domenica, Luglio 21

Sri Lanka: Rajapaksa molla e torna Ranil Wickremesinghe Dopo proteste di piazza, risse in Parlamento ed il pronunciamento della Corte Suprema, è stata ripristinata la democrazia

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«Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Il motto di Tomasi di Lampedusa, nel suo ‘Gattopardo’ sembra essere il leit motiv della vita politica dello Sri Lanka in quest’ultimo periodo. In realtà, in gran parte d’Asia i bizantinismi della politica, i barocchismi verbali si alternano ad una certa pragmaticità. E così, dopo le botte in Parlamento, dopo l’esautoramento ex abrupto effettuato dal Presidente Maithripala Sirisena nei confronti del Premier Ranil Wickremesinghe, atto ritenuto dai più anticostituzionale e dettato solo da diatribe e personalismi, si torna ad una restaurazione completa dello statu quo antecedente, cioè quello dettato dal libero voto democratico.

Come aveva anticipato lo stesso Mahinda Rajapaksa, che era stato convocato dal Presidente Maithripala Sirisena al ruolo che un tempo lo vide occupare, insediando – affermano i critici e le opposizioni – numerose schiere di amici, parenti e supporter, non appena l’ordine presidenziale che lo aveva richiamato in causa era stato dichiarato anticostituzionale e privo di fondamento giuridico, ha rassegnato le sue dimissioni lo scorso sabato 15 Dicembre lasciando nuovamente il posto al Premier eletto Ranil Wickremesinghe. La Corte Suprema, infatti, ha definito ufficialmente illegale la decisione del Presidente Sirisena di esautorare Wickremesinghe e di richiamare al ruolo di Premier Mahinda Rajapaksa. Lo Sri Lanka è affetto da una crisi politica profonda: il termine del conflitto con le Tigri Tamil – ulteriore tema di scontro non ancora definitivamente metabolizzato nella scena politica e sociale cingalese – pur aprendo una fase nuova nella Democrazia e pur auspicando da più parti l’unità nazionale e la pacificazione sociale, è ancor oggi diviso. Le oligarchie partitiche e familistiche caratterizzano ancor oggi lo scenario cingalese e questa parentesi improvvisa e per certi versi inaspettata nella struttura istituzionale cingalese della durata di un paio di mesi lascia oggi molto terreno di riflessione, se mai sia possibile, vista la accesa acrimonia che regna tra le varie fazioni e componenti sociali in essere. Non si tratta di elementi di poco conto, la democrazia cingalese è tra le più antiche nel Continente asiatico: in questo caso, tornare agli esiti del voto e ripristinare gli elementi avvalorati dal parere popolare non ha un significato solo nel ristretto ambito cingalese ma invia messaggi chiari alla vicina India ed all’intero Continente asiatico, proprio nella direzione della difesa degli elementi base della democrazia, in un momento in cui la deriva autoritaristica sembra tornare a prevalere come accade in Cambogia, nel Vietnam, nella Thailandia dove ancor oggi c’è una dittatura militare e così via.

Lo United National Party (UNP) ha confermato il nuovo giuramento del loro leader Ranil Wickremesinghe e quindi il suo riappropriarsi del ruolo che gli era stato conferito grazie al mandato elettorale. Lo stesso Sirisena – una volta preso atto della situazione – ha preannunciato le sue dimissioni. La pacificazione politica, prima ancora che sociale, dello Sri Lanka passa attraverso questi atti pubblici. Ne va dello stesso destino della democrazia cingalese.

La Corte Suprema aveva dichiarato illegale l’agire del Presidente Sirisena, lo scioglimento del Parlamento, la nuova convocazione di elezioni aveva scatenato proteste in tutto il Paese ma soprattutto avrebbe aperto la strada ad un vulnus costituzionale molto grave e senza precedenti nella Storia dello Sri Lanka. Il voto si sarebbe svolto due anni prima della scadenza naturale del mandato in corso. I sette giudici della Corte Suprema di fatto hanno deciso che il Presidente Sirisena ha violato la Costituzione dello Sri Lanka. La sua decisione aveva visto un’ampia ondata di manifestazioni nel Paese ma anche lo scatenarsi di parlamentari, partiti e movimenti politici o di opinione, organizzazioni varie della società civile. Proprio sulla base di questa estesa base di rivolta, tre giudici della Corte Costituzionale hanno stabilito che l’azione del Presidente Sirisena fosse anticostituzionale. Da qui la decisione di annullare la decisione presidenziale dello scorso 13 Novembre. Durante tutto il periodo della crisi politica Wickremesingh ha reiteratamente continuato ad affermare di essere l’unico legittimo Premier del Paese. Le risse in Parlamento hanno fatto il giro del mondo, le immagini dei parlamentari che rissosamente si mettevano le mani addosso nell’Aula parlamentare hanno creato scompiglio non solo nello Sri Lanka. Ecco perché era importante ripristinare tutti gli elementi basici del rispetto della democrazia e del mandato elettorale. Un po’ da ogni parte sono giunti inviti a ripristinare la pace politica e sociale compresa la Chiesa cattolica che – attraverso la Conferenza Episcopale – ha chiesto la risoluzione del conflitto ed il rispetto della Costituzione, decidendo così di «accantonare gli interessi personali e mettersi al servizio del popolo e dello sviluppo del Paese».

In realtà nello scontro tra Rajapaksa e Wickremesinghe sullo sfondo si profila quello tra Cina e India. Grazie a Wickeremesinghe la Cina nel nell’agosto del 2017 ha acquisito per 99 anni il Porto di Hambantota. Grazie a Rajapaksa si è avviata la costruzione del megaprogetto della città portuale a Colombo, un progetto peraltro fortemente criticato dagli ambientalisti e dalla popolazione locale.

Durante il culmine della crisi, Wickeremesinghe ha invocato il supporto dell’India. Le Autorità governative indiane hanno preferito, però, mantenere un atteggiamento low profile durante l’intero corso della conflittualità politica recente in terra cingalese. Certo, l’India non dimentica affatto che proprio grazie a Rajapaksa la Cina ha messo piede stabilmente in Sri Kanka e s’è presa parecchio spazio d’azione ma – nei frangenti più perigliosi – ha preferito mantenere una certa distanza per poi non doversene pentire, stante il perenne contrasto con la Cina nella conquista dell’egemonia della ‘Perla dell’Oceano Indiano’ e soprattutto della sua strategica posizione lungo le rotte commerciali che attraversano l’Oceano Indiano. In un comunicato ufficiale del Governo indiano pronunciato sul tema, tra altre cose si legge: «In qualità di vicini e veri amici, l’India saluta favorevolmente la risoluzione della situazione politica nello Sri Lanka. Questo è il riflesso della maturità dimostrata da tutte le forze politiche ed anche della resilienza della democrazia dello Sri Lanka e delle sue istituzioni».

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