giovedì, Febbraio 20

Spazio: che la politica lasci lavorare i tecnici Una delle prime attenzioni di chi aspira a posti di preminenza è rivolta al COMINT spazio

0

Chi dovesse pensare che la formazione del Conte 2 abbia messo a riposo tutti coloro che si sono affannati a mostrarsi alle campagne elettorali -vere o sognate- che hanno ombreggiato tutta la calda estate che si è abbattuta quest’anno sul Bel Paese, sbaglia di grosso.
Dopo le pedine risistemate tra Palazzo Chigi, Montecitorio e il Senato, ora sono fanticavalli e alfieri che stanno cercando un loro posizionamento nel grande scacchiere che sovrasta l’immaginifico dei nostri poteri operativi. E infatti non bastavano gli spettacoli di un gusto degno solo di chi li ha rappresentati a dover esprimere l’Italia che non vogliamo, ora tutti i ricandidati sono partiti nuovamente a lancia in resta per l’affanno alle cariche istituzionali che devono o possono essere lasciate libere per scadenze, spoil system e bramosia di comando. Anche questa volta, cercheremo con le nostre osservazioni di restare nel più stretto circolo degli ambiti spaziali, per evitare di smarginare in altri settori di pari intersezione strategica.

Come stiamo riportando con l’attenzione che ci è congeniale, in questo momento l’Italia sta vivendo un grande fermento per quanto riguarda il settore spaziale. Non che vi siano nuovi programmi, non che qualche idea Made in Italy stia rivoluzionando gli scenari del mondo che sarà.

Magari!

Il cambio di squadra al governo comporta come è italica abitudine, una serie di movimenti di sedie e poltrone. Un uso triste che se può avere una sua valenza tra i quadri politici, non dovrebbe mostrare ragion d’essere per i tecnici e le figure professionali. E veniamo allo spazio.

Una delle prime attenzioni di chi aspira a posti di preminenza è rivolta al COMINT spazio (Comitato Interministeriale per le politiche spaziali e aerospaziali). Spendiamo qualche parola al riguardo.

Il Comitato, lo ricordiamo, è costituito di diversi ministeri e conferisce una significativa autonomia strategica alla politica nazionale in materia di spazio. Per rendere salda questa intenzione, un lungo iter ha portato alla costruzione dell’istituzione attraverso il dispositivo di legge n. 7/2018 (‘Misure per il coordinamento della politica spaziale e aerospaziale e disposizioni concernenti l’organizzazione e il funzionamento dell’Agenzia spaziale italiana’), che ha riformato la governance nazionale con il conferimento al Presidente del Consiglio dei Ministri dell’alta direzione, della responsabilità politica generale e del coordinamento delle politiche di tutti i dicasteri interessati ai programmi spaziali.
Il COMINT, per restare nel tecnicismo, ha il compito di elaborare le strategie governative ed industriali atte ad affrontare le nuove sfide che derivano da necessità di sicurezza o da nuovi sviluppi. Attraverso il coordinamento tra i ministeri interessati e la Presidenza della Conferenza delle Regioni e nel rispetto delle pertinenze istituzionali, il dispositivo ha le ambizioni di costruire, secondo le volontà del legislatore, una politica industriale e di sostegno a nuove filiere tecnologiche per la definizione priorità e relativo livello di ambizione per gli specifici programmi associati, valorizzando le competenze acquisite dal comparto produttivo nazionale e supportandone la competitività sul mercato internazionale.
Dunque, una macchina ben congegnata che serve a favorire le buone intenzioni delle attività spaziali nel nostro Paese, sia per la garanzia della sicurezza nazionale che per le più importanti applicazioni, ma anche e soprattutto per una proiezione all’export. Ma dovrebbe essere uno strumento essenziale anche al controllo delle relazioni internazionali in materia di alleanze e probabili fusioni o accorpamenti industriali se ci sarà l’opportunità di applicare correttamente la legge.
E vediamo quale scenario ci aspetta dietro l’angolo.

Ora, dicevamo della campagna elettorale. È comprensibile che in molti sperassero in un posticino al Governo, magari con la carica di Sottosegretario o di Vice Ministro, e sfumata anche questa opportunità, si sta pensando all’occupazione di quello che rimane. Non è un’ambizione solo di questa classe governante e lo sappiamo bene. Chi parla di spargimento di poltrone si esprime così solo per invidia di non aver potuto partecipare all’assegnazione.

Quello che, però, onestamente, temiamo è che per accontentare qualche portaborse deluso e politicamente escluso dai primi gironisi metta mano sconsideratamente agli organi tecnici che rappresentano concretamente lo zoccolo duro dell’amministrazione. Anzi, riteniamo concretamente che sia necessario lasciare la continuità dell’operato proprio per evitare slabbramenti che possano inabissarsi con un’intera compagine progettuale.
Magari, più che un cambio di vertice per arginare alcune voragini, sarebbe meglio confidare in un ristabilimento di alcuni indirizzi, affidato a presenze autorevoli, con una disciplina di alto profilo, piuttosto che ricorrere a flebili risarcimenti.
Perché i nostri competitor sono molto agguerriti, e non aspettano altro che un momento di palese debolezza per soppiantare i più fragili.

Al momento la Germania mira ad occupare un buon rango tra le potenze spaziali, in particolar modo quelle militari, almeno per allinearsi al potenziale della Francia, e può farlo se le sue industrie non si disperderanno in una concorrenza fuori controllo. La Francia sta cercando di sfruttare tutte le opportunità del quarto ambiente: in prossimità della celebrazione della presa della Bastiglia, il Presidente Emmanuel Macron ha ribadito la sua volontà di dotare il Paese di una vera strategia spaziale, con un comando all’interno dell’Aeronautica, anche se la Ministra delle forze armate Florence Parly non ha fornito dettagli convincenti sul piano finanziario e sulla capacità di svolgere la sua missione, per cui già qualche generale ha supposto che l’operazione per adesso sia un semplice colpo di comunicazione.
Il resto dei Paesi sono al momento un semplice traino da cui si spera di ottenere finanziamenti per programmi comuni.

Dunque, la situazione europea ancora non è definita e serve che l’Italia, terzo contributore nell’Agenzia Spaziale Europea, possa concretamente proporre una sua politica basata su piani seri e non semplici rivalse di passati affronti subiti.

Siamo consapevoli che lo scenario è complesso, e vorremmo che anche Palazzo Chigi e i suoi adepti prendessero in considerazione le prospettive italiane con consapevolezza e senza uno spirito di parte, lasciando che i tecnici della politica svolgano il proprio lavoro con competenza. Anche a costo,come ha scritto recentemente Piero Benvenuti, ex commissario dell’ASI su ‘Il Sole 24 Ore’, e sagacemente riportato da Cesare Albanesi«Le logiche suggerirebbero l’uscita dell’Asi dal Miur e la sua ricostituzione come Agenzia della Presidenza del Consiglio».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore