martedì, Novembre 12

Stati Uniti: la dottrina nucleare di Donald Trump Il Pentagono ha annunciato la nuova strategia americana. Ma in cosa consiste?

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Come aveva più volte ribadito nel corso della campagna elettorale, anche il 30 gennaio 2018, nel «Discorso sullo Stato dell’Unione», il Presidente Donald Trump è tornato a parlare del «rafforzamento dell’arsenale nucleare». Il piano prevedrebbe un ammodernamento dello stock a disposizione: ad esempio, i missili Cruise. Ma il fil rouge è costituito da «flessibilità» e «strategia su misura» così da poter rispondere alle diverse minacce.

Quattro in particolare: Russia, Cina, Corea del Nord, Iran. «Mantenere un efficace deterrente nucleare è molto meno costoso che combattere una guerra che non siamo riusciti a scoraggiare » sostiene il Segretario alla Difesa James Mattis, riponendo l’ accento sulla necessità di un arsenale nucleare quale inesauribile fonte di deterrenza, oltre che di assicurazione per gli alleati e valido strumento contro la proliferazione.

Del resto – afferma il documento del Pentagono – già la Commissione bipartisan di posizione strategica del Congresso, guidata dagli ex segretari di difesa William Perry e James Schlesinger – aveva sottolineato nel 2009, che «le condizioni che potrebbero verificarsi possibile l’eliminazione globale delle armi nucleari non sono presenti oggi e la loro creazione richiederebbe una trasformazione fondamentale dell’ordine politico mondiale»

La triade nucleare strategica di oggi, largamente utilizzata negli anni ’80 o prima, consiste in: sottomarini (SSBN) armati di missili balistici lanciati sottomarini (SLBM); svolte sulla terraferma missili balistici intercontinentali (ICBM); e i bombardieri strategici che trasportano la gravità bombe e missili da crociera lanciati dall’aria (ALCM). Gli Stati Uniti attualmente gestiscono sottomarini di classe OHIO dotati di Trident II (D5) SLBM per rifornire la propria forza deterrente basata sul mare: il progetto li vorrebbe sostituire con sottomarini della classe Columbia.

La deterrenza a terra, la gamba più reattiva della triade, è garantita da 400 ICBM Minuteman III a testata singola dispiegati in 450 silos sotterranei dispersi in diversi stati. L’obiettivoa sarebbe sostituirli con il Ground-Based Strategic Deterrent (GBSD). Gli Stati Uniti sosterranno e modernizzeranno il B-52H e il B-2A per garantire che rimangano efficace nel futuro. Data la continua proliferazione e miglioramento capacità di difesa aerea avversaria e il continuo invecchiamento del B-52H, dell’ALCM e del B-2A, gli Stati Uniti hanno avviato un programma per sviluppare e implementare la prossima generazione bombardiere, il B-21 Raider.

Dal documento del Pentagono

Il progetto dovrebbe costare circa il 6,4 percento dell’attuale budget del dipartimento della Difesa. Questo 6,4 per cento dell’attuale budget richiesto per il programma di sostituzione a lungo termine rappresenta meno dell’uno per cento del bilancio federale complessivo. Questo livello di spesa per sostituire le capacità nucleari degli Stati Uniti si paragona al 10,6 per cento del budget richiesto durante l’ultimo periodo di investimento negli anni ’80, che all’epoca era quasi il 3,7 per cento del budget federale e il 17,1 per cento del budget richiesto all’inizio degli anni ’60. Negli anni, soprattutto dopo la fine della Guerra Fredda, il numero di ordigni atomici americani e russi è molto diminuito, anche grazie ai diversi accordi internazionali: si è passati dalle oltre 20.000 del 1990 a poco più di 5000.

Della nuova Postura nucleare statunitense abbiamo parlato con Stefano Silvestri, Direttore editoriale di “AffarInternazionali” oltre che consigliere scientifico presso lo IAI (Istituto Affari Internazionali).

«Dobbiamo guardare la realtà negli occhi e vedere il mondo così com’è, non come vorremmo che fosse» scrive il Segretario alla Difesa americana James Mattis. A differenza della Presidenza Obama, per l’ ‘America First’, il nucleare rimane ancora una fondamentale fonte di deterrenza nei confronti dei potenziali avversari?

E’ una nuova sottolineatura dell’ importanza del ruolo delle armi nucleari. Anche se, ad esempio, l’ Europa era favorevole ad un loro progressivo smantellamento.

Continuano dunque ad avere un importante ruolo a livello diplomatico?

E’ vero che hanno un ruolo a livello diplomatico. Diciamo che in questa situazione è complicato capire se c’è o meno questo mutamento di dottrina strategica. Alcuni sostengono di sì nel senso che l’ attuale posizione, soprattutto insistendo sulla necessità di usare l’ arma nucleare anche per contrastare minacce non nucleari e proponendo lo sviluppo di un maggior numero di testate ad uso tattico, potrebbe far pensare ad un impiego dell’ arma nucleare anche in conflitti a bassa intensità. Al Pentagono, è sempre stata diffusa l’ ipotesi di usare l’ arma nucleare anche in conflitti non convenzionali, in conflitti non di massimo livello. Ce n’è una lunga lista, a partire da quando il generale  MacArthur aveva proposto di usare l’ arma nucleare per bloccare l’ avanzata cinese in Corea del Nord durante la Guerra di Corea fino all’ ipotesi di utilizzarla in Vietnam. A queste proposte, è stato sempre, però, risposto negativamente. Quindi che ci siano dichiarazioni in questo senso nella dottrina elaborata dal Pentagono non meraviglia del tutto. Quello che cambia è la dimensione tecnologica che potrebbe rendere questo più possibile: in passato, infatti, era molto più difficile fare una distinzione tra le armi nucleari tattiche e le armi nucleari strategiche. Oggi la miniaturizzazione potrebbe essere molto più facile.

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