domenica, Novembre 17

Spagna: la sfiducia di Rajoy Cosa è successo?

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Come era previsto ormai da giorni, pochi minuti prima delle 12 di oggi, il segretario generale del Psoe, ossia il Partito socialista operaio spagnolo, Pedro Sanchez ha assunto, sebbene non ancora ufficialmente, la guida del Paese, spodestando, con una mozione di censura colui che, da ben 8 anni, dal 2011, rivestiva la carica di premier, Mariano Rajoy, leader del Pp, il Partito popolare. Sanchez ha dunque avuto successo in un’ impresa fino a questo momento mai riuscita: è divenuto, infatti, il primo

A votare a favore della mozione presentata dal socialista Sanchez, 180 deputati (su 350), di cui, oltre ai socialisti, anche Podemos, i partiti nazionalisti baschi dell’ Euskal Herria Bildu e del Pnv (5 deputati), e le forze catalane, Erc (Esquerra Republicana di Catalogna) e PDeCAT (Partito democratico europeo catalano). 169 i contrari e una sola astensione. Per la verità, quest’ asse era parsa evidente già durante il dibattito di ieri pomeriggio: tant’è che lo stesso premier aveva evitato di presenziare. «Sei pronto a dimetterti? Rassegnati oggi e riparti con la tua volontà. Fai parte del passato, di un capitolo che il Paese sta per chiudere», aveva sentenziato Sanchez.

«E’ stato un onore essere presidente del governo e lasciare una Spagna migliore di quella che ho trovato» ha detto oggi, pochi minuti prima del voto, il Premier uscente Rajoy che, a votazione avvenuta, dopo essersi  congratulato con il rivale socialista, ha lasciato il Parlamento, accolto da una folla che lo ha salutato con applausi e urlando «Presidente, presidente».

Stando a quanto stabilito dall’ articolo 114 (secondo comma) della Costituzione spagnola, «se il Congresso approva una mozione di censura, il Governo presenterà le sue dimissioni al Re e il candidato incluso in quella mozione s’intenderà investito della fiducia della Camera agli effetti previsti nell’articolo 99. Il Re lo nominerà Presidente del Governo».  Re Felipe VI avrebbe già firmato il decreto di nomina del nuovo premier spagnolo, dopo essere stato informato dalla presidente del Congresso Ana Pastor di quanto avvenuto in Parlamento.  Il subentro di Sanchez dovrebbe avvenire domani o, al massimo, lunedi, dopo la pubblicazione del decreto sul Boe, la gazzetta ufficiale spagnola.

«Ci sono stati corrotti nel Partido Popular, è vero, ma il Pp non è un partito corrotto» si era difeso Rajoy nel dibattito del Congresso sulla mozione dopo la ‘sentenza Gurtel’, visto che «la corruzione è da tutte le parti», compreso nel Psoe dove non sono mancati episodi di corruzione, in particolare il caso Ere nel quale sono coinvolti in Andalusia due ex-presidenti del Psoe. “Se non si è in condizioni per dare lezioni, è meglio stare zitti. Siete forse Madre Teresa di Calcutta?“.

A scatenare questa crisi è stata, giovedì 24 maggio, la sentenza della Audiencia nacional, il tribunale nazionale con sede a Madrid, che ha inflitto oltre 350 anni totali di carcere a 29 membri del Partito popolare a conclusione del maxi processo per corruzione noto come ‘caso Guertel’ che ha scoperto un sistema di versamenti di tangenti a deputati e responsabili del PP in cambio di assegnazioni di appalti pubblici fra il 1999 e il 2005, in diverse regioni. E’ stato stabilito che il Partito popolare, non direttamente a processo, avrebbe beneficiato di fondi ottenuti illegalmente, e per questo gli è stato imposto di restituire 245mila euro.

Ma chi è Pedro Sanchez, classe 1972, già professore di economia, al momento non parlamentare? Il suo excursus politico non è stato lineare come dimostra la clamorosa sconfitta subita due anni fa quando venne messo alla porta dal suo partito per il suo rifiuto di appoggiare il ritorno di Rajoy alla guida del Paese dopo due tornate elettorali che non avevano stabilito una maggioranza precisa. «Non andrò contro il mio partito o contro le mie promesse elettorali» e «Lunedì salirò in macchina e viaggerò per tutta la Spagna per ascoltare coloro che non sono stati ascoltati, ai membri di base e agli elettori di sinistra» aveva dichiarato in quell’ occasione.

Nonostante questo,  neanche 8 mesi più tardi, Sanchez vinse a sorpresa con il 49% le primarie del Psoe e ne riconquistò la leadership, sbaragliando la sua principale rivale Susana Díaz, presidente della roccaforte socialista dell’Andalusia.

Ma andando ancor più a ritroso, appena conclusi gli studi e dopo aver affiancato, nel 1999, come capo dello staff, l’Alto rappresentante delle Nazioni Unite in Bosnia durante il conflitto in Kosovo, si affaccia al mondo politico come consigliere economico del comitato esecutivo federale del Psoe e per cinque anni svolge il ruolo di consigliere comunale di Madrid. Tra il 2009 e il 2011 è deputato, ma poi torna al mondo accademico. Solo nel 2013 rientra in Parlamento.

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