martedì, Ottobre 27

Spagna: dopodomani, 30 settembre, tentato colpo di stato giudiziario Il PP intende assicurarsi giudici favorevoli nei suoi processi per corruzione

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Da queste pagine di ‘L’Indro’ abbiamo più volte denunciato che il regime franchista è ancora vivo in Spagna.

Gli apparati statali ereditati dalla dittatura non sonomai stati epurati e il fascismo è ancora visibile. Se nulla lo impedisce, tutti gli europei attenti all’informazione internazionale avranno un nuovo tema il 30 settembre 2020. In quel giorno il Consejo General del Poder Judicial (CGPJ) rinnoverà un numero decisivo di posizioni chiave in campo giudiziario.

Il punto è che il mandato di questo Consiglio è scaduto da due anni; per rinnovarlo occorre l’accordo dei tre quinti dei parlamentari. Se uno dei grandi partiti spagnoli decide di bloccare il rinnovo, lo blocca. Questo è ciò che sta facendo il Partito Popolare (PP) ultraconservatore, interessato agli attuali membri della CGPJ che eleggono i loro candidati decisivi.
Terribile:
l’attuale composizione della CGPJ è quella uscita dalle lontane elezioni del 2011,quando il PP ha ottenuto la maggioranza assoluta e ne ha approfittato per saccheggiare le casse pubbliche. Ora deve rispondere di quel saccheggio in tribunale.
In tempi recenti si è dedicato alla distruzione di computer e alla compromissione di file e ha utilizzato i fondi riservati per spiare il suo tesoriere,
Luis Bárcenas, in un flagrante e disperato tentativo di cancellare le prove dei crimini. I tribunali, legati all’ideologia ultra-conservatrice, hanno assolto il partito nella causa della distruzione delle prove, con l’incredibile argomento che non c’erano prove che le prove distrutte fossero incriminanti!

I dirigenti del PP sono disposti a fare tutto il necessario per avere giudici ‘amici’, disposti a chiudere un occhio sulle loro truffe. Ce lo hanno: il Presidente della Corte Suprema, Carlos Lesmes, è stato direttore generale della giustizia per otto anni, precisamente con un governo del PP. Non si preoccupano neppure di nascondersi: il portavoce del partito al Senato, Ignacio Cosidó, ha dichiarato testualmente che nel rinnovo della CGPJ si giocano nomine vitali per il PP.
In seguito abbiamo visto, increduli, come la Corte Suprema
ha archiviato cause contro i leader di questo partito, compresa la falsificazione del curriculum accademico del suo massimo leader, Pablo Casado.

Ma la cosa è ancora molto più grave. Fu il Partito Popolare a decidere che il conflitto tra Spagna e Catalogna dovesse essere risolto dai tribunali: per anni ha contestato la maggior parte delle leggi che uscivano dal Parlamento della Catalogna e ha intentato cause legali a destra e a manca. Ed è stata la Corte Costituzionale ad annullare lo statuto di autonomia della Catalogna, nel 2010,precedentemente approvato dai tribunali spagnoli e avallato dal popolo catalano. È stata la Corte Suprema a decretare la detenzione preventiva nei confronti degli organizzatori del referendum di autodeterminazione e a emettere una condanna a sedizione – nove anni di reclusione – contro gli organizzatori delle manifestazioni di protesta. È stato il Presidente della CGPJ e della TS, Carlos Lesmes, ad affermare che l’unità della Spagna è il fondamento del sistema giuridico spagnolo. È stata la Corte Suprema a processare e condannare i consiglieri del Governo catalano, dando credito a una frase inaudita pronunciata da un pubblico ministero, Javier Zaragoza, il quale ha affermato che «organizzare un referendum è un crimine anche se non è classificato nel codice penale». Questa frase, se fosse scritta in un primo esame di diritto, porterebbe alla bocciatura immediata.

È la Corte Suprema che ora rifiuta di conformarsi ai requisiti del Gruppo di detenzione arbitraria delle Nazioni Unite che chiede l’immediato rilascio dei consiglieri del Governo catalano imprigionati.
È stato un tribunale subordinato alla CGPJ, il Tribunal Superior de Justicia de Cataluña, che ha destituito il Presidente della Catalogna Artur Mas. L’intervento della Corte costituzionale è stato decisivo per il governo del PP per licenziare il suo successore, Carles Puigdemont. Anche l’attuale Presidente, Quim Torra, è in attesa di destituzione per uno striscione in cui si chiede la libertà dei prigionieri politici.
Ed è stata la Corte Suprema che ha inventato tutti i tipi di trucchi legali per impedire a Puigdemont, Comín, Ponsatí e Junqueras di occupare i loro seggi al Parlamento europeo. I primi tre, infatti, ora hanno l’immunità parlamentare come eurodeputati, ma non possono entrare in Spagna; Oriol Junqueras, che è rimasto nel Paese, trascorre ventidue ore al giorno rinchiuso nella sua cella, senza permessi per uscire di prigione, come se fosse un pericoloso assassino. I suoi compagni di condanna Rull, Turull, Forn, Cuixart, Sànchez e Romeva si trovano nella stessa situazione.

Tutto questo ricorda troppo l’esecuzione del Presidente della Catalogna, Lluís Companys, consegnato a Franco dalla Gestapo ottant’anni fa.

Il diritto è chiaro: lo Stato sono loro. Il leader del PP Cayetana Álvarez de Toledo lo ha verbalizzato: «La magistratura è l’ultima diga contro il progressismo». E quegli apparati statali, inclusa una ‘polizia patriottica’ progettata per combattere le idee dei separatisti catalani, vengono ora utilizzati per silurare il governo di coalizione del Psoe con Unidas Podemos.

Il grave errore di Pedro Sánchez di approvare la politica dell’ex Presidente Mariano Rajoy di giudicare la politica spagnola. Adesso lo paga.

E’ un problema serio, quello della Spagna, di non aver saputo eliminare il regime franchista dagli apparati statali. Aveva 45 anni per farlo. Non sapeva, non poteva o non voleva. Questo mercoledì la situazione peggiorerà.

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Sull'autore

Docente della Universitat de Vic, Departament d'Economia i Empresa