domenica, Ottobre 25

Spagna-Belgio: non es-tradizione I rapporti fra le due monarchie sono sempre stati tesi a causa della difficoltà con cui il Belgio ha concesso l’estradizione agli ex-terroristi dell’ETA. Cosa accadrà adesso con Puigdemont a Bruxelles?

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Carles Puigdemont è in Belgio e oggi ha parlato. Le mosse degli ultimi giorni sono state poco chiare e ci si aspettava da parte sua un discorso che spiegasse, ai suoi sostenitori e ai suoi avversari, quali fossero le proprie intenzioni e cosa ci si sarebbe dovuto aspettare da lui nei prossimi giorni. Soprattutto, doveva spiegare una cosa importante: cosa ci è andato a fare in Belgio, accompagnato da ben cinque, poi diventati sette, suoi ex-consiglieri?

Come si ripete da qualche giorno, il sospetto più forte e fondato era che fosse andato nel piccolo Regno bilingue per chiedere l’asilo politico, essendo il Belgio noto per il suo essere uno Stato fortemente garantista. Contrariamente alle aspettative, ma in linea con le dichiarazioni di queste ultime settimane, Puigdemont è stato piuttosto vago e sembra aver negato la sua volontà di chiedere asilo politico al Belgio, benché proprio dal Belgio ha intenzione di guidare una sorta di Governo in esilio.

Le parole del suo ‘nuovo’ avvocato belga, Paul Bekaert, sembravano (e, alla luce di una situazione sempre in divenire, possono tuttora essere ancora valide) avallare l’ipotesi dell’asilo politico. Ma chi è quest’uomo? Paul Bekaert è un avvocato belga, già noto per aver difeso in passato alcuni rappresentanti dell’ETA, l’organizzazione terroristica che agiva per l’indipendenza dei Paesi Baschi, e per averne impedito l’estradizione in Spagna. «Se Puigdemont andrà a processo», ha dichiarato costui a ‘La Vanguardia’, «io sarò il suo avvocato». Presentandosi come avvocato a favore dei diritti umani, Bekaert ritiene che il sistema giudiziario spagnolo in casi come questi si lasci andare a processi politici, le cui sentenze sono spesso influenzate da ragioni extragiudiziarie. Ritiene plausibile la richiesta di asilo politico, ma non può prevederne l’esito, poiché in Belgio questo genere di questioni sono gestite da un organo indipendente dal Governo belga, per cui non si sa mai come possa andare a finire e ogni volta è un caso a sé.

Bekaert è, infatti, molto esperto di questo genere di situazioni. Il caso più recente che lo ha interessato riguarda Natividad Jauregui, detta ‘Pepona’, ex terrorista basca accusata di aver assassinato Ramon Romeo, tenente colonnello spagnolo, a Bilbao nel 1981, all’uscita dalla chiesa. Da quel giorno degli anni ’80, Pepona non è più stata trovata fino al 2013, quando fu arrestata dopo più di 30 anni a Gand, in Belgio. La terrorista basca aveva cambiato identità, contatti e attività, reinventandosi cuoca (Sukalde, il cognome da lei scelto, significa ‘cucina’ in euskara, la lingua dei baschi). All’arresto non seguì però l’estradizione: la Corte d’Appello di Gand ritenne che non vi era la certezza che i diritti umani  venissero rispettati in un processo, garantendo di fatto l’impunità alla terrorista. Il caso creò scompiglio fra le due parti, perché andò apertamente contro il protocollo Aznar del 2004, accordo europeo che si prefissava lo scopo di facilitare l’estradizione fra gli Stati membri dell’Unione Europea, considerando i diversi sistemi giudiziari uniti in un rapporto di mutua fiducia.

Al momento, Pepona è l’unica ex terrorista dell’ETA non estradata, ma è solo l’ultima della serie. Non è infatti la prima volta che Belgio e Spagna si sono trovati in questa situazione, da quando, a partire dal caso di Joseba Mirena Artetxe, ‘Txistu’ e Salvador Ormaza Corral, ‘Yosu’ nel 1984, unici ad essere effettivamente estradati, il Governo belga non ha mai né espulso né estradato alcun presunto affiliato all’ETA fino al 2005: nel 1993 fu il caso di Luis Moreno e la moglie Raquel Garcia, arrestati e messi in libertà provvisoria; nel 1995 quello di Enrique Pagoaga ‘Peixotin’, arrivato dal Venezuela con passaporto falso, arrestato e liberato, concedendo anche la residenza in Belgio; Ricardo Cruz Montegui fu estradato, ma l’estradizione fu bloccata dal Consiglio di Stato belga, benché non gli venne concesso l’asilo politico.

Dopo il nuovo ordinamento europeo del 2004, invece, il Belgio concesse l’estradizione per Diego Ugarte Lopez, assassini del socialista Francisco Buesa e della sua scorta, per cui vennero condannati a 100 anni di carcere, e Jon Gomez Lopez, condannato a ‘soli’ 17 anni per terrorismo. Luis Maria Zengotitabengoa e Ventura Tomé furono estradati nel 2010. Il caso di Pepona è dunque un incredibile e inaspettato passo indietro, tanto che il caso Puigdemont rischia di mettere ulteriore pepe su rapporti che il Primo Ministro belga ha definito come già complicati di loro. D’altronde, come già detto, la responsabilità di queste mancate estradizioni non è del Governo, ma di un Tribunale indipendente, che sembra essere particolarmente sensibile alle accuse fatte al sistema giudiziario spagnolo dagli avvocati degli ex terroristi baschi, che ritengono la giustizia del Regno Iberico come giusta, a meno che questa non sia rivolta verso gli abitanti dei Paesi Baschi, da sempre sottomessi e messi a tacere con politiche repressive, come ha sostenuto in particolare lo stesso avvocato Bekaert.

Oggi Pepona vive ancora a Gand, facendosi chiamare Jajona. Il suo caso, come si può vedere, risulta per certi versi un’eccezione rispetto al ‘nuovo corso’ inaugurato dal 2004, in cui il Belgio si è dimostrato sicuramente più propenso a concedere l’estradizione al Governo spagnolo, ma il ricordo di quelli che sono stati gli anni ’90 è ancora forte. Una cattiva gestione della vicenda Puigdemont rischia di compromettere definitivamente, o comunque per lungo tempo, i rapporti fra le due monarchie, costituendo un altro punto di frizione all’interno dell’Unione Europea.

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