sabato, Agosto 15

Stato di emergenza: Palazzo Chigi chiede pieni poteri, poi ci ripensa Emergenza Covid-19 per fronteggiare la crisi d’autunno? A ottobre si precipiterà in una situazione che dal punto di vista sociale non è ben chiaro come sarà possibile governare: finirà la cassa integrazione, si assisterà a una valanga di licenziamenti, e non c’è ombra di progetto Paese

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Velenoso, il capogruppo dei senatori di Italia Viva, Davide Faraone, sibila: «Francamente le decisioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte lasciano interdetti per vari motivi…Come troppo spesso è accaduto negli scorsi mesi, il premier confonde le conferenze stampa con le aule parlamentari».

Da palazzo Chigi, si lascia filtrare la ‘notizia’ che c’èsorpresaper le polemiche e le levate di scudi di queste ore. ‘Un putiferio’ immotivato, viene definito. Se davvero non se l’aspettavano, è ancora peggio, significa che non si rendono conto di quello che fanno.
Sandra Zampa,
Sottosegretaria alla Salute, scrolla le spalle; cinque parole appena: «Ognuno recita la sua parte».

Sarà anche un copione dove ogni protagonista, spalla e comparsa recita il ruolo che gli compete. Ma la sceneggiatura richiede un robusto rinforzo. Non si può davvero dare torto a Maurizio Turco e Irene Testa, Segretario e tesoriere del Partito Radicale, che muovono un severo richiamo al Presidente del Consiglio: «Preannunciare iniziative per vedere l’effetto che fa, specie se gravi come la dichiarazione dello Stato di emergenza, è il segno che non si ha senso dello Stato. La faciloneria con la quale il Presidente Conte parla di stato di emergenza, che in una democrazia liberale è uno stato di eccezione, a ruota libera e in mezzo a una strada».

Lo scontro politico sulla proroga per tutto il 2020 dello stato di emergenza per Coronavirus è anche istituzionale. Il Presidente del Senato (seconda carica dello Stato), signora Elisabetta Casellati, annuncia che martedì prossimo ci sarà un voto, in occasione delle comunicazioni del Ministro Roberto Speranza: illustrerà un nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per prolungare alcune misure anti-contagio in scadenza, come quelle su distanziamento e mascherine. Casellati, persona solitamente prudente e ben compresa nel suo ruolo istituzionale si augura «che il voto di martedì sia l’inizio di una democrazia compiuta, perché alla Camera e al Senato siamo ormai gli invisibili della Costituzione».

Palazzo Chigi capisce l’antifona, e cerca di metterci una toppa: Speranza si limiterà ad illustrare i contenuti di un nuovo Dpcm prima che venga firmato da Conte. Ma martedì non ci sarà nessuna votazione. Qualcuno da quelle parti deve aver fatto presente che la procedura, per quanto ‘forma’, va rispettata e richiede dei ‘passaggi’ precisi: perché la proroga sia effettiva occorre una delibera in Consiglio dei Ministri. Poi il Presidente del Consiglio ne riferisce in Aula, e illustra i termini entro cui il Governo potrebbe portare sino a fine anno lo stato d’emergenza. Se ci sarà anche un voto, è tutto da vedere.
Le Camere, insomma, si esprimeranno, ma non è detto che si giunga a un voto. Ovviamente l’Italia Viva di Matteo Renzi preme in questa direzione: così da far pesare, ancora una volta, il suo essere determinante per la sopravvivenza del Governo. Per lo stesso motivo,
nicchia il Movimento dei Cinque Stelle, peraltro in altre faccende affaccendato: la guerra interna clandestina si sta facendo sempre più spietata e cruenta. Con tweet a metà tra il criptico e lo sberleffo Grillo ha forse dato il ben servito al Sindaco di Roma Virginia Raggi: ‘Virgì, Roma nun te merita’; in più ‘l’Espresso’ getta benzina sull’incendio: «Il caso Grillo. Da distruttore a grande stabilizzatore: del Movimento 5 Stelle che ha fondato, del Governo Conte, della maggioranza col PD, del sistema. Proprio mentre prosegue nel silenzio l’indagine giudiziaria che fa tremare la sua famiglia. Inchiesta sul leader misterioso da cui dipende la politica italiana», strilla la copertina. All’interno colpi impietosi di mannaia per tutti.

Il PD, al solito, si muove con grande cautela, timoroso di ogni stormir di foglia, ma ribadisce la posizione del partito anticipata dal segretario, Nicola Zingaretti, con un irrituale tweet: «Il PD è pronto a sostenere qualsiasi scelta del governo utile a contenere la pandemia. Chi nel mondo non lo ha fatto sta pagando un prezzo drammatico».

Il centro-destra appare intenzionato a non concedere nulla. Matteo Salvini e Giorgia Meloni sparano alzo zero. Per il leader della Lega «il Governo: invece di rinnovare lo stato di emergenza, allungandolo fino a fine anno si concentri su lavoro, libertà, salute e sicurezza». Roberto Calderoli, rincara la dose: «Il Governo si è indebitamente appropriato di pieni poteri straordinari attribuibili, come previsto dall’articolo 78 della Costituzione, solo nello stato di guerra, stato che deve essere deliberato dalle Camere. Il Governo si è mosso fuori dal solco della Carta costituzionale».

Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi in una ‘lettera’ a ‘La Stampa’ sostiene che il Covid-19 «non può diventare pretesto per la sostanziale sospensione di fondamentali garanzie costituzionali, prima fra le quali un trasparente controllo del Parlamento sull’Esecutivo». Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, segue a ruota: «Conte voleva un blitz. Consiglio dei ministri lampo, magari notturno; stato di emergenza prorogato al 31 dicembre; pieni poteri confermati al presidente del Consiglio. La levata di scudi delle opposizioni ha stoppato questo maldestro tentativo, adesso la decisione dovrà essere presa dal Parlamento. Ai 5 Stelle non chiediamo niente, sarebbe pretendere troppo, ma ci rivolgiamo invece a PD e Italia Viva, affinché dicano ‘no’ a questa inutile incoronazione pretesa da Conte. Fermo restando il livello di guardia, da tenere alto rispetto al Covid, non è più accettabile un premier che si atteggia a capo assoluto della Repubblica italiana. Siamo una democrazia matura, non abbiamo bisogno di snaturare le nostre istituzioni per affrontare la coda della pandemia». Concorda il Presidente di Noi con l’Italia, Maurizio Lupi: «Non esiste nessun motivo per prorogare». Ma è da Italia Viva, con Maria Elena Boschi, che arrivano logoranti colpi di banderilla: «La nostra posizione come Italia Viva è sempre stata molto chiara, quando si tratta di limitare le libertà dei cittadini, anche se per motivi di salute, per tutelare tutti noi, occorre che il Governo si faccia guidare dal Parlamento».
Di altre perplessità si fa interprete
Stefano Fassina di LEU: «Preoccupante la proroga dello stato di emergenza proposta dal governo, sia per le implicazioni sul terreno sanitario, economico e sociale, sia sul terreno democratico».

Altro che «ognuno recita la sua parte», come dice la sottosegretaria Zampa. Fini giuristi come Sabino Cassese e Giovanni Maria Flick, entrambi giudici emeriti della Corte Costituzionale, che ruolo recitano? Per entrambi sono tante le ragioni per non accogliere la richiesta del presidente del Consiglio di prorogare lo stato di emergenza al 31 dicembre; e non possono certo essere accusati di preconcetta ostilità nei confronti del Governo.

C’è poi un altro ‘protagonista’: silente, ma non assente; il suo operare si può intuire, indovinare; ne leggeremo chissà il giorno in cui lui o qualche collaboratore a lui vicino, pubblicherà un diario o delle memorie. Ad ogni modo, comprensibile, la prudenza del Presidente della Repubblica. Sergio Mattarella avrà fatto giungere, sia pure felpati, inviti alla cautela? Al Quirinale avranno senz’altro riletto le preoccupazioni manifestate da un predecessore, Francesco Cossiga, rispetto ai poteri e alla durata dello stato di emergenza. Nel messaggio che accompagnava la prima stesura della legge sulla Protezione civile rinviata alle Camere, Cossiga la giudicava troppo vaga nei poteri delegati al Presidente del Consiglio.

Il tempo corre veloce. A ottobre tre mesi volano si precipiterà in una situazione che dal punto di vista sociale non è ben chiaro come sarà possibile governare: finirà la cassa integrazione, si assisterà a una valanga di licenziamenti.
L’emergenza Covid-19 diventerà lo scudo per far fronte in qualche modo all’emergenza sociale? Verranno al pettine le debolezze strutturali del Paese, non solo del Governo: quelle tecnico-amministrative locali, e soprattutto si sconterà il deficit di idee e di ‘visione’ di una classe politica che non è tale.
Bankitalia, che prevede un PIL oscillante intorno al 10 per cento, ha indossato occhiali con le lenti rosa: il Paese sostanzialmente è seduto, la ‘domanda’ è crollata; si procede con ‘mance’, ma non c’è ombra di progetto Paese. Non ci si può lamentare dello sguardo severo dei Paesi dell’Unione Europea, visto che finora si è fatto solo, sostanzialmente, dell’assistenzialismo. Nessuna scelta di carattere industriale, fiscale e sociale, di sviluppo; però, bonus per vacanze e monopattini o biciclette, peraltro con modalità macchinose e paralizzanti. Il trionfo della burocrazia miope il cui unico scopo è complicare le operazioni semplici, come un banale versamento su conto corrente, sull’esempio di altri Paesi.

C’è chi, come Carlo Calenda, propone un governo di ampia coalizione, che raccolga responsabili e capaci: da Forza Italia al PD fino a Italia Viva. A parte che forse non ci sono i numeri, per una simile eterogenea coalizione, dove e come trovarli gli autorevolie i competenti?
Qualcuno, come
Massimo Cacciari, auspica unmomento traumaticoche faccia da levatrice, «elezioni in cui le forze politiche prendono atto della incapacità di governare e si aprono a prospettive diverse».
Proprio Cacciari la valuta come prospettiva irrealistica, e malinconico conclude:
«E’ proprio la difficoltà della situazione a rafforzare questo governo. Resistere, resistere, resistere. In questo Conte è bravissimo».
Questa la situazione, questi i fatti.

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