domenica, Novembre 29

Spagna: la Audiencia Nacional non ingoia le menzogne del Tribunal Supremo L'assoluzione del maggiore Trapero da parte della Audiencia Nacional spagnola evidenzia le prevaricazioni della Corte suprema. Lo Stato di diritto dinamizzato in Spagna

0

La Audiencia Nacional spagnola ha assolto il signor Josep Lluís Trapero, che era il comandante in capo della Polizia catalana (la Mozos de Escuadra) quando si sono verificati gli eventi di settembre e ottobre 2017. Era stato accusato di ribellione. Per gli stessi eventi, il capo politico di Trapero sta scontando una pena di dieci anni e mezzo di carcere.

Erano i giorni prima del referendum sull’autodeterminazione in Catalogna. IlGoverno spagnolo voleva impedirlo a tutti i costi. Voleva trovare le urne e confiscarle. Ordinò di registrare diversi dipartimenti del governo catalano e la sede di un partito politico, in questo caso senza un’ordinanza del tribunale. Considerando l’azione assolutamente abusiva, decine di migliaia di catalani hanno protestato per le strade di Barcellona: una protesta civile e pacifica. La Polizia spagnola, alla ricerca di pretesti per provocare uno scontro, ha lasciato due auto della Polizia aperte, con le armi all’interno, visibili. Nessun manifestante è caduto per la provocazione. La Polizia catalana ha svolto un ottimo lavoro di mediazione e non ci sono stati disordini. Alla fine della giornata, Jordi Cuixart e Jordi Sánchez – organizzatori della manifestazione – sono saliti sul tetto di un’altra macchina della Polizia per dare istruzioni ai manifestanti: la protesta era finita, tutti a casa.

Dieci giorni dopo, tra la disperazione del governo spagnolo, si tenne il referendum. Seguendo le istruzioni del Ministero dell’Interno, la Polizia spagnola ha cercato di impedirlo con brutalità e violenza. E su indicazioni dei giudici, anche la Polizia catalana ha cercato di impedirlo, ma senza colpire gli elettori.

Tra gli uni e gli altri hanno rimosso alcune centinaia di urne elettorali e chiuso alcune centinaia di seggi elettorali. La Polizia catalana lo ha fatto con educazione e proporzionalità e con successo; la Polizia spagnola lo ha fatto ferendo mille cittadini e fallendo miseramente.

Per quegli eventi, il maggiore Trapero e altri membri della leadership della Polizia catalana hanno subito un calvario giudiziario di tre anni. Ma la sua innocenza era così evidente che l’Audiencia Nacional non ha avuto altra scelta che riconoscerla.

Per gli stessi fatti, Jordi Cuixart e Jordi Sánchez subiscono pene detentive (nove anni ciascuno), decise dalla Corte Suprema. E nella stessa situazione c’è Joaquim Forn, allora membro del governo catalano, accusato di aver dato istruzioni al maggiore Trapero; accusa che, con la sentenza del Tribunale Nazionale, dovrebbe decadere.

Che i membri di quel Governo della Catalogna del 2017 e il Presidente del Parlamento sianoprigionieri politici tutti lo sanno. Ciò èriconosciuto dalle sentenze dei tribunali del Belgio (nel caso dei signori Carles Puigdemont,Lluis Puig e Toni Comin), della Germania (dove Puigdemont è stato rilasciato) e della Scozia (dove la signora Clara Ponsatí lavora come professore universitario); inoltre, anche dal Grupo Contra las Detenciones Arbitrarias delle Nazioni Unite. Sarà riconosciuto anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo quando il caso ci arriverà.
La novità è che ora anche una alta corte spagnola (non proprio sospettata di separatismo) lo ammette. E questo mette la Corte Suprema alle corde, e, per estensione, tutte le istituzioni spagnole che hanno orchestrato la repressione e la vendetta contro i leader separatisti.

A suo tempo, un Ministro degli Interni spagnolo,Alfredo Pérez Rubalcaba, ammise che il separatismo catalano doveva essere combattuto a qualsiasi costo e il Presidente Puigdemont doveva essere tolto dalla circolazione a tutti i costi. Non so se Rubalcaba fosse consapevole del prezzo da pagare: far saltare in aria lo Stato di diritto in Spagna.

Povera Spagna: con un milione di contagiati da Covid-19, assistenza sanitaria sopraffatta, una economia affondata e una politica esacerbata, ci mancava solo quello. Il crollo del regime sarà stato più merito dei politici e dei giudici spagnoli-e del re- che dei cittadini della Catalogna.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore

Docente della Universitat de Vic, Departament d'Economia i Empresa