mercoledì, Agosto 21

Srebrenica, l’Aja condanna il ‘macellaio di Bosnia’ Palmira strappata all’Isis torna in mano alle forza governative

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E’ arrivato quest’oggi il verdetto del Tribunale penale internazionale dell’Aja che pone fine alla questione del genocidio di Srebrenica. I 10 capi d’accusa per crimini contro l’umanità e crimini di guerra sono stati emessi per il “macellaio di Bosnia”, Radovan Karadžić. Latitante dal 1996 fino al luglio 2008, si è visto emanare un mandato di cattura internazionale eccezionale a suo carico in base all’articolo 61 del Tribunale. Il governo degli Stati Uniti aveva offerto – mentre svolgeva il mestiere di medico a Belgrado sotto il falso nome di Dragan David Dabic – una taglia di 5 milioni di dollari per la sua cattura e per quella del generale serbo-bosniaco Ratko Mladić. L’incriminazione, secondo l’articolo 7 dello Statuto del Tribunale internazionale dell’Aja, per responsabilità individuale criminale di Karadžić comprende: due capi di accusa per genocidio (articolo 4 dello Statuto – genocidio, complicità in genocidio); cinque capi di accusa per crimini contro l’umanità (articolo 5 dello Statuto – sterminio, omicidio, persecuzioni di carattere politico, etnico e religioso, comportamenti inumani come il trasferimento forzato della popolazione); tre capi di accusa per violazione delle norme e delle convenzioni di guerra (articolo 3 dello Statuto – omicidio, creazione di un clima illegale di terrore tra i civili, presa di ostaggi); un capo di accusa per violazione delle convenzioni di Ginevra (articolo 2 dello Statuto – omicidio intenzionale). Nel corso della guerra in Bosnia (1992-1995) la città di Srebrenica era una enclave bosniaca circondata da territori abitati da serbi bosniaci, e costituiva un area di sicurezza controllata dalla Forza di protezione delle Nazioni Unite (UNPROFOR). L’11 luglio 1995 la cittadina venne occupata e le truppe serbo-bosniache deportarono la popolazione e compiendo il genocidio, in cui furono trucidati e posti in fosse comuni circa 10mila uomini e ragazzi bosniaci musulmani. I caschi blu olandesi presenti, appartenenti al contingente UNPROFOR, nulla fecero per prevenire lo sterminio, a causa del fatto che le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU fino a quel momento votate, non davano alla Forza mezzi ed autorizzazione per agire. Una corte olandese ha giudicato le truppe olandesi ONU corresponsabili di quanto accaduto a Srebrenica ed accordato alle famiglie delle vittime risarcimenti economici. Dall’11 luglio dal 2003 avviene ogni anno il funerale dei corpi che nel corso dell’anno vengono ricomposti da unità speciali, operanti nel riconoscimento dei corpi estratti dalle fosse comuni che circondano il memoriale inaugurato da Bill Clinton nel 2003 nella località di Potocari, adiacente a Srebrenica.

In seguito agli attentati di Bruxelles dello scorso 22 marzo arrivano i primi dati certi dei feriti. Circa sessantuno dei 300 feriti negli attentati di Bruxelles sono «in gravi condizioni». Lo ha dichiarato il ministro della Salute belga Maggie De Block, secondo quanto riportato dai media locali. «Le ferite più gravi sono le ustioni provocate da una forte esplosione e dalle schegge di metallo», ha spiegato il ministro.

Proseguono intanto le operazioni di polizia vicino alla Chaussée d’Ixelles. La zona è stata evacuata, secondo quanto constata l’agenzia Belga. Un perimetro di sicurezza è stato organizzato all’altezza di rue de l’Athénée fino a piazza Fernand Cocq. Secondo un testimone, un uomo sarebbe stato fermato e il suo veicolo perquisito dalla polizia. Un importante dispositivo di polizia è stato dispiegato sul posto. Sale inoltre la tensione in Usa dopo gli attentati Isis a Bruxelles, con un ‘travel alert’ del Dipartimento di Stato americano che avvisa i cittadini statunitensi dei «rischi di viaggiare in tutta Europa», almeno sino al 20 giugno, per la minaccia di altri attacchi «a breve termine», in particolare in eventi sportivi, siti turistici, ristoranti e mezzi di trasporto.

Una quarantina di persone sono state uccise e molti sarebbero stati feriti nel bombardamento aereo che ha centrato una ex base militare stata conquistata dai miliziani di al Qaida a circa 75 chilometri da Mukalla, in Yemen. Mentre non è ancora chiaro chi abbia bombardato l’ex base, in più occasioni usata come campo d’addestramento dei miliziani di al-Qaida nel quale sarebbero passati centinaia di jihadisti, prosegue l’avanzata dell’esercito siriano a Palmira. Secondo l’agenzia Sana, «unità dell’esercito, in cooperazione con le milizie di difesa popolare, sono avanzate ulteriormente nelle vicinanze di Palmira», afferma. In particolare, una fonte militare ha detto che sono state strappate all’Isis la valle di Al Qubur e la collina Al Qusur, a ovest della città, dopo la collina Al Tar, che si trova tre chilometri a ovest del Castello di Palmira. Nelle ultime ore sono stati decine i raid aerei russi e governativi sulla zona moderna di Palmira, molto vicina al sito archeologico patrimonio Unesco.

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