lunedì, Agosto 3

Spagna: i giovani sono tutti bamboccioni?

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Macarena è una ragazza madrilena di 21 anni che, nonostante lavori e studi contemporaneamente, vive ancora in casa con suo padre: “Mi piacerebbe vivere da sola ma per ora vivo in casa di mio padre perché lavoro per pagarmi l’università. In più, ho una pensione in quanto orfana di madre che morì quando ero piccola. Con il lavoro e la pensione mi pago l’università e spese varie. Attualmente lavoro nella biglietteria di un cinema e mi manca un anno per laurearmi. Sto pensando di prendermi una seconda laurea, quindi probabilmente ci vorranno ancora diversi anni per potermi emancipare”.

Questo è solo uno dei tanti casi in Spagna di giovani che decidono o sono costretti dalle contingenze a vivere in casa con i genitori. Secondo uno studio dell’Observatorio de Emancipación del Consejo de la Juventud, pubblicato a fine febbraio, infatti, circa l’80% dei giovani spagnoli, minori di 30 anni (dai 16 ai 29 anni), vive ancora con i propri genitori. La tendenza, inoltre, rispetto ad altri anni sembra negativa. La restante percentuale dei giovani che vive al di fuori della casa dei genitori sembra preferire dividere la casa con più persone come altri coinquilini o il partner.

Le motivazioni di questo fenomeno sono varie e spaziano da quelle personali a quelle economiche. Joffre Lopéz, sociologo e autore dello studio, spiega a ‘L’Indro’: “In questa ricerca abbiamo studiato principalmente la congiuntura esterna e in particolare la situazione relativa al mercato del lavoro, al mercato immobiliare e alle politiche di welfare. Ciò che i dati non possono mostrare è in quali parti il fenomeno si deve alla volontà dell’individuo o alla situazione economica. Nonostante ciò, se studiamo i dati scopriamo che la congiuntura generale non è molto favorevole. Abbiamo delle politiche giovanili praticamente inesistenti o se esistono sono simboliche. Abbiamo, inoltre, una politica per la casa nulla e un mercato del lavoro che offre posti precari. In questa situazione, anche volendo, è complicato emanciparsi a meno che non si abbia un appoggio economico”.

 

Il processo di emancipazione

Rispetto al passato, il processo di emancipazione sembra essersi allungato: “Nel passato, l’emancipazione era omogenea e il processo era lineare: ti sposavi e avevi figli. Adesso questo processo ha smesso di essere lineare, non solo perché ci sono numerosi modi di emanciparsi ma anche perché le traiettorie vitali sono cambiate. Ci sono molte persone che, ad esempio, perdono il lavoro, lasciano il partner o vengono lasciate, traslocano e tornano a casa dei genitori”, spiega López.

Un esempio chiaro della complessità del processo di emancipazione è quello che in Inghilterra viene chiamato ‘boomerang generation’. Alcuni giovani, dopo essere andati via da casa, infatti, ritornano a vivere con i genitori. “Sfortunatamente non ci sono molti dati che ci dicono esattamente quante persone stanno tornando, ma attraverso studi qualitativi, effettivamente, ci si rende conto che sono molti i giovani che stanno ritornando a vivere con i propri genitori. Si parla addirittura di ‘traiettoria yoyo’: ti emancipi non ti emancipi, hai un lavoro non hai un lavoro, hai un partner non hai un partner. Come nel caso della cosiddetta ‘modernità liquida’ potremmo dire che esiste quasi ‘un’emancipazione liquida’: non è una situazione stabile su cui puoi contare ma con cui devi fare i conti giorno dopo giorno”, afferma López.

La situazione, però, non aiuta nemmeno i genitori, spesso disoccupati o con difficoltà economiche. L’unico contributo che possono dare ai propri figli, in questi casi, è permettergli di rimanere in casa e di aiutarli a trovare lavoro. Ciò causa anche un importante cambiamento nelle relazioni familiari visto che non è lo stesso avere in casa un figlio di 16 anni che uno di 30 o 40 anni. “Curiosamente in Catalogna, secondo uno studio biennale, cambiano anche le relazioni economiche fra genitori e figli. Ci sono dati che ci fanno pensare che, in alcuni casi, se i giovani stanno lavorando ma non sono emancipati contribuiscono maggiormente all’economia familiare rispetto al contributo che ricevono dai genitori”, spiega Lopéz.

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