venerdì, Settembre 25

Stati Uniti e Turchia sempre più ai ferri corti Continuano a salire le tensioni tra i due 'pesi massimi' della Nato

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È tuttavia assodato che la Turchia, nonostante le ingenti perdite subite nell’operazione, continuerà a colpire duro la regione kurda o, in alternativa, lascerà che sia l’esercito siriano a riconquistarla. Nell’ottica di Ankara, una entità kurda ai propri confini rappresenta infatti il peggiore degli incubi strategici, benché la situazione venutasi a creare in Siria sia frutto anche della politica di appoggio ai jihadisti portata avanti da Erdogan. I richiami alla moderazione da parte di Donald Trump non hanno avuto alcun effetto pratico per il momento, perché il vero nodo della questione, come rilevato dai sempre attenti analisti di ‘Moon of Alabama’, è quale fazione interna al Dipartimento di Stato, alla Cia e al Pentagono tenderà a prevalere; se si imporrà la posizione dei filo-turchi, Erdogan potrebbe fare immediatamente marcia indietro, ma in caso contrario il leader turco non avrà altra scelta che intensificare la collaborazione con Teheran e, soprattutto, Mosca– e indirettamente con Damasco.

Si tratterebbe di consolidare una tendenza già ampiamente in atto, visto e considerato che Erdogan ha concordato con Putin non solo la realizzazione del gasdotto Turkish Stream, ma anche l’acquisto di missili anti-aerei S-400. Si tratta di una mossa potenzialmente dirompente, dal momento che la Turchia rappresenta il bastione meridionale della Nato su cui gli Stati Uniti fanno affidamento per contenere la Russia fin dal lontano 1952. Eppure, non mancano certo gli indizi a supporto della tesi che tende ad accreditare l’allontanamento strategico tra Ankara e Washington. Nei giorni scorsi, ad esempio, si è assistito a uno scambio diplomatico piuttosto tra le parti, che ha visto l’ufficio stampa del presidente turco smentire piuttosto seccamente il resoconto del colloquio telefonico tra Erdogan e Trump fornito dallo staff della Casa Bianca, secondo cui «Trump ha comunicato a Erdogan che l’intensificarsi delle violenze ad Ifrin, Siria, rischia d’indebolire i nostri obiettivi comuni in Siria. Ha esortato la Turchia a ridurre e limitare le azioni militari ed evitare vittime civili e di aumentare follati e rifugiati […]. Il presidente ha anche espresso preoccupazione sia per la retorica bellicista impiegata dai vertici politici di Ankara che per la sicurezza dei cittadini degli Stati Uniti presenti in territorio turco messa a rischio dal prolungato stato di emergenza in Turchia».

Si tratta di un linguaggio decisamente irrituale nel mondo ovattato della diplomazia internazionale, a cui infatti la Turchia ha reagito per le rime, negando quanto riportato dall’ufficio stampa della Casa Bianca. Tutto ciò è indice della rapidità con cui gli Stati Uniti stanno perdendo terreno e influenza in Medio Oriente. Il pericolo è tale da indurre James Stavridis, ex comandante supremo della Nato, a prendere direttamente la parola per sostenere, sulle colonne di ‘Bloomberg’, che «per il momento Washington cerca di percorrere l’angusto sentiero tra il sostegno ai suoi ex-partner di combattimento kurdi e il mancato rispetto del rapporto con la Turchia. Ma il margine di manovra tende a chiudersi profilando dinnanzi a Washington una scelta decisiva. Cosa dovranno fare gli Stati Uniti? […] Semplicemente non possiamo permetterci di ‘perdere’ la Turchia […]. Si tratta di un Paese che fin dal secondo dopoguerra è saldamente schierato dalla parte degli Usa, dotato di un’economia forte e diversificata e una popolazione giovane e in crescita. L’importanza regionale e globale della Turchia continuerà a crescere nel XXI Secolo. Sì, i funzionari statunitensi possono e hanno il dovere di criticare le azioni turche nel caso in cui esse configurino violazione del diritto internazionale o dei diritti umani, ma strettamente in privato, almeno finché dura questa situazione […]. È nell’interesse strategico degli Stati Uniti mantenere la Turchia all’interno della Nato e della comunità transatlantica. Sarebbe un errore geopolitico di proporzioni epocali vedere la Turchia uscire da quell’orbita e allearsi a Russia e Iran».

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