mercoledì, Settembre 23

Spagna: il famigerato processo contro il maggiore Trapero Riprende il processo contro l'eroe della Polizia catalana. Tutto per la patria, compresa la violazione dei diritti umani

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La fine del confinamento ha permesso all’anacronistico tribunale nazionale spagnolo di tornare alla sua attività: scorsa settimana è ripreso il processo contro il maggiore Josep Lluís Trapero, l’ex direttore generale Pere Soler, l’ex segretario interno César Puig e l’ufficiale Teresa Laplana, alti funzionari dell’Esquadra Youth Corps -la Polizia catalana- durante l’estate e l’autunno del 2017.

Sono accusati di sedizione: la tesi del procuratore è che, nel tentativo del governo della Catalogna di proclamare l’indipendenza, nell’ottobre 2017, il corpo del Mozos de Escuadra avrebbe svolto un ruolo decisivo nel mettersi a disposizione del presidente Carles Puigdemont. Uno degli elementi incriminanti sarebbe la presunta passività degli Mozos de Escuadra quando si trattò di ritirare le urne e impedire il voto del referendum di autodeterminazione, disobbedendo agli ordini impartiti dal giudice. Per tale motivo, l’accusa richiede dieci anni di carcere per i primi tre e quattro anni per Laplana.

Questo processo è pieno di irregolarità.
La prima, il crimine imputato agli imputati: il crimine di sedizione, che comporta una tumultuosa rivolta per impedire l’applicazione della legge. La Polizia catalana non ha condotto nessuna rivolta; in effetti, ha impedito la rivolta (… se una manifestazione di protesta può essere considerata una rivolta). Tale è l’ambiguità del concetto, che nella maggior parte dei codici penali europei la sedizione non è classificata come un crimine.

La seconda irregolarità è che il principale testimone contro il maggiore Trapero è il tenente colonnello della Guardia civile, Don Pérezlicenziato due settimane fa dal Governo spagnoloper falsificazione di notizie.

La terza contraddizione è che, nonostante l’accusa di passività, durante il referendum, la Polizia catalana ha confiscato più urne elettorali ed è riuscita a chiudere più seggi elettorali (130) rispetto alla Guardia civile (60); la differenza è che la Polizia catalana lo ha fatto educatamente, solo dove era possibile farlo, senza accuse, mentre la Guardia Civile, sotto gli ordini di Pérez de los Cobos, ha distribuito pestaggi a destra e a sinistra e causato un migliaio di feriti.

La quarta sorpresa è arrivata dalle stesse labbra del maggiore Trapero, quando è stato interrogato come testimone durante il processo contro i leader catalani nella Corte suprema: Trapero ha dichiarato di non avere alcun interesse per l’indipendenza della Catalogna, considerato che i consiglieri catalani avevano agito in modo irresponsabile, e ha anche dichiarato di aver preparato un piano per arrestare Puigdemont se avesse reso effettiva la Repubblica catalana dopo il referendum, una dichiarazione che suggerisce che l’indipendenza della Catalogna era più complicata di quanto pensassero molti catalani, ma che fa cadere le accuse contro Trapero e i consiglieri.

Allora perché vogliono condannare il maggiore Trapero a tanti anni di carcere?

Secondo tutte le indicazioni, questo è un atto di vendetta per l’umiliazione che lo Stato spagnolo ritiene di aver subito nell’agosto 2017.
Il 17 agosto di quell’anno, gli attacchi terroristicisono stati perpetrati a Barcellona e in altre parti del Paese, con feriti e morti di diverse nazionalità. La reazione del Governo catalano è stata rapida ed efficiente: il consigliere Joaquim Forn e il maggiore Trapero hanno assunto le redini dell’operazione di Polizia, che ha fatto un dispiegamento straordinario. Il Presidente Puigdemont e il vicepresidente Junqueras si sono rivolti alla popolazione e hanno svolto un magnifico lavoro di comunicazione; il Ministro degli Affari Esteri, Raül Romeva, ha ricevuto i Ministri degli Esteri di Francia e Germania all’aeroporto di Barcellona, ai quali ha riferito in dettaglio e con precisione sulla situazione delle vittime dei loro Paesi; il Ministro della Sanità, Toni Comín, li ha accompagnati, così come i rappresentanti del Portogallo e dell’Italia, negli ospedali dove erano state ricoverate le vittime. Le informazioni, la logistica, la sicurezza e il trattamento sono stati impeccabili. Con le operazioni ordinate dal maggiore Ragman, alle ventiquattro in punto tutti i membri del comando terroristico erano stati abbattuti.

Nel frattempo, il Presidente del governo spagnolo, Mariano Rajoy, ha interpretato il ruolo della figura triste, arrivando con sette ore di ritardo e non conoscendo i dettagli. La vicepresidente Soraya Sáez de Santamaría si stava spostando a Madrid, cercando di convincere i politici di PP e PSOE sull’opportunità di schierare l’esercito in Catalogna; a quel tempo, la cosa che preoccupava maggiormente lo Stato spagnolo era trovare le urne del referendum che dovevano essere svolti due mesi dopo.

In breve: la reazione delle istituzioni e della Polizia della Catalogna all’attacco mostrava che il Paese era pronto ad agire come uno Stato indipendente, molto più efficacemente dello stesso Stato spagnolo. L’unico punto oscuro dell’attacco è stato che l’imam che ha incoraggiato i giovani terroristi a perpetrare il massacro di Barcellona era un confidente del Centro di intelligence nazionale spagnolo. Quel dettaglio è tremendamente sospetto: o c’è stata un’enorme incompetenza, o una perversità molto seria da parte del comando delle spie spagnole.

Per inciso, tutte le forze spagnole e le forze di sicurezza che si sono mobilitate in Catalogna non sono state in grado di trovare un’unica urna referendaria: l’ingegnosità, la complicità e la discrezione di migliaia di catalani l’hanno impedito.

Il referendum si è tenuto il 1 ° ottobre, con un’eroica resistenza da parte degli elettori che, con le braccia alzate, hanno subito tremende percosse da parte della Polizia spagnola e della Guardia civile.

Infine: gli eroi di quei giorni di agosto sono in esilio forzato (Puigdemont, Comín), in prigione (Junqueras, Forn, Romeva) o accusati, Trapero e i suoi compagni, del crimine di sedizione, in un famigerato processo.

Solo l’assoluzione può impedire uno scandalo su larga scala, il che aggiungerebbe la vergogna di avere prigionieri politici ed esiliati a metà del 21° secolo.

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Sull'autore

Docente della Universitat de Vic, Departament d'Economia i Empresa