venerdì, Novembre 27

Stati Uniti – Cina: torna l’ alta tensione per via di Taiwan Ross Feingold, analista di Taipei, esamina le conseguenze della recente inaugurazione della nuova sede dell' AIT

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Mentre il presidente americano Donald Trump stringeva la mano al dittatore nordcoreano Kim Jong Un, gli Stati Uniti inauguravano la loro nuova ambasciata de facto a Taiwan: trattasi del nuovo complesso di uffici da 255 milioni di dollari del nuovo American Institute in Taiwan (Ait) che si estenderebbe su ben 16 acri.

Il presidente dell’Ait, James Moriarty, ha definito il nuovo complesso una vera e propria pietra angolare delle relazione bilaterali con Taiwan, una «testimonianza del forte impegno degli Stati Uniti» verso Taipei. «In qualità di democrazie libere e aperte abbiamo il dovere di difendere i nostri valori e gli interessi reciproci. Finché saremo uniti niente potrà frapporsi tra di noi», ha dichiarato la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, nel corso dell’inaugurazione. Il riferimento alla connotazione di «democrazie libere» non poteva non essere che una frecciatina non tanto velata alla Cina che, dal canto suo, attraverso il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang, ha espresso la profonda preoccupazione di Pechino: «se un qualsiasi funzionario americano partecipa a questa attività, qualunque sia la scusa, viola il principio di una sola Cina». Come si legge, l’ irritazione si è intensificata per la partecipazione, alla cerimonia, di Marie Royce, vice segretario di Stato americano per gli Affari culturali. «Esortiamo gli Stati Uniti»- ha precisato Geng Shuang – «ad onorare le sue parole sulla questione di Taiwan e a correggere le sue violazioni in modo da evitare di colpire i legami Cina-Stati Uniti e la pace e la stabilità nelle relazioni trasversali».

Per stigmatizzare l’ evento dell’ inaugurazione, proprio in queste ore, il Ministro degli Esteri di Taiwan, Joseph Wu, ha conferito il più alto riconoscimento al ministero, la Grande Medaglia della Diplomazia, al Direttore dell’ AIT Kin Moy che ha ringraziato la squadra, dicendosi orgoglioso del lavoro svolto. Dopo quasi tre anni, potrebbe far ritorno negli Stati Uniti, venendo probabilmente sostituto dall’ex vicedirettore Brent Christensen. Ma non ci sono certezze a riguardo.

Ricordiamo che l’ Isola di Taiwan, anche nota come Isola di Formosa, nome che le era stato attribuito dai portoghesi alla metà del XVI secolo, si trova a meno di 200 Km dalla Repubblica popolare cinese, dalla quale è separata dal cosiddetto ‘Stretto di Formosa’. La disputa tra Taipei e Pechino affonda le sue radici nella guerra civile cinese e alla rivalità tra Mao e Chiang Kai Shek, costretto a rifugiarsi sull’ isola. Da 40 anni, ovverosia da quando gli Stati Uniti non hanno più riconosciuto la Repubblica di Cina a Taiwan, l’ isola è in piena disputa con Pechino sulla base delle opposte interpretazioni dell’ ‘una Cina’.

Con più di 20 milioni di abitanti, di cui poco meno di 3 milioni solo nella capitale Taipei, è dunque una delle spine nel fianco di Pechino. Anzi, a partire dalla conquista della presidenza da parte di Tsai Ing-wen (il suo predecessore, Ma Ying-jeou, esponente del partito Kuomintang, aveva assunto una linea più morbida con Pechino), le relazioni tra l’ isola e la Cina non hanno fatto altro che peggiorare a vista d’ occhio data la contrarietà della nuova leadership taiwanese e del Partito Democratico Progressista (DPP) ad aprire un dialogo con Pechino oltre che la volontà di aumentare le spese militari per difendere la propria sovranità dalle mire della Cina che, negli ultimi mesi, si è resa autrice di provocazioni nei confronti di Taipei il cui ministero della Difesa avrebbe certificato circa 16 esercitazioni cinesi nel corso dell’ ultimo anno condotte nelle prossimità dell’ isola. A metà aprile, nello stretto di Taiwan, Pechino ha organizzato un’ esercitazione ‘live fire’ che coinvolgeva 10mila persone, 48 navi, tra cui caccia, più di 70 elicotteri e la portaerei cinese Liaoning, sul cui ponte, Xi aveva affermato: «La missione di costruire una potente marina militare non è mai stata più urgente di quanto non sia oggi».

La Repubblica popolare, peraltro, al fine di dissuadere gli Stati Uniti, sta apportando una larga revisione l’aviazione di marina con l’ obiettivo di un rafforzamento del dispositivo strategico A2/AD (Anti-Access/Area Denial), mediante il dispiegamento di caccia J-16, J-20 e di circa 200 cacciabombardieri JH-7, dotati di missili antiradar pesanti YJ-91 oltre che di capacità SEAD (Suppression of Enemy Air Defences). A questi si aggiungerebbero i bombardieri strategici H-6N, jet dalle grandi capacità di deterrenza soprattutto se dotati di missili balistici antinave.

Ma il pugno di ferro che, già nel 2005, aveva portato all’ approvazione da parte cinese di una legge che prevede l’ utilizzo di strumenti non pacifici per preservare l’ integrità territoriale in caso di indipendenza di Taiwan, non è l’ unica strategia seguita dal Dragone. Durante l’ ultimo anno, la leadership di Xi Jinping si è ulteriormente rafforzata, eliminando il limite dei due mandati e facendo entrare in Costituzione il ‘sogno cinese’ del presidente che dovrebbe svilupparsi in due fasi: dal 2020 al 2035 la cosiddetta ‘modernizzazione socialista’; dal 2035 al 2050 il rafforzamento e il consolidamento del Paese. Il progresso si caratterizzerebbe sia per la sua natura militare, ovvero con un potenziamento delle capacità cinesi sia per la sua natura economica, la carota con cui Pechino pensa di poter attrarre Taipei e soprattutto i suoi giovani, i protagonisti della ‘rivoluzione dei girasoli’ del 2016 che però, come altri coetanei nel resto del mondo, le difficoltà della precarietà e della scarsità dei salari. Il 2050 è, perciò, il termine ultimo per raggiungere l’ obiettivo della riunificazione. «Risolvere la questione di Taiwan e realizzare la piena riunificazione è aspirazione di tutto il popolo cinese ed è nell’interesse fondamentale della nazione cinese», ha detto Xi di fronte al 19 Congresso del PCC.

Intanto, da più di 40 anni, gli Stati Uniti intrattengono un rapporto privilegiato con Taiwan se è vero che Washington ha contribuito notevolmente all’ irrobustimento delle capacità di difesa dell’ isola. In questo senso va la National Defense Authorization Act (NDAA) approvata il 24 maggio scorso dalla Senate Committee on Armed Services degli Stati Uniti per l’anno fiscale 2019 che prevede un rafforzamento della cooperazione a livello militare e l’ organizzazione di esercitazioni congiunte. Un mese prima, era stato dato il via libera alle licenze per lo sviluppo congiunto delle unità sottomarine. Nel marzo scorso, invece, Donald Trump, il primo presidente Usa a sentire telefonicamente un Presidente taiwanese, aveva firmato il Taiwan Travel Act, che consente visite diplomatiche di alto livello tra Taiwan e gli Stati Uniti e che, secondo Pechino, viola gli impegni americani di non ripristinare gli scambi ufficiali interrotti nel 1979.

«Il giorno in cui la marina americana entrerà nel porto di Kaohsiung sarà il giorno in cui il nostro esercito di liberazione popolare effettuerà la riunificazione con Taiwan con la forza militare», aveva rilanciato un editoriale di Global Times mentre, al contrario, un’ «assurdità orwelliana» è stata definita tempo fa dalla Casa Bianca la richiesta di Pechino a 36 compagnie aeree, sia americane che non, di considerare tutte le destinazioni all’interno dell’isola di Taiwan, compresa Hong Kong e Macao, a tutti gli effetti parte del territorio della Repubblica popolare cinese. Richiesta simile era stata fatta, tempo addietro, alla catena di alberghi Marriott, alla Mercedes Benz. In risposta, nel gennaio 2018, Taiwan ha rifiutato di concedere alla Cina l’uso della rotta di volo M503 direzione nord nello Stretto e delle rotte direzione ovest W121, W122 e W123 in quanto destabilizzanti per la regione.

Il 21 maggio scorso l’Aeronautica cinese ha annunciato che alcuni bombardieri sono atterrati in un avamposto militare non lontano dalle Spratly Island: secondo alcuni esperti, sarebbero atterrati nelle Woody Island, situata nell’arcipelago delle Paracels. utilizzando anche un H-6K, realizzato nella vecchia URSS e usato nella prima Guerra del Golfo, capace di trasportare una bomba atomica. «Gli Stati Uniti rimangono impegnati per un Indo-Pacifico libero e aperto» avrebbe detto il portavoce del Pentagono Cristopher Logan. Qualche giorno dopo, gli USA hanno escluso la Cina dalle esercitazioni “Rim of the Pacific” (Rimpac) e, lo scorso 27 maggio, l’ isola di Tree, l’ isola di Lincoln, l’ isola di Triton e l’ isola di Woody (tutte dell’ arcipelago delle Paracels) sono state teatro delle manovre di due navi militari statunitensi, il cacciatorpediniere “USS Higgins” e l’incrociatore “USS Antietam”, ritenute da parte cinese ‘una violazione della propria sovranità’.

Pochi giorni dopo, il 4 giugno, è iniziata un’ esercitazione militare di Taiwan della durata di cinque giorni, la più grande mai vista dall’inizio risalente al 1984 secondo il ministero della Difesa di Taipei.La presidente Tsai Ing-wen l’ avrebbe inaugurato dalla base del battaglione missilistico presente nella Ching Chuan Kang Air Base, incaricata della manutenzione e del funzionamento del Mim-104 Patriot, asse portante dello scudo di difesa aerea dell’isola. Inoltre, il personale militare coinvolto nell’ esercitazione congiunta sarebbe stato diviso in due gruppi, blu e rosso: le truppe taiwanesi con uniformi rosse si sono confrontate con le tattiche che potrebbero essere utilizzate dall’Esercito popolare di liberazione nelle offensive militari contro l’isola, mentre il gruppo in blu ha opposto resistenza per intercettare e ritardare l’invasione del ‘nemico’. Al centro dell’esercitazione, operazioni congiunte di combattimento aereo-navale e guerra anfibia nel nord e nel sud, così come operazioni congiunte di combattimento aereo contro il trasporto aereo nelle regioni centrali: un blocco navale di corsi d’acqua e porti lungo la costa occidentale di fronte alla Cina con il contestuale trasferimento dei combattenti verso l’ area orientale sarebbe stato l’ attività dei primi due giorni; a seguire, le esercitazioni anti-atterraggio e di difesa aerea antiaerea e, infine, operazioni congiunte di combattimento contro truppe aviotrasportate nelle aree centrali. Esercitazioni a fuoco vivo si sarebbero  dovuti tenere al largo della costa orientale, nelle contee di Pingtung e Taitung.

A proposito di forze, Taiwan non si lascia certo intimorire visto che può contare su un esercito di quasi 2 milioni di uomini, di cui più di 200mila soldati in servizio attivo e circa un milione e mezzo in riserva. Gli oltre 10 miliardi che spende per la difesa le fanno conquistare il 24mo posto nella lista delle potenze militari mondiali. Del resto, l’ area del Mar Cinese Meridionale non è certo a riparo da tensioni, ma, anzi, crocevia di importanti rotte commerciali, è da tempo al centro delle contese, soprattutto tra Washington e Pechino che, recentemente, stando alle rilevazioni dell’azienda israeliana ImageSat International, avrebbe rimosso (secondo molti, invece, nascosto) i sistemi terra-aria a lungo raggio HQ-9 basati a Woody Island, nelle isole Paracel che, insieme alle Spratly, sono rivendicate dalla Cina e, da questa, sempre più militarizzate. Questa rimozione sarebbe avvenuta dopo che il segretario Usa alla Difesa, Jim Mattis, aveva dichiarato che gli Stati Uniti «competeranno in modo rigoroso» con la Cina nella zona Indo-Pacifica. «La Cina non si spaventerà per nessuna nave o aero da guerra; anzi sarà ancora più risoluta per attuare ogni misura necessaria per difendere la sovranità nazionale e la sicurezza, e mantenere la pace e la stabilità nel mar Cinese meridionale» è stata la risposta del Dragone al sorvolo delle isole Spratly da parte di due B52 americani.

In questo delicato panorama, cosa cambia con l’ apertura del nuovo edificio dell’ AIT? Quale impatto avrà questo evento sulle relazioni tra Stati Uniti e Cina, già ai ferri corti per altre questioni come quela commerciale? Lo abbiamo chiesto a  Ross Feingold, analista e consulente politico di Taipei,  che si dice convinto che “l’ inaugurazione dell’AIT è stata pianificata molto prima del Summit Trump-Kim e quindi, per quanto sappiamo, scegliere il 12 giugno per il summit è stata solo una coincidenza, e non un tentativo da parte dell’Amministrazione Trump di distogliere l’attenzione dall’evento AIT. Tuttavia, nel bene o nel male, ha ridotto l’attenzione dei media per l’evento. E’ stato un bene per Taiwan? In realtà è meglio non misurarlo solo per un giorno. È meglio concentrarsi sulle azioni sostanziali che le principali parti interessate, come l’amministrazione Trump, il Congresso americano, il governo cinese e quello di Taiwan, prenderanno nei prossimi mesi”.

Marie Royce, vice segretario di Stato per gli affari culturali, ha partecipato con il presidente taiwanese Tsai Ing-wen alla cerimonia di apertura del nuovo Istituto americano di Taiwan (AIT), considerato da molti l’ambasciata di fatto degli Stati Uniti. Quest’ inaugurazione alla presenza di un alto funzionario americano segna quindi un rafforzamento delle relazioni USA-Taiwan oltre che uno dei primi effetti del Travel Act di Taiwan firmato da Donald Trump?

Il nuovo American Institute di Taiwan è stato costruito molti anni prima del Travel Act di Taiwan che è diventato legge all’inizio di quest’anno. A prescindere dal Taiwan Travel Act, un alto funzionario americano avrebbe certamente partecipato alla cerimonia di dedica dell’AIT. Allo stesso modo, c’è grande probabilità che le relazioni USA-Taiwan migliorino ancora. Tuttavia, come ogni amministrazione statunitense, le relazioni con Taiwan sono inevitabilmente condotte nel contesto delle relazioni USA-Cina. Sebbene la Cina abbia una posizione aggressiva per il popolo di Taiwan e sia ancora criticata dagli Stati Uniti, Washington ha ancora obiettivi politici come il commercio e la Corea del Nord per i quali hanno bisogno di un dialogo con la Cina. Quindi, per ora, l’amministrazione Trump continua ad aderire alla “nostra politica One China”.

«In quanto democrazie libere e aperte, abbiamo il dovere di difendere i nostri valori e gli interessi reciproci. Finché siamo uniti, nulla può frapporsi tra noi», ha dichiarato il presidente di Taiwan Tsai Ing-wen durante l’inaugurazione. Quale ruolo ha giocato la presidenza di Tsai Ing-wen?

Alla fine del mandato del presidente Ma Ying-jeou nel 2016, gli elettori erano pronti per qualcosa di diverso dopo otto anni di un governo del Kuomintang (o del Partito nazionalista), sia sulle relazioni con la Cina, sia sulla politica economica. La presidente Tsai è stato eletto in parte perché il pubblico voleva provare qualcosa di diverso. Nella misura in cui la Cina critica la descrizione di Tsai delle relazioni Taiwan-Cina, e in particolare critica il suo rifiuto di seguire l’accettazione dell’Amministrazione Ma del cosiddetto “Consenso del 1992”, tali critiche e altre azioni aggressive da parte della Cina nei confronti di Taiwan creano solo più simpatia nel Congresso degli Stati Uniti e potenzialmente nella Casa Bianca.

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