martedì, Giugno 25

Stati Uniti: debito privato in continuo aumento E i mutuatari sono sempre più in difficoltà a ripagare i loro debiti

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Secondo un recente rapporto, ben sette milioni di statunitensi hanno smesso di pagare le rate dei prestiti contratti per acquistare un’automobile da almeno tre mesi. Si tratta di una cifra abonorme, di gran lunga superiore – di almeno un milione di persone, stando ai dati forniti dalla Federal Reservea quella registrata in un anno particolarmente critico sotto il profilo economico come il 2010. La Federal Reserve di New York sostiene che il problema investa soprattutto i mutuatari al di sotto dei 30 anni dotati di bassi punteggi creditizi: esattamente il tipo di persone, in altre parole, che avrebbe potuto riscontrare maggiori difficoltà nel ripagare sia il prestito per l’acquisto di un’auto che il mutuo studentesco.

Anche i dati relativi a quest’ultima voce sono decisamente critici, visto e considerato che i prestiti studenteschi sono cresciuti da 600 a quasi 1.400 miliardi di dollari tra il 2008 e il 2018 (secondo fattore di indebitamento privato dopo i mutui immobiliari) e una quota crescente degli oltre 45 milioni di cittadini statunitensi coinvolti si trova attualmente nell’impossibilità di saldare il conto con regolarità. Le insolvenze sono arrivate a toccare l’11% del totale. Paul Della Guardia, economista presso l’Institute of International Finance, ha ricordato agli intervistatori di ‘Bloomberg’ che «oltre il 90% dei prestiti agli studenti è garantito dal Dipartimento dell’Istruzione degli Stati Uniti, il che significa che se una recessione dovesse provocare un aumento della disoccupazione giovanile e innescare una catena di inadempienze, il bilancio del governo statunitense ne risentirebbe pesantemente». All’origine del fenomeno vi è anche in questo caso la tipologia strutturale del prestito studentesco, per sua natura scollegato dallo stato del mercato del lavoro su cui si regge la solvibilità dei contraenti. In presenza di una congiuntura economica problematica come quella attuale, i neolaureati si imbattono in notevoli difficoltà a reperire un’occupazione retribuita in misura sufficiente da consentire loro di estinguere i debiti. Inoltre, il prestito studentesco non contempla la possibilità di dichiarare default, e va quindi restituito nella sua interezza a prescindere dalle condizioni di vita del contraente che rischia così di trascinarsi il fardello debitorio per buona parte della propria esistenza sottraendo risorse ai consumi.

Un discorso simile può essere formulato per quanto riguarda i prestiti legati alle carte di credito. I dati indicano infatti che il totale dei debiti contratti dai possessori corrispondono a circa 800 miliardi di dollari, con le insolvenze in costante crescita dal 2011 ad oggi – gli istituti maggiormente coinvolti sono Citigroup, Bank of America, Jp Morgan Chase e Wells Fargo. Si stima che ogni famiglia americana abbia in media un debito legato alle carte di credito pari a 8.284 dollari. Il tutto mentre le sofferenze bancarie connesse ai prestiti alle aziende conoscono una progressiva contrazione. Segno che le famiglie non riescono a trarre benefici adeguati dall’andamento dell’economia, cosa che mette a dura prova la credibilità della teoria reganiana su cui si basa l’architettura della riforma fiscale introdotta dall’amministrazione Trump.

Da ciò si evince che,analogamente a quanto accadeva molto prima dello scoppio della crisi del 2008, i cittadini statunitensi continuano a ricorrere sistematicamente all’indebitamento per mantenere il proprio standard di vita. Secondo l’economista Martin Hellwig, «prese singolarmente, nessuna di queste voci [i prestiti per l’acquisto di auto, il mutui studenteschi e i debiti legati alle carte di credito, nda]può rappresentare un fattore scatenante di una prossima crisi, gli importi non sono paragonabili a quelli dei mutui per la casa e i debitori sono diversi […]. Tuttavia, devo sottolineare che i numeri aggregati del debito per gli Stati Uniti rimangono preoccupanti come per altre aree del mondo. In sostanza, dal 2007 ad oggi, non c’è stata alcuna riduzione del debito, nemmeno in termini relativi». La differenza tra l’attuale stato dell’economia e quello relativo al periodo pre-crisi è data dal fatto che oggi i debiti tendono a minacciare il tenore di vita dei cittadini statunitensi, e in forma minore lo stato patrimoniale delle banche. La situazione potrebbe poi sfuggire di mano nel caso in cui la Federal Reserve dovesse accantonare i recenti tentennamenti per tirare dritto con la sua politica di normalizzazione monetaria‘, cosa che accrescerebbe inesorabilmente il peso reale dei mutui sottraendo risorse ai bilanci domestici.

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