sabato, Ottobre 24

Stabilità, è tregua armata Renzi-Regioni

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La Conferenza delle Regioni darà il parere sulla legge di stabilità solo dopo aver ricevuto elementi di valutazione dai tavoli tecnici. Ma dopo i toni accesi dell’incontro con il presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, sembra tornare il sereno, pur con alcune criticità evidenziate, come coperture sanitarie e interventi per il Mezzogiorno. E la minoranza del Partito Democratico presenta dieci emendamenti alla manovra. I dati Istat segnalano una crescita del Pil del +0,9% per il 2015, l’esecutivo esulta per aver superato l’obiettivo dello 0,7%, per Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, siamo fuori dalla recessione e quasi fuori dal tunnel. Approvato dal Senato il decreto legge Colosseo, che estende l’applicazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali a musei, monumenti e istituti del patrimonio storico, artistico e culturale. A Roma prende il via il processo su Mafia Capitale, mentre sulle candidature alle prossime elezioni comunali, Beppe Grillo punta il dito contro la convergenza Pd-Forza Italia su Alfio Marchini, al momento smentita dalle parti.

Il presidente della conferenza delle Regioni Sergio Chiamparino dichiara che il parere sulla legge di stabilità arriverà solo «quando avremo elementi dei tavoli tecnici che abbiamo costituito ieri che ci consentano di valutare. Sicuramente entro i tempi dell’approvazione della legge di stabilità, nella sua lettura definitiva». Dopo il vertice con palazzo Chigi, il governatore della Toscana Enrico Rossi lamenta la gestione delle trattative, «condotte malissimo. Le Regioni hanno alzato i toni e si sono prese una caterva di insulti. Era meglio se avessimo cercato fin da subito di dialogare». La questione principale resta il fondo sanitario nazionale, aumentato di un miliardo di euro ma non ancora sufficiente per le Regioni, «di fronte ai costi che dovremo sostenere c’è un saldo negativo», afferma Giovanni Toti, presidente della Liguria ad Agorà su Rai3, «i conti ancora non tornano». Ma anche il Sud è preoccupato in merito agli interventi sul Mezzogiorno, il governatore pugliese Michele Emiliano parla di «armistizio», purché «i tagli che devono essere fatti non finiscano sui fratellini più magri, ovvero le regioni del Sud».

«Abbiamo aumentato i soldi per la sanità da 100 a 111 miliardi», replica il premier Matteo Renzi, «il punto adesso è costringere le Regioni a spendere meglio i soldi che hanno anziché lamentarsi per quello che vorrebbero. Sono tutti commissari alla spending con i soldi degli altri». Renzi difende la manovra, ma la minoranza del Pd presenta dieci emendamenti alla legge di stabilità. «Ci sarà un confronto», annuncia in conferenza stampa Cecilia Guerra, «i nostri emendamenti sono componibili. Rappresentano un servizio e una proposta». Nessun «braccio di ferro», ma «non rinunceremo a difendere in tutte le sedi queste proposte». I punti discussi sono l’innalzamento del tetto del contante, che allarma non solo sull’evasione fiscale, «ma anche sul riciclaggio». Poi altri «buchi da riempire. Il problema è se questa manovra incrocia le esigenze di un Paese che è al settimo anno di crisi», aggiunge Francesco La Foggia. «Investimenti pubblici ed equità sono i nodi che vanno risolti e che non informano a sufficienza la legge di stabilità». Quindi l’abolizione della Tasi, «non ci convince il reperimento di risorse», continua la Guerra. «Non è giusto abolirla a tutti, noi proponiamo di esentare gli immobili di valore medio-basso. In questo modo si può recuperare un miliardo e mezzo da destinare al capitolo sanità».

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