sabato, Luglio 4

Spazio: San Marco ha lasciato la Terra 53 anni fa, che abbiamo imparato? Con il programma San Marco l’Italia cambiava direzione ai suoi schemi della politica e della diplomazia. Si è compreso che per restare in questo business è necessario dare continuità al settore

0

Il 26 aprile 1967 il satellite italiano San Marco 2 veniva lanciato dalla omonima piattaforma oceanica ubicata in acque internazionali, al largo delle coste del Kenya.

Lo hanno ricordato Roberto Della Ceca e Frida Paolella dell’Inaf, a cui chi scrive è particolarmente grato per aver fatto riferimento al volume ‘Lo spazio di una vita’, edito da Logisma, che recentemente ha vinto il premio Corsena a Bagni di Lucca.

San Marco è stato un programma scientifico guidato da Luigi Broglio e Carlo Buongiorno, due docenti dell’Università di Roma La Sapienza che hanno apportato un valore molto elevato ai loro studi, portando l’Italia tra i primi Paesi dal mondo a inviare un oggetto nello spazio.

Chi dice il terzo, chi il quarto: importa poco, perché in Europa l’Italia è stata prima in quella sperimentazione scientifica.
Prima della Francia e della Gran Bretagna, che già disponevano di un arsenale di ordigni nucleari, e prima della Germania, che aveva aperto le danze nel secondo conflitto mondiale, con vettori per quei tempi micidiali, progettati per distruggere le grandi capitali del Vecchio Continente e poi New York.

Con il programma San Marco l’Italia cambiava direzione ai suoi schemi della politica e della diplomazia.
A molti è sembrato singolare che una Nazione che ancora non aveva raggiunto la piena industrializzazione, potesse toccare posizioni così avanzate della ricerca. In realtà, la verità va sempre guardata dalle sue diverse sfaccettature.
È vero che il nostro Paese aveva ancora delle sacche di normale arretratezza, ma il fatto che fosse uscito sconfitto dalla guerra e fosse de facto ancora occupato dagli alleati americani, aveva comportato degli scambi e per questo fatto crescere una mentalità molto avanzata in diversi settori in un naturale gioco di interazioni che avviene in ambienti professionali. L’attenzione per altre discipline fu anche motivo di tensioni in diversi comparti, proprio da chi sovrintendeva i destini del mondo con il bastone e la carota. Tanto è che proprio quegli stessi Paesi che avevano fornito i lanciatori per portare in quota le sonde realizzate nelle cantine di San Pietro in Vincoli, non mostrarono eccessivo gradimento che si sviluppassero settori di alta strategia più concorrente alle loro attività, come la chimica e il settore dell’energia petrolifera. La morte di Enrico Mattei, avvenuta a Bascapè il 27 ottobre 1962, doveva essere pur un segnale importante, visto che ormai sono in pochi a credere che il suo Morane-Saulnier MS.760 non sia precipitato di proposito.

Ora, in quell’Italia rurale e contadina si ospitavano basi militari importanti, una tra tutte quella di Gioia del Colle, con i suoi missili puntati su Mosca. Più o meno, la stessa distanza che separa la Baia dei Porci da Washington. Quella insenatura di Cuba che agli inizi degli anni Sessanta fece pendere la forza militare da una strada senza uscita e che comportò lo smantellamento di un arsenale spaventoso proprio a casa nostra. Ma questa non è tutta un’altra storia!

Dunque, già dalla firma dell’armistizio il mondo aveva compreso di aver un gran bisogno di un parco missilistico in grado di intimidire i propri nemici. Eranecessario investire ed era necessario investigare su quello che nei decenni successivi sarebbe stato chiamato ilquarto ambiente’. Lo spazio al di fuori dell’atmosfera. Così la ricerca scientifica e gli studi militari trovavano ancora una volta una ambigua zona di mezzo in cui mescolare i finanziamenti statali e spartire i risultati sarebbe stata la soluzione più conveniente per molti elementi.

Broglio e Buongiorno aprirono una strada molto importante. Oggi in Italia circa 7.000 famiglie vivono di attività spaziali, la cui tecnologia rappresenta uno dei pilastri della nostra vita, nelle telecomunicazini, osservazione della terra, meteorologia, geolocalizzazione. Per fare solo degli esempi.

Quello che però avrebbe cambiato la storia del nostro Paese fu l’intuizione di Buongiorno di proporre le attività spaziali al mondo dell’industria, mentre per Broglio l’obiettivo era lasciare all’università il ruolo di guida scientifica.

L’Italia non ha mai avuto una grande stabilità politica e i governi che si alternarono a Palazzo Chigi dalla metà degli anni Sessanta guardarono chi con occhio attento, chi più distratto lo sviluppo di un’attività che avrebbe comunque impegnato forti investimenti ma che sulle lunghe distanze sarebbe stato generatore di tecnologie abilitanti con risultati di alto livello tecnologico e industriale, oltre che di un’apertura ai grandi mercati.

Cosa si è imparato da queste lezioni del passato è ancora incerto.
Oggi il Governo in carica sta guardando con particolare attenzione le proiezioni di un comparto complicato e pieno di risvolti strategici e geopolitici in cui l’intreccio tra poteri militari interessi industriali e valenza diplomatiche è solo la punta di un iceberg di enormi dimensioni.
Si è però compreso un elemento importante: che per restare in questo business è necessario dare continuità al settore, per non depauperare i risultati ottenuti e per implementare le ricerche del futuro. Per far questo occorrono manager capaci.
Questo Palazzo Chigi lo ha compreso e la rivoluzione che sta riposizionando le prime linee lascia sperare che si ha intenzione di vincere la scommessa contro lo scetticismo, contro l’ignoranza, contro la prepotenza e un’anacronistica mentalità di colonialismo. Non bisogna arrendersi alle difficoltà e nemmeno si può fermare il processo del cambiamento, perché la strada da percorrere è irta di ostacoli e solo ai più qualificati tocca la coppa della vittoria. Per l’interesse del Paese e dei suoi cittadini.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore