domenica, Agosto 25

Stazione Spaziale Internazionale: dove anche una corsa è un problema infernale Con la nuova imbracatura 'The Glenn Harness', gli abitanti della Stazione possono fare esercizio fisico, necessario alla tonicità muscolare, evitando pericolose scivolate e irritazioni cutanee

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Stiamo sentendo parlare ripetutamente della Stazione Spaziale Internazionale. Comprensibilmente la presenza del col. Parmitano stimola ancor più l’attenzione degli italiani alle vicende dell’avamposto spaziale. Ma l’argomento è affascinante e merita sempre tanta attenzione.

Più volte ci siamo imbattuti nella domanda su come si possa vivere in quegli ambienti, con una circolazione d’aria forzata, recinti ristretti e una forza di gravità praticamente azzerata che rende possibile dormire in posizione verticale. Durante la loro permanenza a bordo -non sveliamo alcun mistero- gli astronauti devono lavorare in un ambiente molto diverso da quello a cui sono abituati sulla Terra ma devono anche lavarsi, mangiare, bere e mantenersi in forma e in salute, oltre che effettuare tutte le funzioni che vengono svolte dove sono nati e vissuti. Non è semplice e così ci si accorge, al di là delle spettacolarizzazioni necessarie per rendere i collegamenti più attraenti, che ogni operazione ha bisogno di ampi studi e di progettazioni adeguate. Giusto per dare qualche dettaglio sul tipo di esercizi che vengono compiuti, oggi ci addentriamo nella descrizione di un movimento fisico necessario quanto impensabile in uno spazio veramente angusto: la corsa. Naturalmente, per quanto la dimensione della SSI è pari all’estensione di un campo di calcio, sono veramente esigui gli spazi in cui muoversi e certo è poco probabile veder correre in mutande parte degli astronauti mentre gli altri lavorano!

Così, quando ai componenti dell’equipaggio viene chiesto di effettuare un importante esercizio fisico necessario alla tonicità muscolare, si ricorre ad un apparecchio che è base in ogni palestra. Ma per il suo funzionamento è stato necessario creare degli imbrigliamenti che consentano di muovere le parti del corpo volute evitando pericolose scivolate. Sono movimenti che si imparano in laboratorio con un fitto programma di addestramento, in cui si misura il condizionamento cardiovascolare: perché correre sul tapis roulant genera carichi significativi che non devono essere trasmessi al resto della Stazione. Per questa ragione l’apparecchio viene ammortizzato su un sistema di isolamento delle vibrazioni, che smorza i carichi impartiti dalla persona che corre. I benefici sia psicologici che fisiologici sono vitali perché correre serve a contrastare il decondizionamento fisico causato dalla lunga esposizione alla microgravità evitando una degradazione nel tessuto osseo che porta ad una patologia assimilabile all’osteoporosi. Ovvero la decalcificazione delle ossa dovuto al mancato accumulo di calcio per gravità. Una sintomatologia molto grave che poi si paga anche nel corso degli anni a venire. Lo sanno bene gli astronauti ma anche gli scienziati che progettano i voli e che al momento fanno escludere permanenze eccessive su altri pianeti che comprensibilmente hanno dimensioni diverse da quelle terrene. Ovvero in condizioni in cui il corpo umano non può trovare adattamento adeguato. 

Tornando al tappeto, di cui tutti sentiamo il bisogno, specie quando non ce l’abbiamo. L’imbracatura utilizzata sulla Stazione Spaziale ha alcuni inconvenienti a causa di una regolazione limitata. Durante il suo utilizzo, alcuni astronauti hanno riportato l’insorgenza di irritazioni cutanee e di dolori ai fianchi e alle spalle. Però è una macchina che si rivela sempre più necessaria. La perdita del tessuto osseo nello spazio avviene ad un tasso più rapido di quello che avviene sulla sulla Terra normalmente. Nello spazio gli astronauti non si sottopongono esattamente alla stessa quantità e qualità di carichi ripetitivi di quello che facciamo noi sulla Terra e il calo della densità ossea occorre appunto, quando lo scheletro non è sollecitato. 

La necessità di una nuova imbracatura più comoda ed efficiente ha ispirato circa dieci anni fa lo sviluppo di un nuovo progetto, intrapreso in collaborazione con la Cleveland Clinic e finanziato dall’Human Research Program del Johnson Space Center della NASA di Houston.

Gli abitanti della SSI possono utilizzare una nuova tipologia di imbracatura denominata ‘The Glenn Harness‘ con strumentazioni adeguate per la misura dei carichi sulle cinghie durante il loro utilizzo. Secondo il sito ufficiale della Nasa, l’imbracatura fu progettata e realizzata con prototipi simili a zaini disassemblati e riadattati secondo le esigenze a cui si va incontro. 

Il team di ricercatori ha fatto tesoro delle informazioni di chi aveva già vissuto nello spazio, migliorando le cinghie con un tessuto antimicrobico a base di ioni di argento che smaltisce il sudore corporeo senza necessità di effettuarne il lavaggio, operazione complessa e particolarmente dispendiosa a causa del forte razionamento di acqua a bordo.

Abbiamo descritto un sistema forse tra i più semplici sistemati a bordo della Stazione eppure pur sempre assai complesso. «Lavorare ad un progetto che ha il potenziale di influenzare positivamente e direttamente gli astronauti è molto gratificante. La maggior parte del nostro sforzo è andata in questa direzione e speriamo che gli equipaggi ne traggano dei benefici» ha detto la dott.ssa Gail Perusek, manager del programma.

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