sabato, Luglio 4

Spazio, Artemis Accords: gli USA vogliono la Luna, la corsa è partita L'Amministrazione Trump sta redigendo un progetto legale per l'estrazione delle risorse sulla Luna, la NASA ha rilasciato gli Artemis Accords. Accordi bilaterali con i partner senza passare dalle Nazioni Unite

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Con il lancio della Crew Dragon, il 27 maggio, gli USA hanno assistito al primo trasporto di astronauti in orbita dal suolo americano dopo quasi un decennio, realizzato da una società privata, quella di di proprietà di Elon Musk, SpaceX-, ma soprattutto è ripartita la corsa allo spazio da parte degli Stati Uniti. Di mezzo c’è la supremazia americana: la supremazia militare,commerciale e in qualche modo politica. Oltre la necessità di ridare un sogno agli americani, c’è la necessità di Donald Trump di distogliere l’attenzione dalla crisi economica, da quella sanitaria e ora da ultimo dalle manifestazioni razziali per l’uccisione di George Floyd che in tutto il Paese si stanno moltiplicando, un mix che rischia seriamente di mettere in forse la sua rielezione.

Durante il primo periodo di mandato, Trump ha firmato una direttiva che permette alla Nasa dilavorare con i partner del settore privato per un ritorno dell’uomo sulla Luna, seguito da una missione su Marte. In precedenza, nel 2010, l’Amministrazione Obama aveva indirizzato la NASA a concentrare i suoi sforzi sulle missioni nello spazio profondo e fare affidamento su società private per fornire accesso alla ISS e alla bassa orbita terrestre.
Trump, poi, ha ristabilito il National Space Council, e ha creato il sesto ramo delle forze armate, la forza spaziale, che tanta attenzione preoccupata ha suscitato, anche in Europa.
Evidente da subito che
per l’America First lo Spazio ha un ruolo in termini di politica estera e soprattutto prestanza internazionale. «Per tutto il denaro che stiamo spendendo, la NASA NON dovrebbe parlare di andare sulla Luna – l’abbiamo fatto 50 anni fa. Dovrebbero concentrarsi sulle cose molto più grandi che stiamo facendo, tra cui Marte (di cui la Luna fa parte), Difesa e Scienza!», ha twittato il Presidente dopo tutte queste ‘manovre’ politiche. Di fatto con l’ingresso in scena di SpaceXper i voli verso la ISS -per altro a costi molto contenuti-, la NASA può concentrarsi sul Progetto Artemis, che intende riportare gli umani sulla Luna entro il 2024.

John Logsdon,storico dello spazio e professore emerito presso lo Space Policy Institute della George Washington University, afferma «Trump crede nell’eccezionalità americana e questo è stato un tema almeno dalla fine della seconda guerra mondiale. È politicamente attraente. Qualunque cosa si pensi al signor Trump, conosce i simboli,conosce la pubblicità e conosce il tipo di temi che sono attraenti per un ampio segmento della popolazione. Penso che abbia concluso che un programma spaziale di successo è una delle cose che ha quegli attributi». E questo per spiegare come lo Spazio, dalla Luna a Marte può essere utile nella rielezione di Trump, e quanto lui lo sappia bene e intenda sfruttarlo il più possibile.

Ma oltre la propaganda c’è altro. In questo contesto, infatti, si inserisce lo Spazio, attraverso il quale ilPresidente vuole riaffermare il primato americano rispetto a Cina e Russia. Non è in gioco solo la leadership tra le stelle, molto di più. In gioco c’è il controllo dei sistemi satellitari di comunicazione civile e militare, e di navigazione,e c’è, soprattutto, lo sfruttamento delle risorse(potenzialmente enormi) del suolo lunare. Stiamo parlando di estrazione di materie prime come il silicio per i pannelli solari, l’ossigeno per il combustibile per missili, materie prime come acqua, Elio-3, che è potenzialmente utile nei reattori nucleari a fusione, gli elementi delle terre rare, che sono preziosi per la produzione di elettronica fino alpotenziale trasferimento di industrie inquinanti.


Reuters’, poco meno di un mese fa, lo aveva anticipato: l’Amministrazione Trump sta redigendo un progetto legale per l’estrazione delle risorse sulla Luna.
Si tratta degliArtemis Accords’ (‘Accordi di Artemide’, che prendono il nome dal nuovo programma lunare Artemis della National Aeronautics and Space Administration,), un ‘pezzo’ di politica estera americana di crescente interesse nei piani di supremazia globale degli States, che, come molti altri Paesi a partire dai concorrenti principali, Cina e Russiaconsiderano la Luna una risorsa strategica chiave.

Ad aprile, Trump ha emesso un ordine esecutivo che ribadisce il sostegno degli Stati Uniti allo sfruttamento delle risorse lunari e degliasteroidi. Così, la NASA ha rilasciato gli Artemis Accords’.
Dettaglio molto importante: lordine esecutivo di Trump ha respinto una visione consolidata del diritto internazionale secondo cui lo spazio è un bene comune e che l’uso commerciale delle risorse spaziali dovrebbe avvenire sotto il controllo internazionale.
L’ordine della Casa Bianca, afferma Steven Freeland, docente di diritto internazionale alla Western Sydney University, «non fa che confermare ciò che già sapevamo: gli Stati Uniti vogliono che le loro aziende possano utilizzare le risorse spaziali. Se si devono sviluppare tecnologie di estrazione spaziale e i governi nazionali non sono in grado di finanziare tale ricerca, il settore privato (con la necessaria fiducia giuridica) dovrà mettere i propri soldi sul tavolo». Altresì il provvedimento riconosce che gli Stati Uniti sono impegnati nel Trattato sullo spazio esterno, questo, secondo Freeland, dovrebbe dissipare i dubbi «sul fatto che gli Stati Uniti potrebbero prendere in considerazione di ritirarsi da questo fondamentale strumento di legge spaziale».

I punti centrali degliArtemis Accords’, spiega Cait Storr, Research Fellow della University of Technology di Sydney, sono due. Gli Accordi «vanno oltre il semplice rifiuto dell’impopolare accordo della Luna del 1979, che dichiarava le risorse lunari come ‘patrimonio comune dell’umanità’ e impegnava le parti a stabilire un regime internazionale per sorvegliare l’estrazione spaziale. Solo 18 Paesi hanno firmato il trattato. Al suo posto, gli Accordi di Artemide prevedono un quadro di accordi bilaterali incentrato sugli Stati Uniti in cui le ‘nazioni partner’ si impegnano a seguire le regole stabilite dagli Stati Uniti».
In secondo luogo,
gli accordi intendono inquadrare, in termini di diritto internazionale(nella declinazione trumpiana, e solo in quella, secondo molti osservatori) l’estrazione, affinché le aziende posseggano le risorse che estraggono, ecosì «introducono il concetto dizone di sicurezza’ attorno alle operazioni lunari», ‘zone di sicurezza’ che circonderebbero le future basi lunari.«Sebbene le rivendicazioni territoriali nello spazio siano vietate dal diritto internazionale, queste zone di sicurezza cercherebbero di proteggere i siti commerciali e scientifici da collisioni involontarie e altre forme di ‘interferenze dannose’. Resta da stabilire quali tipi di condotta potrebbero essere considerati interferenze dannose». L’obiettivo sarebbe, dunque, prevenire danni o interferenze da parte di Paesi o compagnie rivali che operano nelle immediate vicinanze. Insomma, nel caso la guerra si spostasse dalla Terra alla Luna.
Le
zone di sicurezza ai sensi degli Accordi Artemis, precisa Storr, «richiederebbero a tutte le iniziative commerciali e governative di condividere informazioni sulla posizione e la natura delle loro operazioni spaziali e di comunicare e coordinare qualsiasi approccio verso altri siti. Il senso pratico delle zone di sicurezza è chiaro. Tuttavia, tali zone mettono seriamente alla prova un principio fondamentale del Trattato sullo spazio esterno: il divieto di rivendicazioni territoriali nello spazio».

Gli Stati Uniti, precisa ‘Reuters’, sono membri del Trattato sullo spazio esterno del 1967 accordo ampiamente sostenuto che ha dichiarato lo spazio la ‘provincia di tutta l’umanità’ e ha consentito lo sfruttamento delle risorse commerciali come un ‘uso pacifico’ dello spazio- e considerano le zone di sicurezzacome un’implementazione di uno degli articoli del Trattato, quello in cui si prevede che i corpi celesti e la Luna non siano oggetti diappropriazione nazionale e rivendicazione di sovranità, attraverso azioni di occupazione o simili.
Nel
2015 gli Stati Uniti hanno emanato una legge che garantisce alle società i diritti di proprietà sulle risorse che estraggono nello spazio. Non esistono leggi simili nella comunità internazionale.
Una fonte dell’agenzia sostiene che quella dellezone di sicurezza«non è un’affermazione territoriale», piuttosto le ‘zone di sicurezza’, le cui dimensioni variano a seconda dell’operazione, «consentirebbero il coordinamento tra attori spaziali senza rivendicare tecnicamente il territorio come sovrano», ovvero, il Trattato formalmente sarebbe rispettato.
La fonte ‘Reuters’ ha precisato che gli Artemis Accords sarebbero stretti, secondo la oramai consolidata prassi di Trump, extra Nazioni Unite,per non perdere tempo, raggiunti direttamente con ‘Nazioni affini’, anche in considerazione del fatto che oramai molti Paesi considerano oramai lo spazio come un ‘nuovo dominio militare’,

Il progetto non sarebbe ancora stato condiviso formalmente con gli alleati, ma i dialoghi ufficiali sono previsti a breve con gli alleati tradizionali, a partire da Canada, Giappone, Paesi europei, ma anche Emirati Arabi Uniti, India, quei Paesi, insomma, che gli USA ritengono abbiano interessi ‘affini’ in fatto di estrazione sul suolo lunare. Non sarà coinvolta nei dialoghi la Russia, partner della NASA sulla Stazione Spaziale Internazionale, ma oramai considerata dal Pentagono ‘ostile’ -di recente l’ostilità in fatto di satelliti è stata oggetto di preoccupazione. Gli Stati già attenti all’estrazione spaziale commerciale, tra cui Lussemburgo,Emirati Arabi Uniti e India, probabilmente sottoscriveranno gli Accordi di Artemide. Larisposta dell’Agenzia spaziale europea, che ha collaborato con Roscosmos -l’agenzia spaziale russa- nella sua missione di prospezione lunare, resta da vedere come reagirà, e gli analisti sottolineano come la decisione europea sarà importantissima. Per lAustralia si parla di unadecisione imbarazzante, avendo sottoscritto l’Accordo sulla Luna del 1979, dovrà ritirarsi se intende firmare un accordo con gli Stati Uniti.

Il piano della NASA è quello di portare sulla Luna umani e stazioni spaziali entro il prossimo decennio. La NASA sta investendo decine di miliardi di dollari nel programma Artemis, che prevede di mettere gli umani sulla luna entro il 2024 e di costruire successivamente unapresenza sostenibilesul polo sud lunare, con società private che estraggono rocce lunari e acque sotterranee che possono essere convertiti in carburante per missili.
La
Luna è strategica sia in termini di affermazione politica, sia economicamente, sia per la ricerca scientifica a lungo termine che, tra il resto, potrebbe consentire future missioni su Marte.

Gli Artemis Accords sono emblematici del ruolo crescente della NASA come strumento della diplomazia americana, e naturalmente ciò comporterà l’apertura di un ennesimo fronte di controversie tra Washington e Cina e Russia. In caso la guerra fredda avesse bisogno di ulteriore benzina, lo Spazio, e nello specifico questi accordi, non mancheranno di esserlo.
La Russia ha subito denunciato l’ordine esecutivo di Trump come un tentativo diespropriare lo spazio’ e impadronirsi del territorio’, lo ha paragonato l’approccio americano al colonialismo. Gli esperti spaziali cinesi hanno concluso che le zone di sicurezza equivalgono a pretese sovrane.
«La NASA ha a che fare con la scienza, la tecnologia e la scoperta, che sono di fondamentale importanza, ma penso che meno rilevante sia l’idea che la NASA sia uno strumento di diplomazia», ha dichiarato a ‘Reuters l’amministratore della NASA, Jim Bridenstine.

In pratica, sostiene Storr, «gli accordi hanno il potenziale per contestare il divieto del Trattato sullo spazio cosmico di rivendicare il territorio nello spazio. E potrebbero anche intensificare il conflitto internazionale sulle risorse spaziali».

Storr è drastica: «gli Accordi Artemis uccidono efficacemente la prospettiva di una supervisione internazionale delle miniere spaziali». E spiega: l’Accordo sulla Luna impegnava i firmatari a stabilire un quadro normativo internazionale quando l’estrazione nello spazio fosse diventata fattibile. «Il momento è ora», come «hannodimostrato la missione giapponese Hyabusa2 sull’asteroide Ryugu e la missione lunare cinese Chang’e 4. Entrambe le missioni stanno raccogliendo campioni di minerali». Il Comitato delle Nazioni Unite per gli usi pacifici dello spazio esterno ha rivisitato il quadro della legge sulle risorse spaziali negli ultimi anni e ha organizzatoun gruppo di lavoro per redigere un nuovo regime per governare l’estrazione spaziale. Una riunione delle Nazioni Unite per esaminare la questione era in programma nel corso dell’anno,riunione cancellata causa Covid-19. Ora, «con gli accordi di Artemis, gli Stati Uniti hanno potenzialmente affondato queste trattative internazionali per sempre».

In base al diritto internazionale vigente, i benefici dell’estrazione commerciale nelle aree comuni globali, compreso il fondo marino internazionale,dovrebbero essere equamente condivisi tra ‘tutta l’umanità’. L’idea che i profitti dell’estrazione delle risorse spaziali siano condivisi tramite un ente internazionale, spiega ancora Storr, ha ottenuto molto sostegno tra le Nazioni in via di sviluppo e i loro sostenitori negli anni ’60 e ’70. «Ma gli imprenditori del settore spaziale americano hanno da tempo contestato il principio dei beni comuni globali. E il rifiuto degli Stati Uniti di un quadro globale comune per lo spazio», contenuto negli accordi di Artemis, «è, in definitiva, un rifiuto della partecipazione dell’umanità agli utili. Le società minerarie e tecnologiche manterrebbero tutti i profitti. E questo, a sua volta, rafforzerebbe ulteriormente le disparità di ricchezza esistenti nel settore delle risorse spaziali».
E ritorna in pista, a questo punto, il vecchio dibattito legale sul fatto che la distinzione tra proprietà privata e territorio sovrano possa effettivamente essere mantenuta nello spazio.
«I diritti di proprietà forniscono certezza commerciale»,
quella che gli imprenditori delle miniere spaziali hanno richiesto. «Ma i diritti di proprietà sono efficaci solo se la minaccia dell’applicazione della legge è reale». Così bisognerà capire «se le zone di sicurezza possano essere applicate senza costituire una violazione del divieto di rivendicazioni territoriali».

La previsione degli analisti è che nei prossimi mesi saranno vi saranno intense manovre diplomatiche, perché la partita è di quelle apicali,si tratta, per un verso, di reindirizzare la legge internazionale sulle risorse spaziali sfilandola di mano alle Nazioni Unite, per l’altro verso, di unbusiness -attorno al quale si aggira l’industria spaziale globale quotata 350 miliardi di dollaridal quale potrebbero dipendere gli equilibri geopolitici del prossimo secolo e probabilmente più.

Consentire il controllo privato delle risorse spaziali innescherà una nuova corsa allo spazio, in cui le società benestanti, probabilmente provenienti dai Paesi sviluppati, potrebbero assumere il controllo di risorse cruciali -come il ghiaccio sulla Luna, che potrebbe fornire acqua per le persone o alimentare i razzi– e trarne proficuo profitto. Ciò, a sua volta, aumenterà la probabilità di una corsa agli armamenti militari, con Stati Uniti, Russia e Cina che svilupperanno armi per forse conquistare, certamente per difendere le risorse spaziali delle loro compagnie.

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