sabato, Dicembre 7

Space19+: Italia, speriamo che me la cavo L’ottimismo della delegazione italiana e il suo livello di preparazione che sappiamo esprime fa sperare nelle ‘inedite prospettive’ anticipate da Riccardo Fraccaro

0

Non si è saputo molto della prima giornata di Ministeriale a Siviglia, l’evento denominato Space19+. Il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca -fa sapere ‘Adnkronos’- è presente a Siviglia e il suo Ministro Lorenzo Fioramonti ha dichiarato: «È importante che la politica sia presente in tutti gli eventi internazionali dove dobbiamo difendere i nostri interessi, le nostre prerogative e anche mandare un messaggio importante dal punto di vista del governo italiano». Tralasciamo il resto delle sue parole perché i nostri Lettori sono consapevoli dell’importanza e della valenza delle attività spaziali nei principali contesti internazionali.

Sappiamo che i rappresentanti degli Stati membri dell’Agenzia Spaziale Europea dovranno decidere come allocare i 12,5 miliardi nei prossimi anni, in progetti innovativi che aiuteranno la vita di noi terrestri, sia perché il loro funzionamento tutelerà l’ambiente inquinato dall’intervento umano, ma anche dalle tempeste che ciclicamente non ci risparmia il Sole e gli impatti di asteroidi, non frequenti come sugli altri pianeti sprovvisti di atmosfera, ma pure sempre un agente di rischio concreto per persone e cose.

L’osservazione della Terra è anche uno dei punti di forza dell’Italia, che a Siviglia è rappresentata dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per lo spazio, Riccardo Fraccaro, che ha dichiarato a ‘Ansa’: «L’Italia farà valere il proprio status di membro fondatore e terzo contributore dell’Esa, siamo uno dei pochi Paesi a poter garantire una filiera completa nel settore dello spazio e a esprimere prodotti e competenze di eccellenza in tutti i settori». Ma se è vero che il nostro ruolo è importante anche nel settore del trasporto spaziale, con la navetta Spacerider, non va dimenticato del grande patrimonio tecnologico e industriale rappresentato dalla famiglia dei lanciatori Vega e necessariamente niente dovrà andare disperso o svenduto ad acquirenti famelici.

Non c’è da dire molto. Negli enormi stanzoni in cui è allocata la riunione gli speaker si sono susseguiti, convincendo gli ascoltatori -tutti del mestiere- delle grandi opportunità offerte dallo spazio.

Non sappiamo se la notte abbia portato loro consiglio o se più sagacemente spendono il loro tempo a consultarsi per trovare soluzioni idonee ad andare avanti nella collaborazione piuttosto che nello schiacciamento di alcune realtà.
Ieri sera, alle agenzie, Fraccaro ha dichiarato il suo ottimismo: «Dopo la prima giornata posso affermare ragionevolmente che siamo ottimisti sull’esito del Consiglio Ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea. Il ruolo dell’Italia si rafforza sia a livello di leadership nei settori di eccellenza che sul piano del peso politico che esercitiamo in seno all’Esa». Attendiamo la conclusione della Space+19 di Siviglia per tirare le somme, ha detto Fraccaro «ma il lavoro del Governo per valorizzare il settore dello spazio sta producendo risultati tangibili». Dal ruolo di primo piano rafforzato nei settori dell’osservazione, dell’esplorazione e dei vettori di lancio a livello europeo ma anche internazionale, ha assicurato Fraccaro «La crescita del settore avrà ricadute positive per le industrie, gli enti pubblici e i servizi ai cittadini, contribuendo in maniera decisiva al miglioramento della qualità della vita. Ora si aprono inedite prospettive di sviluppo del settore dello spazio e l’Italia si candida a guidare questo scenario».

Bene, dopo queste dichiarazioni ci aspettiamo molto, ovviamente, pur consapevoli che la retorica vuole la sua parte, e ci aspettiamo di capire su cosa l’Italia avrà mirato e colpito.

A noi risulta che si doveva puntare molto sui lanciatori. È la Francia che tiene banco e che polarizzerà gli interessi politici e industriali su dispositivi che interessano una strategia di difesa già più volte annunziata. Sappiamo pure che lo staff italiano è molto preparato, quest’anno. Si sono fatte scelte di saggezza e di competenza che ci lasciano sperare in risultati considerevoli.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore