lunedì, Agosto 3

Stati Uniti e Turchia sempre più ai ferri corti Continuano a salire le tensioni tra i due 'pesi massimi' della Nato

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Nei giorni scorsi, l’esercito turco ha sferrato l’operazione Olive Branch contro la regione di Ifrin, situata nella Siria nord-occidentale, con l’obiettivo di contenere le forze kurde dell’Ypg e mantenerle a debita distanza dai confini turchi. In questi ultimi anni, l’Ypg ha funto da esercito di terra attraverso il quale gli Stati Uniti hanno cercato di minare l’integrità territoriale siriana e eliminare la presenza dell’Isis dalle regioni kurde. Lo scorso ottobre, mentre infuriava l’assedio di Raqqa, lo schieramento Usa-kurdi ha accordato all’Isis la possibilità di evacuare migliaia di jihadisti armati fino ai denti (assieme alle loro famiglie) il cambio della cessazione degli scontri presso la capitale dello ‘Stato Islamico’. L’accordo, raggiunto sotto la supervisione di alcuni alti rappresentanti della coalizione a guida Usa che avevano addestrato e armato i guerriglieri kurdi, contemplava anche che i guerriglieri in fuga raggiungessero la città di Deir az-Zohr per rafforzare la resistenza delle locali milizie islamiste contro gli attacchi dell’Esercito Arabo Siriano.

All’intesa hanno fatto seguito le dichiarazioni del segretario di Stato Rex Tillerson, il quale ha reso noto che gli Stati Uniti non intendevano smobilitare dalla Siria nonostante la liberazione di Raqqa, poiché interessati a contenere l’influenza iraniana. Tali esternazioni hanno tuttavia indotto il presidente Turco Recep Tayyp Erdogan a richiedere ufficialmente agli Usa di interrompere il loro sostegno all’Ypg e di riprendere le armi che avevano fornito alla compagine kurda, visto e considerato che gli obiettivi strategici – la ripresa di Raqqa e l’eliminazione della presenza dello ‘Stato Islamico’ dalle regioni kurde – erano ormai stati raggiunti. Washington acconsentì piuttosto rapidamente, ma senza dar seguito alle proprie promesse. Nell’arco di pochi giorni, l’intelligence di Ankara ha così scoperto che l’Ypg disponeva ancora di missili anticarro a guida laser e missili antiaerei, cosa che a detta di Erdogan poneva i guerriglieri kurdi nelle condizioni di minacciare la sicurezza nazionale turca. Da punto di vista di Ankara, la proposta statunitense relativa all’istituzione di una ‘zona sicura’ atta a separare le roccaforti kurde dal confine turco risulta assolutamente insoddisfacente, perché un Ypg – che Erdogan considera una filiale del Pkk – ben armato solidamente insediato alle porte della Turchia è ritenuto del tutto in grado di ricavarsi una propria regione dotata di larga autonomia nel nord della Siria destinata ad alimentare ulteriormente le pulsioni irredentiste nel Kurdistan turco.

No stupisce pertanto che Ankara abbia deciso di tagliar corto e rivolgersi a Mosca e Teheran, alleati di ferro di Damasco, per convincerli ad autorizzare un’operazione militare kurda contro l’Ypg facendo leva sulla necessità russa e iraniana di neutralizzare l’influenza statunitense in Siria. Secondo l’esperto di questioni mediorientali Elijah Magnier, «il governo siriano chiese a Russia e Iran di offrire ai kurdi la possibilità di smarcarsi da Washington, accettando la presenza dell’Esercito Arabo Siriano nelle città di Manbij e Ifrin, invece dell’invasione turca. La Turchia […] attese il via libera russo-iraniano prima di intervenire, mentre funzionari di Mosca negoziavano con i kurdi per scongiurare la discesa in campo dell’esercito turco […]. Le trattative fallirono perché il comandante militare di Ifrin riteneva che l’appoggio che gli Usa garantiscono all’Ypg avrebbe costretto Erdogan a desistere». Ad Ankara e Mosca non rimase quindi che accordarsi tra di loro, tramite «un’intesa segreta in base alla quale Ankara avrebbe definitivamente revocato il sostegno ai jihadisti impegnati a combattere presso Idlib e aperto così le porte alla riconquista della città da parte dell’esercito siriano. La Russia avrebbe invece ritirato le proprie truppe e lasciato all’esercito turco campo libero per sferrare un’operazione militare contro l’Ypg». Lo scorso 21 gennaio è così scattata l’Operazione Olive Branch, che ha visto l’esercito turco coadiuvato da una nutrita schiera di guerriglieri ceceni, uiguri e turcomanni lanciare brutale attacco contro la città di Ifrin. L’offensiva turca ha tuttavia perso rapidamente il proprio slancio iniziale, a causa della tenace resistenza dell’Ypg, i cui membri sono buoni combattenti e conoscono bene il territorio montagnoso locale.

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