venerdì, Aprile 26

Spazio: la villania ha il ‘decreto di urgenza’ L’ASI è un patrimonio pubblico, che dovrebbe essere governata da una classe di dirigenti equilibrati, possibilmente senza tessere di partiti o con vincolanti rapporti personali

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Da dieci giorni è passata la Giornata Internazionale della Donna, una motivazione, più che una festa, per effettuare le opportune riflessioni sulla questione femminile e il raggiungimento di una effettiva parità di genere. Le stesse Nazioni Unite, pur avendo tra i padri fondatori elementi tutt’altro che aperti al gentil sesso, recentemente hanno sviluppato propositi internazionali per migliorare lo stato delle donne nel mondo. Ma dai progetti alla loro concretizzazione i passi da percorrere sono ancora assai numerosi.

Infatti, nonostante vi siano stati progressi nelle relazioni di genere in diversi ambiti aziendali e istituzionali, ci sembra già fuori tempo che in ambienti che dovrebbero avere il dono di un’eccellenza intellettuale -e tra questi comprenderemmo il microcosmo dello spazio italianopossano accadere eventi spiacevoli nei confronti di dipendenti femminili.

Ma così è stato e quanto riportano dei blog sempre ben informati, quali quelli dell’esperto di problemi spaziali Cesare Albanesi, merita delle attente riflessioni. L’8 marzo, scrive il sito web, «una lettera del sindacato UIL dell’ASI al commissario Straordinario denuncia una grave situazione all’interno dell’Agenzia spaziale, persistente ormai da un quadriennio». E continua: «Proprio nel giorno in cui si festeggia la donna in tutto il mondo, in ASI una donna viene pesantemente aggredita, per fortuna solo verbalmente, da un’altra donna!».

Quello che è accaduto, ci siamo informati, è stato qualcosa di profondamente spiacevole, che ha avuto come conseguenze l’intervento di operatori della guardia medica e del presidio sanitario interno, nella conclamata considerazione che non sempre i lavoratori hanno la capacità o la disponibilità di sopportare la forza aggressiva dettata da un ruolo o da una funzione che dovrebbe assicurare il buon funzionamento delle attività, piuttosto che la malversazione. Ma non ci fermiamo a questo, perché nella lettera che il delegato sindacale ha presentato ai vertici dell’agenzia si lamenta «il degrado nei rapporti interpersonali in cui, specialmente nell’ultimo quadriennio, versa l’Ente e la prevaricazione e la sistematica depauperazione delle competenze professionali posta in essere in molti casi nel corso della gestione dell’ASI». L’atteggiamento di questi personaggi, che sulla carta sono servitori dello Stato anche se siedono sulle poltrone di comando non per concorso ma nominati con decreto di urgenza, non li autorizza a comportamenti non conformi al minimo di civiltà che si impone nel mondo del lavoro.

Qualche anno fa è stata pubblicata una toccante biografia di Katherine Johnson da cui è stato girato il film ‘Il diritto di contare’, diretto da Theodore Melfi. La protagonista, che ora ha 101 anni, è stata la scienziata che manualmente, senza far uso dei sofisticati software oggi disponibili, ha elaborato autonomamente le traiettorie per il Programma Mercury e la missione Apollo 11 della NASA. Con il pericoloso torto -secondo alcuni- di essere donna e afroamericana, in un momento storico in cui l’America ancora si macchiava del separatismo razziale. Una storia piena di discriminazioni e di assurdità legate a farneticazioni razziali e di selettivo colore della pelle. Epoche oscure, diranno i nostri Lettori, e concordiamo totalmente in questo. Ma non sono quelli in cui sta precipitando ora l’Italia?

I dipendenti delle aziende, di qualunque natura e origine possano essere, sono risorse umane, ovvero il capitale più importante di cui una comunità possa disporre e dietro ciascun individuo, maschio o femmina che sia, ci sono storie importanti da cui non si può prescindere. Un capo lo sa. Deve saperlo se qualcuno lo ha posto con un minimo di cognizione in una posizione di comando.

Nel 1955 Camillo Mastrocinque diresse il celebre ‘Siamo uomini o caporali’ con il principe Antonio de Curtis -Totò- e Paolo Stoppa. Non ci appare strampalato il ricordo del grande artista napoletano nel suo celebre monologo: «Gli uomini sono quegli esseri costretti a lavorare per tutta la vita, come bestie, senza vedere mai un raggio di sole, senza mai la minima soddisfazione, sempre nell’ombra grigia di un’esistenza grama. I caporali sono coloro che sfruttano, che tiranneggiano, che maltrattano, che umiliano. Questi esseri invasati dalla loro bramosia di guadagno li troviamo sempre a galla, sempre al posto di comando, spesso senza averne l’autorità, l’abilità o l’intelligenza ma con la sola bravura delle loro facce toste, della loro prepotenza, pronti a vessare il povero uomo qualunque».

In realtà, secondo quanto si legge ancora sul sito dell’informato comunicatore, in ASI: «Si coabita in una realtà lavorativa quanto mai rissosa e decisamente inasprita da troppe disparità di trattamento, troppe ingiuste prese di posizione, troppe inique opportunità» in quanto «si esprime delusione anche per l’attuale gestione commissariale da cui si attendevano segnali di una forte discontinuità rispetto al passato».

Cosa, dunque, sta accadendo nell’Agenzia Spaziale Italiana? Da quando, nel novembre 2018, il ‘grande oggetto isolato e posato nella campagna di Tor Vergata’ ha cambiato il suo capo, non si sono viste grandi novità, né nella conduzione dei business e nemmeno nella gestione del personale, che per quanto sia in numero esiguo, meno di 250 unità, è composto in quasi la sua totalità da menti di alto spessore, ma anche con diverse difficoltà gestionali che non possono trascendere dai rapporti umani. Allora come ora.

A dirla tutta, sentiamo un po’ di preoccupazione, perché non ci piacciono le reazioni arroganti e perché riteniamo che l’ASI è un patrimonio pubblico, che dovrebbe essere governata da una classe di dirigenti equilibrati, possibilmente senza tessere di partiti o con vincolanti rapporti personali, e non vorremmo pensare di perdere uno degli ultimi fuochi che ha alimentato il nostro Paese.

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