sabato, Luglio 20

Spagna: fine dell’Era Rajoy… e dopo? Con Matteo Villa (ISPI) analizziamo gli scenari futuri della politica spagnola

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La Spagna sembra voltare pagina: finisce la lunga Era Rojoy. Mariano Rajoy Brey, ai vertici del Partido Popular (PP, Partito Popolare) spagnolo fin dal 2003 e Presidente del Governo del Regno di Spagna dal 2011, è stato sfiduciato dal Parlamento.

La Mozione di Sfiducia è stata presentata da esponenti del Partido Socialista Obrero Español (PSOE: Partito Socialista Operaio Spagnolo) in relazione ad uno scandalo per corruzione che aveva visto coinvolti esponenti di primo piano del PP e ha ottenuto il supporto del gruppo di Sinistra Izquierda Unida (IU: Sinistra Unita), del populista-progressista Podemos (Possiamo) e dei gruppi indipendentisti catalani e baschi. Lo scorso 1° giugno, la Mozione di Sfiducia presentata dal PSOE è passata in Parlamento. Nel sistema spagnolo, per poter sfiduciare un Governo, è necessario che il Parlamento trovi un accordo su un’alternativa: il giorno successivo, quindi, il Segretario Generale del PSOE, Pedro Sánchez Pérez-Castejón, ha giurato di fronte al Re Felipe VI ed è succeduto a Rajoy.

Fin qui la cronaca. Ora si apre la fase degli interrogativi. Il Governo uscito dalla Mozione di Sfiducia, infatti, è un Governo di minoranza, dato che i partiti che hanno appoggiato la Sfiducia a Rojoy sembrano intenzionati a non entrare nel Governo Sánchez. Oltre a confrontarsi con la questione dei numeri in Parlamento, con i socialisti che, in Spagna come nel resto dell’Unione Europea, vivono il loro momento di crisi più profonda, il nuovo Governo dovrà confrontarsi con una serie di questioni aperte: la questione economica (Sánchez agirà in continuità con il Governo Rajoy?) e, legata a questa, la questione dei rapporti con la UE; la questione dei rapporti con i partiti che hanno sostento la Mozione di Sfiducia e con quelli che non lo hanno fatto (primo tra tutti il centrista Ciudadanos, in spagnolo “cittadini”, primo partito nel Paese) ma, soprattutto, la questione dell’indipendenza catalana. I socialisti si sono espressi più volte per una linea più morbida nei confronti della Catalogna: se è presumibile pensare che un Governo a guida PSOE possa essere maggiormente incline a trattare sulla questione delle autonomie locali, però, è pur vero che una indipendenza formale non sarà mai essere considerata accettabile da nessun Governo di Madrid.

Per tentare di venire a capo di queste domande e fare un quadro della Spagna che verrà, abbiamo parlato con Matteo Villa, ricercatore dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) ed esperto di politica europea.

Sembra che si sia arrivati alla fine dell’Era Rajoy: dove andrà la Spagna?

Ci sono almeno due possibilità: una riguarda il Governo nazionale, l’altra i rapporti con la Catalogna.

Per quanto riguarda il Governo nazionale, è molto probabile che la situazione, nel prossimo futuro, continuerà ad essere fortemente instabile perché quello che si prepara è un Governo di minoranza, un Governo che ha alla guida solo i socialisti e che dovrà chiedere continuamente appoggio esterno a dei partiti che potrebbero essere o quelli della Sinistra o quelli del Centro dello schieramento, vedremo cosa deciderà Sánchez. È quindi probabile che si andrà presto ad elezioni.

Dal punto di vista dei rapporti con la Catalogna, invece, la cosa si fa interessante perché, fuori dal Governo Rajoy, si potrà provare a reimpostare relazione che siano un po’ meno conflittuali e un po’ meno problematiche. I socialisti hanno sempre detto che sono disponibili a trattare con gli indipendentisti, anche se non sono a favore dell’indipendenza: almeno dal punti di vista ‘regionale’, quindi, si prospetta una fase di distensione. Per fare un esempio, il Governo socialista ha annunciato che non metterà il veto alla formazione del Governo locale in Catalogna, quindi, quanto meno, si prepara la possibilità che vengano tolti lo stato di emergenza e il commissariamento della Regione e che si parta con un Governo ‘normale’, anche se a guida indipendentista (il che non esclude possibili nuove tensioni con il Governo centrale).

C’è davvero una Spagna socialista o si tratta di un Governo frutto di tecnicismi parlamentari? Quale potrebbe essere la formazione del nuovo Governo di Madrid: i partiti che hanno appoggiato la Mozione di Sfiducia a Rajoy entreranno nel Governo o daranno un appoggio esterno?

È esattamente questo il problema. In Spagna c’è un meccanismo di Sfiducia molto diverso dal nostro: è una Sfiducia ‘costruttiva’, quindi, quando si va al voto, non si deve soltanto sfiduciare il Primo Ministro uscente, ma si crea una sorta di contest tra lui ed un possibile candidato premier che gli si fa contro; in questo caso, il candidato è stato Sánchez che, quindi, ha raccolto l’incarico. Per quanto riguarda il nuovo Governo, però, non si sa ancora nulla, ma è molto probabile che Sánchez non avrà i numeri per governare in coalizione, come invece è successo durante la Mozione di Sfiducia, quando la gran parte dei partiti, anche quelli molto lontani dai socialisti, hanno votato contro Rajoy. Non esiste, quindi, una Spagna socialista: i socialisti sono ai livelli minimi di sempre anche secondo i sondaggi e anche per questo Sánchez sta un po’ temporeggiando; dall’altra parte esiste una Spagna che tende sempre ad essere un po’ di Centro-Destra, ma in cui i partiti politici sono diventati un po’ più ‘anti-Stato’. Se si vanno a vedere i sondaggi, Ciudadanos, partito centrista per tradizione, ma che nello scorso Governo garantiva un appoggio esterno a Rajoy, è primo partito e, di fatto, continuerà ad essere l’ago della bilancia e potrà tranquillamente far cadere un Governo a guida socialista; tra l’altro, in teoria, ne avrebbe tutto l’interesse perché andare alle elezioni in questo momento, per Ciudadanos, vorrebbe dire rafforzarsi fortemente.

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