mercoledì, Agosto 21

Stati Uniti: Trump si prende la Federal Reserve? La corrente interna alla Fed favorevole all'abbassamento dei tassi ne uscirebbe rafforzata

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Dopo mesi di attacchi ripetuti contro la Federal Reserve e il suo governatore Jerome Powell, il presidente Donald Trump sembra essere riuscito a scalfire la barriera protettiva dietro cui il la Banca Centrale Usa si era asserragliata per difendere la propria indipendenza. Nelle scorse settimane, infatti, durante un incontro a New York moderato dal giornalista del ‘New York Times’ Neil Irvin, Powell ha dichiarato che, nonostante l’economia statunitense versi in una situazione sostanzialmente salutare, da maggio sono emersi «correnti contrarie»quali le tensioni sul commercio internazionale nel quadro di un generale rallentamento dell’economia mondiale, che potrebbero costringere il board della Federal Reserve a rivedere la linea operative tenuta finora. La quale ha visto la Banca Centrale Usa varare ben quattro rialzi dei tassi nell’arco del 2018, provocando forti scossoni borsistici e suscitando l’ira della Casa Bianca, secondo cui la stretta creditizia varata da Powell avrebbe arrecato pesanti danni all’economia nazionale. A partire dal 2019, Powell e i suoi collaboratori hanno tuttavia adottato un approccio maggiormente improntato alla moderazione, destinato con ogni probabilità a tradursi in un graduale abbassamento dei tassi.

Lo suggeriscono anche i nuovi rapporti di forza che potrebbero verosimilmente venire a determinarsi per effetto della selezione, da parte della Casa Bianca, di due economisti allineati che, se giudicati idonei dal Senato, andranno a occupare le due poltrone vacanti nel direttorio della Banca Centrale. Si tratta di Christopher Waller e Judy Shelton, due economisti che pur avendo alle spalle carriere differenti sono accomunati dalla convinzione che la Fed debba tornare alle politiche monetarie espansive portate avanti da Ben Bernanke e Janet Yellen negli anni successivi al crack di Lehman Brothers. Waller ha recentemente prestato servizio presso la Federal Reserve di St. Louis, l’unica delle dodici sedi distrettuali di cui si compone il Federal Reserve System che durante il vertice dello scorso giugno si espresse contro la linea ufficiale e a favore di un taglio dei tassi. La Shelton, invece, dopo aver lavorato per anni presso la Hoover Institution, contribuì a curare le campagne elettorali dei repubblicani Bob Dole e Ben Carson, e fu quindi reclutata dall’amministrazione Trump come consigliere economico ‘non ufficiale’ della Casa Bianca che apprezzò uno suo articolo elogiativo del tycoon newyorkese comparso sul ‘Wall Street Journal’.

Stando alle indiscrezioni, il Presidente avrebbe adottato criteri particolarmente severi per individuare candidati all’altezza, probabilmente in ragione del fatto che negli scorsi mesi il Senato, dove il Partito Repubblicano ha la maggioranza,  rifiutò per ben quattro volte di ratificare la nomina degli economisti indicati dalla Casa Bianca. Grazie al suo profilo ‘istituzionale’ e alle numerose pubblicazioni scientifiche, Waller avrebbe buone possibilità di ottenere l’approvazione del Senato, mentre la posizione della Shelton – aperta sostenitrice del ritorno al gold standard – appare maggiormente incerta. Fatto sta che se le nomine dovessero ottenere l’avallo senatoriale, il direttivo della Federal Reserve penderebbe molto di più a favore della linea monetaria gradita dall’amministrazione Trump, che non ha mai nascosto di guardare con fastidio all’indipendenza della Banca Centrale rispetto al potere esecutivo.

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