mercoledì, Agosto 21

Spagna, la barriera di Ceuta contro gli immigrati

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MadridSenegal, Costa d’Avorio, Congo e tanti altri Paesi del continente africano sono i luoghi di origine di molti dei migranti che, ogni giorno, cercano di entrare in maniera illegale in diversi Stati dell’Unione Europea. La Spagna, come l’Italia, è uno dei paesi che riceve i primi flussi di migrazione, facendosi carico dell’accoglienza. Fra le zone sottoposte a maggior controllo, non solo della polizia, ma anche mediatico, è quello della frontiera di Ceuta, la città autonoma spagnola situata sulla costa del Marocco. Ogni settimana, questa piccola enclave subisce diversi tentativi d’ingresso da parte d’immigrati provenienti principalmente dall’Africa subsahariana o occidentale. Ad attenderli al confine c’è una grande ‘valla’, una barriera di acciaio e filo spinato che cerca d’impedire l’entrata. Molti immigrati cercano di saltarla in gruppo o singolarmente e, nella maggior parte dei casi, vengono fermati dalle forze di sicurezza spagnole o marocchine.

La costruzione degli 8 chilometri della barriera di Ceuta iniziò nel 1999, essenzialmente con lo scopo di evitare l’entrata irregolare dei migranti. “La barriera non ha solamente la funzione di rendere difficile l’entrata di queste persone”, spiega a L’Indro Carlos Arce, coordinatore dell’area immigrazione di Apdha (Asociación Pro Derchos Humanos de Andalucia), “È inoltre una forma molto visuale per poter mostrare all’opinione pubblica che si sta facendo qualcosa per la ‘lotta’ contro l’immigrazione irregolare. Il numero di persone che entrano attraverso Ceuta e Melilla [città autonoma spagnola sulla costa marocchina] è molto basso, quasi insignificante, in confronto con altri tipi di entrate. Nonostante ciò, è un luogo molto visibile e il Governo lo usa come una vetrina”.  Secondo i dati riportati dall’agenzia spagnola di notizie EFE, fra settembre 2014 e lo stesso mese del 2015, sarebbero stati 1258 gli immigrati che sono riusciti a entrare a Ceuta in maniera irregolare. La maggior parte sono riusciti a superare il confine nascondendosi in automobili o imbarcazioni.

“C’è stato un prima e un dopo a causa della crisi”, spiega Arce, “La Spagna, dalla metà degli anni ‘90 al 2008, si è trasformata da un paese di emigrazione a un paese di immigrazione. Questa situazione iniziò a cambiare nel 2008 e, a partire dal 2010-2011 Spagna iniziò a perdere popolazione, tanto di nazionalità spagnola, emigrata per cercare lavoro all’estero, che di nazionalità straniera, ad esempio di origine sudamericana che, vista la situazione economica spagnola, iniziò a ritornare nei Paesi d’origine. Uno dei gruppi che più ha sofferto la crisi economica è stato proprio quello degli stranieri”. Questa situazione, secondo Arce, avrebbe anche influito sull’assenza di partiti politici che utilizzano l’immigrazione come rivendicazione principale, come nel caso della Francia con il Front National o in Italia con la Lega Nord.

 

La tragedia di Ceuta

Negli ultimi anni, una delle situazioni più tragiche che ha vissuto questo lembo di terra sicuramente è stata quella cosiddetta ‘tragedia de Ceuta’. Nella prima mattinata del 6 febbraio del 2014 centinaia di immigrati cercarono di raggiungere la frontiera. Dopo diversi tentativi, un gruppo cercò di passare la frontiera dal mare e la Guardia Civil, così come mostrato da alcuni video, utilizzò materiale antisommossa, fra cui proiettili di gomma, verso gli immigrati. L’utilizzo di questi strumenti provocò il panico e, secondo alcune testimonianze, fu la causa della morte in mare per annegamento di 15 immigrati.

Sul procedimento utilizzato delle forze di sicurezza spagnole, Arce sottolinea: “È frequente che queste persone abbiano ferite gravi e che finiscano negli ospedali di Ceuta e Melilla o in Marocco a causa delle azioni della Guardia Civil e, bisogna riconoscerlo, delle forze di sicurezza marocchine. L’utilizzo di materiale antisommossa nella tragedia di Ceuta, secondo noi, fu completamente sproporzionato, mettendo a rischio, in maniera grave, la vita e l’integrità fisica di molte persone”.

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