sabato, Febbraio 22

Spagna vs Catalogna: e l’Unione Europea tace E' Bruxelles la grande sconfitta tra Barcellona e Madrid

0

È l’Unione Europea la grande assente nel potenzialmente pericoloso scontro tra Madrid e le autorità catalane di queste settimane in Spagna. Un’istituzione che si è spesso presentata come mediatrice, e facilitatrice dei processi di pace, fatica a schierarsi in una lotta interna ai suoi confini che rischia di spezzare in due uno dei più importanti Paesi membri.

Il dilemma morale è palese: difendere un referendum indipendentista incostituzionale – dopo aver condannato quello sostanzialmente analogo in Crimea, e schierandosi contro il Partito con cui Angela Merkel è alleata al Parlamento Europeo; o stare dalla parte del Governo Rajoy, colpevole di aver tentato di reprimere anche con la violenza il voto ‘clandestino’ di una settimana fa, regalando ai catalani la legittimità di cui avevano bisogno per perorare le istanze di autonomia e scissione?

In realtà, ciò che è successo il primo ottobre, è solo l’ultimo passo di una travagliata vicenda le cui origini possono essere tracciate 7 anni fa. Nel 2010, quando le possibilità per un dialogo costruttivo tra Madrid e Barcellona erano reali, il Governo ignorò le istanze autonomiste e revocò lo status di ‘nazione’ (che garantiva privilegi speciali alla regione e alla lingua catalana) concesso nel 2005 alla Catalogna, innescando un processo che avrebbe poi portato alla promessa di un referendum nelle elezioni catalane del 2015, e quindi alle vicende di queste settimane.

Il Primo Ministro spagnolo Mario Rajoy, con la sua alleanza con forze unioniste e centraliste e le politiche di austerity che il Paese – fortemente colpito dalla crisi economica – ha dovuto accettare, si è sempre opposto a qualsiasi tipo di compromesso in senso autonomista. Ieri notte, nel suo discorso, il leader in prima linea del fronte indipendentista Puigdemont ha ‘passato la palla’ a Madrid, dichiarando l’indipendenza con la volontà di ‘de-escalare’ le tensioni e trattare con le autorità del Governo centrale e il Parlamento nazionale.

L’Unione Europea sembra schierarsi dalla parte di Madrid. Jean Claud Junker ha chiarito che un’eventuale scissione della Catalogna provocherebbe l’uscita della regione – che contribuisce a un quarto del totale dell’export spagnolo – dall’Unione. Per rientrare nell’UE, Barcellona dovrebbe seguire le regole di ammissione ordinarie, che prevedono un voto all’unanimità dei Paesi europei: impossibile, però, aspettarsi il benestare della Spagna.

Su Reuters, si legge della totale fiducia «nelle capacità del Primo Ministro Rajoy di gestire questo processo delicato, nel pieno rispetto della costituzione spagnola e dei diritti dei cittadini», comunicata da un portavoce della Commissione europea. Nonostante alcune, piuttosto lievi, ‘bacchettate’ per quanto riguarda le violenze e gli scontri con la polizia (la Commissione europea ha condannato violenza, senza però specificare quale delle due parti fosse colpevole) durante il voto del controverso referendum, Bruxelles ha continuato a trattare la questione come puramente e interamente ‘interna’ alla politica nazionale spagnola.

Questa neutralità, nascosta dalla posizione filounionista di molti dei singoli governi nazionali dell’Unione, rischia di permettere a un braccio di ferro politico che spacca persino la stessa Catalogna di sfociare in un aperto conflitto – potenzialmente armato – con Madrid. Questa è la tesi di Simon Toubeau, docente di Relazioni Internazionali all’Università di Nottingham, che indica come l’assenza europea potrebbe portare a proteste di massa, disobbedienza civile, scioperi e tumulti duraturi: è la reazione di chi si è giocato il tutto per tutto, con ben poco da perdere.

Gli indipendentisti agiscono decisi, e sembra che non valutino la debolezza della loro posizione: il Re e la stampa mainstream spagnola si sono schierati contro l’indipendenza della Catalogna, il Governo non intende trattare, gli alleati baschi non si fanno sentire, e l’Europa tace – e quando alza la voce lo fa solo per ricordare le procedure che dovranno essere seguite per rientrare nell’Unione come nazione indipendente. Anche le banche minacciano una fuga di massa, indebolendo l’argomento economico a favore della secessione.

Per Toubeau, il silenzio europeo potrebbecome già inizia a fare scatenare una crisi di legittimità di Bruxelles in tutto il Continente. La prima azione deve essere, per il Parlamento Europeo, quella di «passare una risoluzione, supportata dal Consiglio dei Ministri, per condannare la situazione. Questo dovrebbe porre le responsabilità su entrambe le parti e richiamare ai valori cardine di stato di diritto, democrazia e diritti delle minoranze». La risoluzione dovrebbe essere approvata da tutte le più importanti cariche europee, e dai singoli governi nazionali dell’Unione, che deve presentarsi come mediatrice imparziale.

L’Unione Europea deve, per Toubeau, «offrire una via per uscire dal conflitto». L’ipotesi dell’esperto sembra ottimista: una rinuncia, da parte catalana, del risultato del vecchio referendum in cambio alla concessione di un’altra votazione – legale e riconosciuta da Madrid. In caso di vittoria del NO, il Governo catalano potrà comunque negoziare una sorta di autonomia fiscale e il ritorno allo status di ‘nazione’, revocato nel 2010. L’Unione Europea deve in ogni caso far capire che non accetterà alcuna indipendenza il cui voto non passi per canali costituzionalmente consentiti e legali.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore