venerdì, Aprile 26

Spazio: qualcuno al Governo intralcia il governo dell’Asi Oggi il Ministro Marco Bussetti avrebbe dovuto validare la nomina del Presidente dell’Asi, tutto rimandato, salta ancora la definizione del nuovo timone dell’ente

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Oggi avrebbe dovuto essere il D-Day dello spazio italiano. Ovvero, il Ministro Marco Bussetti avrebbe dovuto validare la nomina del Presidente dell’Asi (Agenzia Spaziale Italiana), e, a cascata, sarebbero arrivati gli altri organi direttivi. 

Dopo una crisi al buio apertasi a inizio di novembre scorso con la rimozione del Presidente dell’agenzia da parte del Governo Conte (al tempo spiegammo la necessità di un ‘guidatore competente), salta ancora la definizione del nuovo timone dell’ente che, in modo sempre molto claudicante, governa la politica italiana dello spazio dal 1° gennaio 1988. 

Non è una buona notizia. Non lo è per nessuno.

Perché questo spostamento al momento, a martedì prossimo- fa pensare ancora una volta, se pure ancora ne avessimo bisogno, che non c’è nulla del nostro Paese che riesce a salvarsi dalla spartizione delle poltrone, di qualunque natura esse siano. E quella componente che troneggia negli scranni di Governo che tanto ha ammaliato gli elettori con la sua antipolitica, oggi si sta mostrando sempre più assatanata di potere. Di un potere fatto solo di lustrine, perchè in queste manifestazioni si evidenziano unicamente incapacità e presunzione. Che per andare sulla Luna o su Marte proprio non ci sta.

Non abbiamo mai palesato molta simpatia per questo Governo (basti leggere la serie di servizi sul tema ripresi in chiusura di pagina), così diverso nelle idee e nei comportamenti. Non ci piace il sovranismo e all’interventismo non abbiamo mai fatto sconti.
E poi ci siamo domandati che fretta ci fosse stata nel liquidare su due piedi
Roberto Battiston, che aveva, sì, il torto di essere sostenuto da una componente oliviana dell’attuale opposizione, dal passato troppo democristiano e lottizzatore per essere ancora compreso dai movimenti insurrezionali che oggi determinano il destino del popolo italiano. Ma una volta varcato il Rubicone, ci siamo più volti chiesti a cosa mai servisse aspettare tanto tempo prima di rimettere in funzione l’intero meccanismo amministrativo.
Eppure siamo convinti che la componente leghista questa volta aveva una soluzione pronta.

Non paghi di queste considerazioni, abbiamo invitato a una risposta a chi ne sapeva più di noi chiedendogli a cosa servisse un’Agenzia spaziale, con i poteri immutati, quando una legge dello Stato aveva già da tempo indicato in ben 12 Ministeri e non in quello della Scuola, tutti i poteri necessari per amministrare una disciplina di alto valore che rappresenta un investimento per il Paese e quindi una speranza di futuro. Futuro di far parte di grandi programmi internazionali, di importanti trattati economici, di condivisione di ricchezza, di posti di lavori di qualità.

Elementi di spessore troppo elevato per lasciare le decisioni in mano a tecnologi, a ricercatori o a presidenti legati a correnti di potere. Chi ha memoria, sia pur lieve della politica spaziale italiana, non avrà dimenticato quanti capi dell’Agenzia, fin dalla sua fondazione, sono dovuti uscire a capo chino dai suoi portoni, con denunzie, querele. O altro.

Da queste stesse righe abbiamo noi stessi guardato benevolmente questa legge. Purtroppo non abbiamo pensato -diciamolo pure- che le leggi devono essere accompagnate dai fatti. E quando abbiamo intervistato Silvano Casini, amministratore straordinario dell’Asi nel biennio 1995-1996, speravamo che la voce di un ‘grande saggio’ poteva far comprendere il poco senso di procedere al reinsediamento delle cariche di Presidente e del Consiglio di Amministrazione, perché questa azioni avrebbero intralciato un percorso già segnato da un comitato già definito a gennaio dello scorso anno.
Oggi l’Asi, scrivevamo,
«così come è articolato il suo ordinamento, è solo uno strumento di supporto tecnico-scientifico di tale struttura, tant’è che, come è noto, il Parlamento già ha provveduto a rettificare la legge spazio, rimuovendo la figura del Presidente quale componente di diritto nel comitato interministeriale, relegandolo alla funzione partecipativa solo se convocato e senza diritto di voto, con funzione di alta consulenza tecnico-scientifica».

Da quando abbiamo scritto questo non è cambiato niente. Se niente vogliamo chiamare almeno la componente del Governo che opponendosi a tutto per non saper che fare, sta accuratamente accompagnando il Paese alla decomposizione della sua costituzione.

Il mancato completamento della riforma della governance spaziale nazionale oggi è una duplicazione di tutte quelle decisioni strategiche e genera confusione sistemica e strutturale. Ma sono poltrone preziose e come tali, oltre i gettoni di presenza, forniscono prestigio, clientela e sembianza di potere.

Siamo molto addolorati. In un’organizzazione dove ha più importanza il genere che la qualità di una preparazione personale, dove i titoli accademici vengono sbeffeggiati, dove l’incapacità regna sovrana in un mare di incomprensione, non riusciamo a intravedere alcuno spiraglio per il futuro.

Nessuno si permetta poi di lamentarsi che i giovani, i più bravi almeno vadano all’estero a cercar lavoro.
Guai a chi millanta che le imprese italiane sono state rubate dalle potenze straniere. In questo Stato le industrie non possono reggere, non possono immaginarsi quando non vi è nessuna base che sia in grado di giungere a una definizione decisionale. È l’unica cosa che sappiamo ricordare, onestamente, a chi intralcia il lavoro altrui.

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