martedì, Marzo 19

Stati Uniti: riparte la corsa allo spazio Il successo della collaborazione tra Nasa e SpaceX rimette gli Usa sulla via dell'autonomia aerospaziale

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Lo scorso 3 marzo, la capsula spaziale Crew Dragon che era stata lanciata il giorno prima da Cape Canaveral con il razzo Falcon-9 è attraccata automaticamente – cioè senza l’ausilio del braccio meccanico – presso il modulo Harmony della Stazione Spaziale Internazionale (Iss) con a bordo quasi 200 kg di attrezzature e rifornimenti e un manichino (ribattezzato Ripley) dotato di sensori utili a saggiare le sollecitazioni a cui saranno sottoposti gli astronauti che dovrebbero visitare lo spazio tra pochi mesi. Dopo cinque giorni di permanenza presso la stazione, Crew Dragon ha iniziato il volo di rientro. Lo sganciamento della capsula dal comparto non pressurizzato composto da radiatore e pannello solare ha quindi preceduto l’accensione dei propulsori e l’avvicinamento all’atmosfera terrestre, il cui attraversamento ha richiesto circa mezz’ora. Il processo di rientro dallo spazio si è svolto senza problemi, con la Crew Dragon che è piombata nelle acque oceaniche al largo della Florida e recuperata dalla nave Go Searcher.

L’intera operazione si configura come un grande successo per gli Usa, perché consentirà loro di rilanciarsi nel settore dei voli spaziali con equipaggio a bordo a ben otto anni di distanza dall’archiviazione degli shuttle. Da quel momento in poi, la Nasa si era servita di veicoli russi Soyuz per trasportare i propri astronauti alla Iss e riportarli sulla Terra, versando a Mosca ben 80 milioni di dollari per ciascun membro dell’equipaggio imbarcato. Questo determinante passo in avanti verso l’autonomia nel settore dei voli aerospaziali è stato realizzato grazie alla fruttuosa collaborazione tra la Nasa e SpaceX, l’azienda privata fondata e guidata da Elon Musk a cui si deve la messa a punto del lanciatore Falcon-9 e della capsula Crew Dragon. La partnership pubblico-privata è stata portata avanti nell’ambito del programma Commercial Crew, lanciato con lo scopo di riportare astronauti statunitensi nello spazio senza avvalersi del supporto russo. Per evitare la creazione di monopoli del settore, la Nasa ha deciso di coinvolgere nell’affare anche la Boeing (impegnata a sviluppare la navicella Starliner, concorrente di Crew Dragon), assegnandoli parte non irrilevante dei 6,8 miliardi di dollari di contratti previsti dal piano di investimenti.

Il successo dell’esperimento ha convinto i vertici della Nasa a concedere il via libera a un nuovo test, che si terrà all’inizio di aprile, finalizzato a verificare l’affidabilità di un sistema di emergenza. Nel caso in cui anche il nuovo esame dovesse dare esito positivo, tutto sarà pronto per il lancio di Demo-2, il viaggio aerospaziale che vedrà gli astronauti della Nasa Bob Behnken e Doug Hurley imbarcarsi su una nuova capsula diretta alla Iss. Per Donad Trump, che nel suo discorso sullo Stato dell’Unione aveva fatto esplicito riferimento al fatto che «quest’anno, astronauti statunitensi torneranno nello Spazio su razzi Usa», il successo del test riveste una notevole importanza, perché funzionale al lancio della nuova politica spaziale statunitense intesa a interrompere i finanziamenti all’Iss a partire dal 2025 e ridurre i costi per la messa a punto di viaggi nello spazio per dedicare le risorse risparmiate alla costruzione di una nuova stazione spaziale in orbita lunare.

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