giovedì, Dicembre 12

Stati Uniti: big tech sotto indagine L'ufficio antitrust apre un'inchiesta sui colossi dell'alta tecnologia

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L’ufficio antitrust del Dipartimento di Giustizia statunitense ha formalmente aperto un’inchiesta sui giganti dell’alta tecnologia statunitense volta ad accertare se Facebook, Amazon, Apple, Google-Alphabet, ecc. stiano o meno violando le leggi di gravità della concorrenza. Il sospetto, molto radicato in seno ai principali organi istituzionali Usa, è che i colossi hi-tech abbiano conquistato una posizione dominante, con conseguente distorsione dei rapporti di forza tra domanda e offerta e compromissione del corretto funzionamento del mercato. La mossa nasce dall’esigenza, avvertita già da tempo dalle autorità di Washington, di incrementare la trasparenza e, soprattutto di, provvedere a una maggiore regolamentazione del settore, specialmente per quanto concerne il segmento dei social network e dei motori di ricerca connessi alle piattaforme di e-commerce.

L’indagine verrà condotta da una task force coordinata in prima persona dal vice-segretario alla Giustizia Jeffrey Rosen, consultatosi preliminarmente con numerosi esperti di alta tecnologia collocati su posizioni fortemente critiche nei confronti delle grandi società operanti nel settore. Segno che l’amministrazione Trump intende andare fino in fondo per risolvere il problema. In un primo momento, le autorità statunitensi avevano acceso i riflettori su Google-Alphabet ed Apple, ma nel corso degli ultimi mesi le loro attenzioni si sono concentrate su Amazon e Facebook. Il social network fondato da Mark Zuckerberg, in particolare, ha appena concordato con la Free Trade Commission il pagamento di un’ammenda da 5 miliardi di dollari per pregresse violazioni della privacy venute alla luce con lo scandalo di Cambridge Analytica, ed ha assunto l’impegno formale ad adottare una serie di misure atte a garantire la protezione degli utenti e ad incrementare la trasparenza.

Stranamente, la manovra dell’antitrust statunitense non ha prodotto le pesanti ripercussioni sull’andamento azionario delle società operanti nel settore dell’alta tecnologia che numerosi addetti ai lavori si aspettavano. Lo dimostra il fatto che il Nasdaq è cresciuto del 2,3% nell’arco di una settimana, trainato proprio da Google-Alphabet e da Amazon. Meno brillante è risultata la performance di Facebook,messa apertamente nel mirino dall’amministrazione Trump in conseguenza della decisione di Zuckerberg e dei suoi collaboratori di introdurre una moneta digitale – denominata Libra – destinata giocoforza a catalizzare il processo di sganciamento dal dollaro intrapreso da una serie di grandi attori internazionali, a partire da Russia e Cina.

Come ha dichiarato lo stesso presidente, «non sono un fan di bitcoin e altre criptovalute, che non sono soldi e il cui valore è altamente volatile e basato sul nulla. Allo stesso modo, Libra, la ‘moneta virtuale’ di Facebook, avrà poco sostegno ed affidabilità. Se Facebook e altre società intendono trasformarsi in banche occorre che ottengano preventivamente l’autorizzazione per espletare le funzioni spettanti agli istituti di credito e si conformino alle regole bancarie, esattamente come fanno le altre banche, sia nazionali che internazionali […]. Negli Stati Uniti abbiamo solo moneta reale, ed è più forte che mai. È di gran lunga la moneta dominante nel mondo, e sarà sempre così. È chiamata dollaro statunitense!».

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