pacifica, ora, però, il futuro della ISS appare incerto: la vocazione più indicata potrebbe essere di una futura oasi turistica in qualche parte dello spazio, forse ancora a 400 km di quota, oppure su un’altra orbita.

La struttura dovrebbe restare operativa fino al 2024, anche se la Nasa ha fatto trapelare che smetterà di utilizzarla a partire dal 2020.
Un piano di riciclo la immagina come la base di partenza per le esplorazioni oltre l’orbita bassa, prevedendo una piattaforma per l’assemblaggio dei veicoli direttamente in volo. L’agenzia spaziale russa ha annunciato l’intenzione di separarne i suoi moduli a fine vita per creare una stazione di nuova generazione, programmando un cambio del piano orbitale per usarla come punto di partenza per le missioni umane sulla Luna dal cosmodromo di Pleseck.  Ma poi c’è un lato più affaristico.
Si dice che già il prossimo anno la Russia voglia mettere a disposizione i suoi ambienti a visitatori con o senza preparazione astronautica, per stage di dieci giorni e per i più esigenti potrebbe scapparci anche qualche passeggiata esterna. Il costo della vacanza è di appena 80 milioni di dollari (il contratto di Cupola valeva 20 milioni di euro quando fu stipulato) con partenza e rientro nelle steppe del Kazakhistan.

Il primo a godere di questa opportunità, del resto, fu Dennis Tito, un imprenditore e scienziato newyorkese che, nel lontano aprile 2001, raggiunse la postazione a bordo di una Sojuz TM-32 e vi rimase per 8 giorni, pagando il servizio 20 milioni di dollari. L’operazione creò molto malumore nell’ambiente scientifico, che considerò la presenza del magnate come un’intrusione e quasi un mercimonio effettuato dalle agenzie governative, tanto è che in ogni caso ai visitatori saranno evitati contatti con i naviganti professionisti, per non turbare i tempi scanditi dalla ricerca sulla postazione.

In un momento in cui nel mondo si è aperta una così grossa forbice tra ricchezza e povertà, non ci stupisce che vi sia già una forte richiesta per passare qualche giorno sopra l’atmosfera terrestre. Secondo ‘Focus’, Vladimir Solntsev, responsabile della società spaziale russa RSC Energia, avrebbe dichiarato: «C’è già la coda in biglietteria». Ora, fino a che la richiesta sia generata dai privati, concordiamo che ognuno è libero di spendere i propri risparmi come vuole. Naturalmente, immaginiamo, questa offerta non debba riguardare alcuna clientela pubblica, ovvero nessun ente statale o finanziato da soldi del contribuente sarà mai giustificato nel sostenere spese del genere senza un effettivo ritorno industriale, scientifico, occupazionale.

A proposito di enti pubblici, attendiamo con ansia di conoscere le prime mosse che compirà il nuovo esecutivo di Asi (Agenzia Spaziale Italiana). Al momento ci risulta, ma ci scusiamo se riportiamo inesattezze, che i poteri siano ancora nelle mani del commissario Piero Benvenuti e che l’unica attività compiuta dal neo-Presidente Giorgio Saccoccia sia stata quella di un viaggio a Mosca, prima di Pasqua, alla sede moscovita della Confindustria. Per il suo insediamento dovremo aspettare il prossimo 3 maggio.

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