giovedì, Aprile 25

Spazio: è allarme rosso da manipolo di individui ‘ammalato di governismo’ Le nuove compagini al potere si affannano a prendere tutto quello che capita loro sotto mano, e i fondi per la space economy disponibili fanno gola

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Ormai siamo all’assalto alla diligenza dello spazio.
Dopo la decapitazione dell’Agenzia Spaziale Italiana
(ASI) dello scorso novembre e la crisi al buio forzata dal Governo, dopo un ripristino a tre quarti della sua governance pochi giorni fa, ora contro lo spazio inveisce l’opposizione con una interrogazione parlamentare sul Cira, il Centro di Ricerche Aerospaziali aperto a Capua nel 1984, continuamente bersaglio di una geometria senza più ideologi, di faccendieri, di predatori.

Ma se la gestione del Centro è stata assai spesso oggetto di polemiche, anche la sua sede è stata contesa: ricordiamo il tentativo di rimuovere il sito e traslarlo nel varesotto, così come fu fatto nel 2011 per la direzione generale dell’industria aeronautica di Stato prima che diventasse parte del più grande gruppo metalmeccanico nazionale. Una transazione di allora imposta da forze politiche di comprensibile estrazione territoriale che con tanto di interessi anche familiari e di motivazioni elettoralistiche hanno riprogrammato un asse di attenzione dalla Capitale alla provincia, al costo di numerosi posti di lavoro e di una decentralizzazione insensata. Un esempio che sia la logistica che un’autonomia gestionale in Italia sono sempre marginali rispetto alla visione di appartenenza e alla legge del più furbo.

Ora, però, la stangata è tutta di volontà dell’altra parte della politica, quella che ha smesso di governare da poco e che anch’essa non sa fa mancare la sua parte, rivendicando confusamente fatti del passato che poco o niente riguardano la perdita di un Presidente di area del Partito Democratico in Asi.
E veniamo all’atto parlamentare 5-01920,
seduta della Camera dei Deputati dell’11 aprile 2019 (pagina 5937).

Abbiamo già parlato in un nostro precedente articolo di una consulenza chiesta all’agenzia Deloitte, anticipata magistralmente da ‘Il Fatto Quotidiano’, che improponibilmente è sempre sul pezzo grazie ai suoi informatori, e ora proviamo a evidenziare i punti essenziali posti alla Presidenza del Consiglio e al Ministero della Ricerca (Miur) al riporto di un’indagine giornalistica -indagine giornalistica, proprio così.

Siamo al punto che per fatti accaduti tra il 2011 e 2014, un partito politico che è stato al governo per anni, dopo aver assistito con tutti noi a un iter giudiziario che ha portato alla limitazione della libertà diverse persone, si è basato sulla lettura di un giornale per riprendere in mano il caso! Ora, non si palesi nessuna intenzione da parte nostra di esser parte di questa o di quella figura implicata nel caso. È roba vecchia e assai marcia, ma conosciuta da tutti nell’ambiente, frutto sicuramente di scambi politici e delle solite modalità di selezionare il personale direttivo assai caro alle istituzioni della vecchia clientela partitocratica.

Quello che troviamo onestamente fuori tempo è il continuo ricorso ai giochi della ripicca e del ricatto che, invece di difendere un bene comune come dovrebbe essere ed è la produzione tecnologica e industriale del Paese, continua a massacrarne le immagini, sia sul piano nazionale che su quello dei mercati esteri dove alleanze e credibilità sono superiori a ogni altra credenziale.

Bene, si fa per dire. Probabilmente Cira e Inaf, l’Istituto nazionale di astrofisica, stanno per scomparire, passando sotto la governance dell’Agenzia Spaziale Italiana. Una grande struttura che potrebbe avere una logica così come sono impostati alcuni modelli americani, ma molto lontana dall’avere un esecutivo in grado di sostenerla e fortemente a rischio di delocalizzazione.

E allora, cosa sta accadendo nello spazio italiano?

Onestamente, quando leggiamo tante ingiurie, vere e false che siano, sentiamo una grande angoscia. Perché in questi tentativi di sopraffazione mediatica o di confusione mentale notiamo una patologia ben più ampia. Oggi l’interazione degli attori, pur generando alta attenzione nella pubblica opinione, si agita in una macchina politica che non muove nulla. Null’altro che messe in scena senza altro decidere, se non un girotondo di persone vicine alle simpatie dei governanti.

Dunque, ci domandiamo con sempre maggiore apprensione: quanto peso hanno queste provocazioni nel sistema politico nazionale e a che fine tendono?

Più volte ci siamo smarriti che nella smania di occupare poltrone siano coinvolti anche settori di nicchia come lo spazio. E ci siamo convinti -lo ammettiamo- che la voglia è tanta perché le nuove compagini da poco al potere si affannano a prendere tutto quello che capita loro sotto mano, subendone il fascino come afrodisiaco supremo, secondo una felice espressione dell’ex Segretario di Stato americano Henry Kissinger. Per stessa ammissione di propri fuorusciti, ci troviamo difronte a un manipolo di individui ‘ammalato di governismo’. E la conferma si legge nel quarto mancante del consiglio di amministrazione dell’Asi, che per un impuntamento giusto o sbagliato che sia, lascia l’agenzia governativa non coperta dai suoi pieni poteri, in un momento complesso in cui si punta all’assorbimento di altre realtà di ricerca.

Ma è solo così? Onestamente pensiamo che ci sia dell’altro. I fondi per la space economy oggi disponibili fanno assai gola a quelle componenti industriali dell’ala fissa orfana dei grandi programmi sia europei che americani che pure avevano promesso lavoro con le subforniture. Ma anche a quei soggetti schiacciati dalla crisi che morde il mercato degli elicotteri la cui produzione è fortemente radicata nella solita zona del nord ovest italiano-, vittima della rarefazione delle piattaforme petrolifere soppiantate dall’estrazione con la tecnica del fracking.
Se le cose sono in questo ordine, ci spieghiamo perché in questo momento tutto quanto riguarda lo spazio in Italia è osservato con un rancore sotteso all’incapacità di farne un uso opportuno. E pure è comprensibile che la depressione oggi presente nel centro e sud Europa dilaga come una nebbia sottile tra una pilotata sfiducia verso le istituzioni, che ha depotenziato la politica e un sovranismo di facciata che non significa nulla in un’economia ormai del tutto globalizzata.

In questa costruzione, in cui l’immancabile George Orwell avrebbe detto semplicemente che «mai nessuno prende il potere con l’intenzione di abbandonarlo», chi rischia sono i lavoratori di un comparto molto avanzato, in cui senza una trasparente pianificazione governativa non si va da nessuna parte.

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