sabato, Settembre 21

Spazio europeo, Space19+: il pericolo è italiano Il parere di un guru dello spazio internazionale, Silvano Casini: chiedere una moratoria della Ministeriale di Siviglia, o evitarne la partecipazione italiana. Rischieremmo quattrini e autorevolezza

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Dopo il giuramento davanti al capo dello Stato, fino a domani è in corso il passaggio parlamentare per la fiducia al Conte bis, il governo composto dalla coalizione di M5S, PD e Liberi e Uguali.

Per quanto riguarda il settore spazio, il Ministro di riferimento è Lorenzo Fioramonti.
42 anni, laurea in Filosofia, full professor di Political Economy alla lontana università di Pretoria. Nel suo curriculum troviamo che tra l’altro è stato assistente parlamentare di Antonio Di Pietro. Al momento il neo-Ministro appartiene ai seguaci di Beppe Grillo, deputato in questa legislatura nel collegio uninominale di Roma-Torre Angela e, da giugno scorso, è stato Sottosegretario presso il Ministero dell’Istruzione. Dopo pochi mesi dall’insediamento all’ufficio trasteverino, Marco Bussetti lo ha nominato vice Ministro. Ora è lui il capo.
A lui onori e oneri di un dicastero che parte dalla formazione di scolaretti di anni a una sola cifra per portarli fino al titolo accademico, in un sistema scolastico che pur avendo in sé contraddizioni e molte imperfezioni, qualifica i nostri allievi in un modo così elevato da renderli competitivi nei più avanzati Paesi industrializzati. Un po’ meno in Italia, a meno di non avere sufficienti raccomandazioni per sperare in qualsiasi scalata.

Tra i bracci operativi dell’Istruzione, l’Agenzia Spaziale Italiana, ente che ha il compito di attuare la politica aerospaziale italiana con i fondi dell’Esecutivo per finanziare il progetto, lo sviluppo e la gestione operativa di missioni spaziali, con obiettivi scientifici e applicativi. Attualmente vi prestano servizio circa 200 dipendenti con un budget annuale di 1,3 miliardi di euro. Ci soffermiamo su questo dettaglio perché sentiamo viva una preoccupazione già espressa nei nostri precedenti articoli.

L’Agenzia spaziale ha avuto una vita tormentata fin dalla sua nascita. A volte l’indeterminazione dei suoi presidenti, altre un’insopportabile pressione politica -quando non vera e propria occupazione-, hanno fatto sì che una delle principali vetrine dell’alta tecnologia italiana fosse frequentemente al centro di scandali e intrighi di parte, piuttosto che per le proprie pianificazioni e i propri programmi.
Ora si presenta una scadenza di un peso strategico molto alto per l’intero Paese.
A novembre la città di Siviglia ospiterà il consiglio ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea con la partecipazione dei delegati degli Stati membri e di osservatori, allo scopo di decidere in merito a nuove proposte e finanziamenti per gli anni di lavoro successivi. La sua denominazione quest’anno sarà Space19+ e la sua funzione è orientare le ambizioni e le sfide per il settore spaziale europeo.

Con questo cambio di Governo così sotto la scadenza, quali incognite affronteranno i funzionari che dovranno difendere le posizioni italiane?
Abbiamo posto qualche domanda a Silvano Casini, commissario straordinario di Asi da luglio 1995 a novembre 1996, ai tempi del Governo di Lamberto Dini, che già avevamo consultato nel passato Poiché in un arco di tempo così limitato Casini traghettò l’ente dalla bancarotta a uno stato di risanamento e di rilancio, abbiamo ritenuto prezioso il suo punto di vista e fondamentale la condivisione con i nostri Lettori.

Ingegner Casini. Lei oggi è presidente di 2064 OuterSpace che raccoglie persone di larghissima esperienza in campo della scienza e tecnologia spaziale. È un punto di osservazione privilegiato da cui può dare un parere su come avviene l’approccio allo spazio.
L’economia spaziale, pur essendo cresciuta nell’ultimo decennio a ritmi del 7%/anno a livello globale, fino al picco di 8,1% nel 2018, per un giro complessivo di affari di quasi 415 miliardi di dollari, è ancora nella fase della prima dentizione. Si parla di programmi spaziali come di attività scientifiche o di nuove tecnologie. Non si pensa al sistema solare come l’ottavo continente che con le sue ricchezze rivoluzionerà l’economia mondiale.

Dunque, lei conferma la valenza geopolitica. Ma come vede l’interesse dell’Italia in questo momento di passaggio della compagine governativa?
La somma delle capacità scientifiche e industriali del nostro Paese è tale che potrebbe essere come minimo un forte numero due in Europa. Lo dico avendo chiara la situazione spaziale in termini economici e industriali di Francia e Germania, che hanno dato artificialmente dimensioni eccessive alla loro industria spaziale, però adesso non riescono più a sopportarne i costi, tanto da aver dovuto annunciare eccedenze di personale. L’Italia non è in situazioni rosee, ma per le ottimali dimensioni del nostro sistema, l’intera architettura può essere sanata con tempi e costi di almeno un ordine di grandezza inferiore a quelli necessari per l’asse al momento guidato da Merkel e Macron.

Lei ha una ricetta?
In campo internazionale non esiste una sola strada. Io penso, però, che un modo per aggredire il problema è attuare una politica che sappia darsi una visione complessiva e integrata delle capacità di sviluppo nazionale, dosando con saggezza e in ottica di massimizzazione del ritorno le componenti multilaterali con quelle di autonomia nazionale e di cooperazione bilaterale diretta, tra cui, prima fra tutte, quella con gli Stati Uniti per partecipare alla Space Exploration, senza passare attraverso logoranti dibattiti e lotte fallimentari per la suddivisione di ruoli e di compiti in ESA. Gli accordi bilaterali con gli americani, con cui l’Italia ha da sempre un rapporto privilegiato in campo spaziale, hanno anche un vantaggio inconfutabile. Mi spiego. Se l’Italia investe 100 in un programma USA, questo 100 va direttamente alla nostra industria o ai nostri laboratori. Quando invece si passa attraverso ESA, nel migliore dei casi torna solo 75. Il valore 25 si perde nei costi generali.

Ci sono già dei precedenti significativi?
L’Italia, tramite la sua partecipazione diretta e indiretta alla Stazione Spaziale Internazionale per circa il 60% del suo spazio abitabile, col MPLM -Mini Pressurized Logistic Module- per il trasporto in orbita di 10 tonnellate di materiale e il PMM -Permanent Multipurpose Module- nonchè un’importante adesione al modulo ESA Columbus ed al sistema europeo di trasporto cargo ATV (Automatic Transfer Vehicle), ha accumulato un’esperienza propedeutica alla Space Exploration, seconda in Europa solo alla Russia. Non abbiamo, quindi, la necessità di passare per maglie politicamente strette, né di sottoporci a costi superflui. Inoltre, una nuova collaborazione diretta con la Nasa potrà aprire la via per attuarne altre, dove molto importante sarà la presenza di società private. Si opererà, quindi, in un vero e proprio mercato, più adatto alle nostre capacità. Insomma, l’Italia ha le potenzialità per essere uno dei maggiori partner con l’universo americano per l’esplorazione del sistema solare. D’altra parte, è recente la notizia che la Nasa sta affidando a Northrop Grumman la realizzazione del modulo abitato della stazione lunare, proprio grazie alla sua collaborazione con la nostra industria.

Sono affermazioni molto forti che sicuramente non mostrano una volontà antieuropea ma indicano nuovi percorsi per un comparto di grande prestigio. Ma adesso siamo alle soglie della Ministeriale e l’Italia dovrà esprimere le sue posizioni.
Non ho mai parlato in termini negativi dell’Italia in Europa. Il problema ha connotazioni molto diverse. In questi anni, la mancanza da parte italiana di un quadro strategico indipendente, e quindi di una nostra volontà operativa autonoma, ha permesso al binomio Francia e Germania di impossessarsi della leadership della politica di ESA. Di conseguenza da parecchi anni l’Italia, con un’incomprensibile incoscienza dà il suo supporto tecnologico e finanziario a programmi di stretto interesse franco-germanico, spesso sbagliati, come dimostra l’attuale crisi dei lanciatori europei, tutti fuori mercato, persino quelli ‘in fieri’, ovvero Ariane 6, ricevendone ritorni economici qualitativamente, se non quantitativamente, ben lontani dal nostro contributo, e vivendo ruoli sicuramente inferiori a quelli che il nostro Paese meriterebbe. Al momento, questa miopia italiana porta a un assoggettamento di interessi non condivisi. Prova evidente è l’annunciato considerevole aumento dei contributi a ESA. Comunicato, praticamente condiviso e propugnato senza però che sia stato fornito un dettaglio comprensibile, né una visione integrata con le iniziative nazionali, bilaterali o in ambito UE, che poi è in pieno contrasto con gli attacchi della Commissione Europea in materia di indebitamenti. Questa è una situazione da vascello fantasma, senza bussola -che sarebbe il piano strategico- e senza pilota.

E come vede la componente politica dello spazio italiano a fronte della Ministeriale?
Preferirei parlare della struttura istituzionale. I politici vengono e vanno, mentre i funzionari dell’Amministrazione dello Stato rimangono. Mi spiego. L’attuale presidente di Asi non è un professore, però è stato scelto da professori. Lo conosco da parecchi anni e lo stimo per quanto ha sinora fatto in ESA. Mi è tuttavia difficile comprendere come possa difendere gli interessi nazionali visti i suoi legami economici con una organizzazione che agisce solo in sintonia con gli interessi franco-tedeschi.

Ma non è solo questo. Giusto?
Mancando una strategia nazionale per lo Spazio e mancando direttive da organi superiori, per esempio il Governo, e dovendo comunque fronteggiare le esigenze di ESA e Nasa, i funzionari di Asi, tutti validi per come li ricordo, hanno largamente agito in modo autonomo. Anche se scoordinato, il loro lavoro ha permesso allo Spazio italiano di rafforzarsi tecnologicamente. Mi pare tuttavia chiaro che non si può lasciare in questa situazione il timone per far fronte ai violenti venti di crisi dell’Europa spaziale e alle forti brezze del New Space e della Space Exploration americana. L’unico organo statale che può farlo ritengo, sulla base di mie lunghe e positive esperienze, è la segreteria di COMINT, il comitato interministeriale costituitosi con legge n. 7 dell’11 gennaio 2018. Del resto è il compito di COMINT definire il quadro delle risorse finanziarie per l’attuazione delle politiche spaziali e aerospaziali, incluse quelle della Ministeriale di Siviglia

E dunque quale sarebbe la sua azione per evitare uno spreco incondizionato di soldi e di risorse
Coerentemente con quanto ho appena detto, ritengo che, visti i cambiamenti in atto, la tradizionale delegazione italiana formata da funzionari lasciati sino a oggi a loro stessi e con una componente del Miur del tutto nuova non potrebbe difendere con successo gli interessi italiani, tanto più che il testo da approvare a Siviglia è già stato negoziato da mesi, elaborato e finalizzato. De facto è impossibile modificare le posizioni italiane già discusse e accettate nell’ambito di numerosi council e comitati ESA per tutto il 2018 e sino a oggi.

E dunque come inquadra il problema?
Per trovare una soluzione è opportuno studiarne la dimensione economica. L’insieme dei programmi previsti nella bozza d’accordo imporrebbe alla Francia un esborso di 3,2 miliardi di euro per il periodo 2020-2022, in aggiunta ai finanziamenti obbligatori o comunque già impegnati. Bercy (il loro ministero delle Finanze) ne può mettere a disposizione solo 2,1 perché pure la Francia ha grossi problemi d’indebitamento.

Proporzionalmente a una esigenza francese di 3,2 miliardi di euro corrisponde una spesa italiana di almeno 1,6 o 1,7 miliardi. Quanto è disposto a dare il MEF, visti gli impegni presi per contenere l’indebitamento italiano?
Io ritengo che l’intesa franco-tedesca a Siviglia punterà, per tenere operative le loro industrie, a far finanziare la quota loro mancante dall’Italia. Anche perché malgrado le apparenze, anche i tedeschi hanno grossi problemi finanziari ed economici.

Ma qual è il punto focale della Ministeriale?
Essa ha per tema fondamentale lo sviluppo e la qualificazione di nuovi lanciatori che possano competere con quelli riutilizzabili americani. Ariane 6 in due versioni con due o quattro booster è il punto focale. L’Italia, come espresso sinora dai nostri delegati, dovrebbe sopportare quasi completamente i costi dei booster, con la scusa che li potremo utilizzare per una versione maggiorata di Vega, inventata lì per lì per giustificare questo gioco delle tre tavolette. Peccato che un Vega così architettato sarebbe fuori mercato e la stessa Corte dei Conti francese formalmente ha rinnegato Ariane 6 perché comunque risulterebbe anch’esso non competitivo.

Come è stato possibile un passaggio così forte?
Le cancellerie francese e tedesca hanno lavorato per più di due anni al fine di convincere l’Italia a partecipare vistosamente a programmi che permettano di risolvere i loro problemi di bilancio, senza concederci neppure un minimo di leadership, né in tali programmi né in programmi paralleli, trascinandoci per l’ennesima volta nello sviluppo di un sistema di lancio inadatto a sostenere la competizione internazionale.

E come penserebbe di uscire da questo guado?
Sono convinto che l’Italia debba chiedere, entro la fine del mese di settembre, una moratoria della Ministeriale, o almeno evitarne la partecipazione italiana. Motivo: il nuovo Governo non ha il tempo per analizzare approfonditamente le tematiche in agenda, tutte molto complesse e con impatto forte sull’attività spaziale italiana ed europea per i prossimi dieci anni; nessuna delle quali, però, così urgente da non poter consentire maggiori approfondimenti e valutazioni, anche alla luce delle evoluzioni ancora non definite del contesto internazionale, in particolare nel settore dei lanciatori e della esplorazione spaziale. Neppure si può essere in grado di verificare se il conseguente impatto finanziario sull’economia italiana possa essere compatibile con l’eccessivo indebitamento del Paese. Per precedenti esperienze, acquisite in situazioni anche più difficili, sono convinto che un tale approccio sarebbe una soluzione trasparente e onesta verso i partner europei e verso il popolo italiano. Inoltre, essendo l’Italia uno dei tre Paesi leader di ESA e non potendo Germania e Francia fare a meno di noi, l’Italia acquisirebbe un decisamente maggiore potere negoziale, a vantaggio di tutti gli interessi nazionali, nonché della nostra posizione geopolitica al di là dell’Europa.

 

Questo il parere di un profondo conoscitore del settore spaziale mondiale. Da parte nostra ribadiamo che il momento di transazione governativa non deve offuscare il divenire delle circa 250 aziende che costituiscono l’asse portante delle attività spaziali nazionali, con 7.000 addetti e due miliardi di fatturato nel 2017. Un campo che secondo Asi, per ogni euro investito ne remunera quattro. Ogni azione per potenziare le professionalità italiane deve essere calibrata con il massimo scrupolo dalle autorità preposte.

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