venerdì, Novembre 27

Spazio: un bilaterale tra Francia e Italia con troppe preoccupazioni Sembra vi sia in agenda la firma di un accordo bilaterale in materia di spazio, ancora coperto dal riserbo. Ci permettiamo domande e preoccupazioni

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Il prossimo 15 febbraio -o un po’ più avanti- si svolgerà a Napoli un vertice tra i governi di Italia e Francia: lo ha annunciato a un gruppo di giornalisti in conferenza all’Eliseo il Presidente francese Emmanuel Macron, che ha sempre mostrato simpatia per quella che è stata la capitale borbonica del Sud. Città da lui definita speciale.
Tra gli argomenti da trattare, sembra vi sia in agenda la firma di un accordo bilaterale in materia di spazio.

Lo spazio, si sa è un tema affascinante e per quanto ci si sforzi di considerarlo un ambiente di pace e cooperazione tra i popoli, il suo dominio costituisce un fattore di alta strategicità, sia commerciale, ma più ancora in ambito militare.
Non sarà un caso che la Francia abbia seguito a grandi passi il proposito americano di una Armée de l’Air et de l’Espace dedicata alla protezione e forse all’attacco oltre le regioni di battaglia oggi definite convenzionali. Pertanto, vale per tutti una frase presa dalla note di diritto internazionale pubblicate da Antonello Folco Biagini e Mariano Bizzarri in cui nella quarta dimensione viene collocato «il confronto tra le unità dello scacchiere geopolitico mondiale» e, precisano gli autori, «di là dell’interesse scientifico e della curiosità verso l’ignoto suscitati, lo spazio ha rappresentato un fattore estremamente rilevante nell’influenzare almeno tre campi della politica internazionale».

Un trattato internazionale -si sa- è una delle principali fonti del diritto tra Stati e consiste nell’incontro delle volontà di disciplinarne i rapporti. Però è necessario prevedere tutte le trappole che esso può riservare.

Il perché della preoccupazione di un accordo con la Francia è presto detto. Non possiamo dimenticare certe ombre di un passato che hanno offuscato i rapporti tra i due Stati confinanti; a partire dalla reticenza francese nel fornire immagini satellitari agli alleati italiani in occasione di un intervento militare in Libia, o, più recentemente, la volontà di escludere l’Italia dall’incontro avvenuto il 24 luglio 2017 a Parigi tra Fayez al-Sarraj e Khalifa Haftar, i due politici più importanti in Libia. A quel tempo il premier era Paolo Gentiloni.

Ricordiamo solo questi episodi per sottolineare che nelle relazioni internazionali non prevale un’ipotetica antipatia politica quanto più forti sgomitamenti per posizioni di ogni tipo: nella fattispacie, come non pensare che dietro questi sgarbi non vi sia stata una precisa volontà di stabilire l’affermazione di un’azienda energetica (ENI) o di un’altra (Total) in una regione devastata da guerre e azioni terroristiche, ma pur sempre ingente serbatoio di pregiati idrocarburi?
Quindi, occorre la massima attenzione nel trattare con un Governo che vanta delle indiscusse capacità di pianificare e attuare le proprie mosse, tenendo doverosamente a mente che a Parigi nessuno si rammarica che alcuni passi compiuti dalla sua diplomazia possono arrecare seri danni a noi vicini. Quanto da circa un decennio accade nelle regioni libiche è ben più che sufficiente a definire l’intero quadro di azioni.

Premettiamo che ancora il documento che si firmerà è coperto dal riserbo. Nell’attesa di essere messi al corrente dei contenuti, quando saranno divulgati, cerchiamo di comprendere quali possono essere le tematiche che sono al momento in ballo tra due Paesi definiti sommariamente ‘fratelli’, perché riteniamo che è più che mai necessario assicurarsi che non vi siano situazioni di sudditanza, di sottomissione o prevaricazione dettate dalla sottovalutazione di scenari, da false promesse o da semplice ingenuità di delegati distratti. La storia in questi casi deve essere maestra.

Sappiamo che il documento bilaterale da firmare segue diverse scritture del settore; una tra tutte, l’accordo di cooperazione scientifica e tecnologica tra il Italia e Francia entrato in vigore il 1° settembre 2004.
Contiamo che non si ripetano sbavature; motivo per cui, se il fine è dover raggiungere gli obiettivi previsti, non si deve trascurare alcun aspetto di pari dignità e uguale convenienza, ivi compresi i bilanciamenti occupazionali, che rappresentano uno degli assi portanti in queste architetture pattuali.

Quindi, l’invocazione alla massima prudenza che poniamo ai firmatari italiani del contratto non è di ordine astratto, ma riguarda elementi strategici di quanto determina la nostra vita quotidiana, ovvero l’accesso ai settori più delicati della convivenza mondiale e più sottilmente, nell’orientamento verso una strategia condivisa con le Nazioni europee per le forze alleate; perché, va ricordato, nelle attività spaziali rientrano i sistemi di osservazione integrata, l’uso e la manutenzione dei satelliti destinati a fornire servizi di telecomunicazioni commerciali e militari, ma anche i principi che regolano le attività degli Stati nel campo dell‘esplorazione e dell’uso dello spazio e del suo possibile sfruttamento. Su questi temi, già fortemente competitivi, primeggia poi l’accesso allo spazio, che riguarda il prezioso sistema missilistico la cui capacità può avere ripercussioni apocalittiche se concentrato in poteri che possono rivelarsi faux amis quando le necessità o le volontà più critiche devono imporlo.

Per cui, l’invito che facciamo è il seguente: occhio, signori politici, se sotto una aspetto di grande gentilezza sui protocolli dovessimo trovarci limitazioni all’indipendenza di cooperare con altri partner o fossimo nell’imposizione di chiedere il permesso di poter utilizzare integralmente la sovranità garantita dalla nostra Costituzione. Perché tutta la serie di danni appena descritti comporterebbe inequivocabilmente perdite occupazionali e depauperamento del lavoro svolto nei perimetri italiani.

Pertanto, siamo convinti che un atto di impegno istituzionale tra due parti consenzienti è quanto di meglio si possa auspicare, se a sottoscriverlo siano due attori consapevoli, equilibrati da una preparazione adeguata agli argomenti da trattare e legittimati da un potere esecutivo che il giorno seguente non arretri sui suoi passi.

Non dubitiamo né della capacità, né della qualità di chi apporrà il sigillo finale. Però ci riserviamo comunque di ricordare alcuni degli elementi che hanno incrinato i rapporti al di qua e al di là delle Alpi.
Siamo sicuri che nel settore spaziale non si stiano giocando le stesse astuzie?

E ancora, ci domandiamo: l’accordo che potrebbe essere firmato a Napoli, contiene reali garanzie che non vengano messe in minoranza le attuali capacità italiane sotto un velo di false cooperazioni a favore di gamme di lanciatori più protette? E che dietro sorrisi e frasi di circostanza, le parti conservino il rispetto per gli accordi industriali, senza intenzioni di voler sottrarre fasce di mercato, tecnologie strategiche o più appetitose forniture istituzionali? E che nell’assegnazione della massima carica nell’Agenzia Spaziale Europea, l’Italia non venga messa da parte da baratti di circostanza?

La Francia è un Paese meraviglioso. Charles De Gaulle in una delle sue inimitabili battute amava ripetere: «Come si può governare un Paese che ha 246 varietà differenti di formaggio?». Noi non lo sappiamo: la nostra fabbricazione lattiero casearia ammonta a 487 diversi prodotti distribuiti su tutto il suolo nazionale. E in Italia nessuno si è mai domandato come si fa ad amministrare un Paese così!

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