domenica, Novembre 17

Spagna: l’ombra nera di VOX è franchista? Quasi tre milioni di spagnoli votano l’estrema destra, VOX rappresenta l’ascesa del ‘franchismo sociologico’ secondo Maria Elena Cavallaro

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Le urne si chiudono in Spagna, i risultati ufficiali raccontano la vittoria dei socialisti e l’entrata in Parlamento di VOX. Una maggioranza di governo, però, è complicata da formare: le percentuali favoriscono lievemente il centrosinistra, il centrodestra, invece, si lecca le ferite. Intanto, chi festeggia è la formazione di estrema destra VOX, che ottiene il 10,26% delle preferenze e segna una svolta epocale nella giovane storia democratica della Spagna. Il partito antifemminista e razzista – per dirne qualcuna – di Santiago Abascal entra ufficialmente negli equilibri politici della penisola iberica.

Il panorama politico spagnolo si frammenta ulteriormente. La Spagna si colora di rosso socialista, ma i tempi del bipartitismo sono ormai tramontati. Le elezioni di domenica sono state molto partecipate: il 75,78% di affluenza è il secondo miglior dato nella storia democratica spagnola. Il Partito Popolare (PP) di Pablo Casado raccoglie il 16,7% dei voti, perdendo quasi 16 punti percentuali rispetto le politiche del 2016 – sono 69 seggi che vengono meno. Invece, la storica controparte, il Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) del premier uscente, Pedro Sánchez, ottiene un risultato incoraggiante in vista delle elezioni europee di maggio: il 28,68% degli spagnoli ha votato socialista, il 6,05% in più rispetto le politiche precedenti – sono 38 i seggi che si aggiungono a quelli delle scorse elezioni.

Intanto, la portavoce della Commissione Europea, Margaritis Schinas, sottolinea che «la maggioranza schiacciante degli spagnoli» ha scelto partiti pro-Europa: circa il 90% degli spagnoli non ha votato VOX. Inoltre, la stessa portavoce riferisce che «il Presidente Jean Claude Juncker scriverà a Sánchez per complimentarsi per la sua chiara vittoria nelle elezioni politiche spagnole. Siamo fiduciosi che Pedro Sánchez sarà in grado di formare un governo stabile e pro-europeo che permetterà alla Spagna di continuare a giocare un ruolo importante nell’Unione Europea, come è stato finora».

In ogni caso, la matematica del sistema proporzionale spagnolo non sorride ai socialisti di Pedro Sánchez: l’alleanza di centrosinistra con Unidos Podemos (UP) salta. Infatti, il 14,31% di voti raccolti da Podemos non basta a creare una maggioranza con i socialisti. La maggioranza assoluta da raggiungere nella camera bassa spagnola, il Congreso de los Diputados, è pari a 176 seggi. Socialisti e Podemos possono poco con i rispettivi 123 e 35 posti in Parlamento. I seggi non sorridono nemmeno all’eventuale alleanza di centrodestra tra Partito Popolare e i liberali di Ciudadanos, che totalizzano insieme solo 123 seggi – un eventuale appoggio a destra di VOX porterebbe la somma a 147.

In questo scenario frammentato, si inserisce VOX, con un prorompente 10,26% di voti conquistati – sono 24 seggi, rispetto gli zero delle ultime politiche. VOX ha ottenuto il voto di circa 2 milioni e 700 mila persone – 2,667,173 è il numero esatto. Un partito monarchico, populista di destra, anti-Islam, anti-femminismo ed euroscettico, fondato nel 2013, che ora festeggia un risultato storico. Un partito che non ha partecipato ai dibattiti televisivi tra socialisti, popolari, Ciudadanos e Podemos, di lunedì e martedì scorso, perché non rappresentato nelle Cortes Generales (ovvero, nel Parlamento). Un partito, però, molto presente e rappresentato sui socials.

Sulla pagina Facebook di VOX, la foto di copertina recita l’ormai nota ‘sinfonia sovranista’: «España lo primero», un «Prima la Spagna» che si aggiunge al coro europeo del concerto sovranista. Il risultato politico viene commentato con «Andiamo avanti. Continuiamo per la Spagna. Senza paura di niente e di nessuno». Mentre in attesa dei risultati, il segretario generale di VOX, Javier Ortega Smith, arringava la folla proclamando: «Compatrioti, la resistenza è già dentro il Parlamento. Da domani, milioni di spagnoli che sono stati zittiti e dimenticati, avranno una voce» – la ‘voz de Vox’ verrebbe da dire, seguendo i dettami della consonanza e della musicalità linguistica. Spesso, sulla pagina Facebook, il leader di VOX, Santiago Abascal, ha denunciato una «guerra mediatica» nei suoi confronti – un po’ come fece alle scorse politiche italiane il segretario di CasaPound, Simone Di Stefano.

Invece, su Instagram, VOX è il primo partito spagnolo per followers: 291 mila seguaci e più di 1000 foto e video pubblicati. Tra le ultime foto, una che ritrae due donne con la scheda elettorale in mano davanti al seggio: una donna, però, veste il velo integrale. La pagina commenta: «Libertà contro sottomissione», rendendo chiara la posizione anti-Islam del partito. Molto ricorrente è, anche, l’uso dei memes, tanto cari e graditi al pubblico più giovane. L’ultimo ritrae un combattente di spalle, solo, che brandisce la sua spada e carica un esercito sconfinato: sulla schiena del soldato si legge «VOX» e si vede la bandiera spagnola, di fronte un ‘esercito’ di comunisti, antifascisti, anarchici, indipendentisti catalani e baschi, la comunità LGBT e alcune testate giornalistiche, tra cui ‘El País’.

I seguaci del profilo Instagram di VOX sono, in maggioranza, giovani: il 65% degli utenti ha un’età compresa tra i 18 e i 39 anni. Un dato che suggerisce perché molte foto si rifanno alle immagini solitamente gradite alle generazioni più giovani. Inoltre, per un partito con poche risorse e poco presente nei media tradizionali – rispetto ai principali partiti – è importante l’uso dei social per la creazione di una base elettorale.

Nella sua campagna elettorale, VOX ha raccolto il voto degli spagnoli delusi dalla politica dei tradizionali partiti di destra: Partito Popolare e Ciudadanos. La sua proposta politica ricalca alcuni tratti del franchismo in termini di diritti civili per la comunità LGBT e l’emancipazione femminile. VOX governa già in Andalusia, in una maggioranza di centrodestra: nel voto andaluso era stata determinante la campagna elettorale anti-immigrati. L’immigrazione in Andalusia aveva fatto registrare 60 mila arrivi nel 2018, VOX ha strimpellato parole di odio contro il diverso, contro una fantomatica ‘invasione’ culturale e religiosa. Soprattutto dal punto di vista di identità nazionale e cattolica, VOX recupera alcuni tratti distintivi del franchismo.

Insomma, questa nuova forza politica, che ricorda un passato di oppressione e chiusura ideologicamente e che proietta la tradizionale logica del compromesso, tipica della Spagna post-franchista, in un’ottica di scontro, da dove viene e dove vuole portare la Spagna? Per rispondere ai tanti interrogativi che ci hanno lasciato i risultati delle politiche spagnole, abbiamo intervistato Maria Elena Cavallaro, professore associato di Storia delle Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli.

 

VOX cosa propone in tema di immigrazione?

La proposta politica di VOX circa la questione dell’immigrazione è vicina a quella della Lega di Matteo Salvini. Nella sua campagna elettorale, VOX ha scandito bene una linea dura contro l’immigrazione clandestina, proponendo rimpatri immediati per tutti i clandestini. Inoltre, nel Protettorato spagnolo del Marocco sono presenti dei muri alla frontiera, in particolare nelle città di Ceuta e Melilla. VOX propugna la costruzione di nuovi muri per proteggere le frontiere nazionali e rafforzare i confini spagnoli.

Invece, cosa propone in tema di diritti civili e sociali?

Il partito di Santiago Abascal è legato alla difesa e alla promozione di un’identità cattolica e tradizionale della Spagna. È contrario ai matrimoni tra gli omosessuali e alle adozioni delle coppie gay, al di là dei diritti civili promuove un’omogeneità linguistico-culturale e territoriale. Critica infatti le lingue regionali e locali, come il catalano e il basco, e promuove una Spagna con un’unica lingua ufficiale: lo spagnolo, il castellano. E promuove il ripristino del centralismo statale ed un progressivo smantellamento dei poteri delle autonomie locali. Per quanto riguarda l’aspetto religioso, VOX ha spesso propagandato la chiusura delle moschee e maggiore visibilità dei simboli cattolici sul territorio nazionale, ricordando da presso una politica di stampo franchista.

Quindi è possibile un confronto con il franchismo? quali sono le similitudini e le differenze sostanziali?

Innanzitutto, una differenza rilevante è il contesto socio-politico: il regime autoritario di Francisco Franco non ha nulla a che vedere con il contesto democratico in cui partecipa VOX. Dunque, non parlerei mai di un ritorno al franchismo, tanto meno di un ‘franchismo 2.0’. D’altra parte, VOX intercetta una parte di elettorato spagnolo nostalgico del regime, potremmo parlare di un ‘franchismo sociologico’. Il 10,26% degli spagnoli ha votato VOX perché si è sentito tradito dagli eredi del franchismo di Alleanza Popolare prima, del Partito Popolare poi. La storia democratica spagnola è iniziata con la ‘transición pactada’ (transizione pattizia), ovvero un periodo in cui i partiti spagnoli hanno saputo dialogare per raggiungere un compromesso tra le parti. VOX rompe con questa tradizione e si inserisce proponendo uno scontro politico, contrario alla logica pattizia tradizionale della democrazia spagnola. Una forza antitetica alle dinamiche democratiche tipiche del periodo post-franchista, insomma. Principalmente, VOX recupera due punti forti del franchismo: il centralismo amministrativo e quello linguistico. Infatti promuove la progressiva eliminazione di tutte le autonomie, come quella catalana, ad esempio. VOX è portavoce del desiderio anti-costituzionale di centralizzare il potere e limare la diversità culturale e linguistica all’interno della Spagna.

In che modo il franchismo riformato del centrodestra spagnolo ha deluso il suo elettorato?

Il Partito Popolare, negli ultimi anni, ha avuto due figure principali: José María Aznar e Mariano Rajoy. Il primo, Aznar, è stato un leader politico con una forte carica ideologica, capace di trattare di temi politici e sociali in una chiara visione di centrodestra. Il secondo, Rajoy, ha avuto un carattere più amministrativo e gestionale: verrebbe da dire che la sua militanza è stata più sbiadita, più blanda rispetto al carattere ideologico e politico di Aznar. Il Governo Rajoy, d’altronde, ha gestito la Spagna durante la crisi economica, trattando temi pragmatici ed economici per risollevare l’economia spagnola e abbassare il tasso di disoccupazione – che, peraltro, era già alto nel periodo pre-crisi. Gli errori del Partito Popolare sono stati l’assunzione di un carattere amministrativo e gestionale (e non ideologico e politico), l’indisponibilità a dialogare con la Catalogna per maggiori concessioni di autonomia (non solo nel caso della questione secessionista) e per lo scandalo di corruzione che ha colpito il Partito. Con il passaggio della leadership al 38enne Pablo Casado, il partito ha puntato molto sul suo rilancio ideologico. Non a caso, Casado è stato sostenuto da Aznar. Ma non va dimenticato che il leader di VOX, Santiago Abascal, ha fondato il partito di estrema destra dopo essersi distaccato da quello popolare. Dall’altra parte, Ciudadanos lavora per supplire al vuoto lasciato dai popolari, marcando, anche, lo scandalo di corruzione.

VOX può festeggiare serenamente i risultati ottenuti in Andalusia e nelle recenti elezioni politiche?

Sicuramente l’entrata nel Governo regionale dell’Andalusia è stato un grande risultato per VOX: era la prima volta, dalla caduta del franchismo, che l’estrema destra metteva piede in istituzioni regionali spagnole. Inoltre, la vittoria in Andalusia, insieme al centrodestra, ha avuto un forte valore simbolico: il centrodestra governa una regione storicamente ‘rossa’. Mentre, per quanto riguarda le elezioni politiche di ieri, VOX non può dirsi completamente soddisfatta: molti sondaggi proiettavano percentuali più alte del 10,26%. Non è stata una sconfitta per VOX, ma, in base alle aspettative, rimane margine per parlare di una delusione per il risultato elettorale realmente ottenuto.

Come si pone VOX nei confronti dell’Unione Europea?

Prima di tutto, la Spagna ha confermato nuovamente di essere europeista: alle urne il 90% circa degli elettori ha votato per partiti pro-UE. La Spagna ha sposato la causa europea ancora durante il franchismo: l’opposizione – non i franchisti – ha sempre inneggiato all’Europa. L’entrata in Unione Europea della Spagna, nel 1986, ha significato un momento fondamentale per la democrazia spagnola: entrare in Europa ha significato uscire dalla dittatura franchista. In questo scenario, VOX si posiziona in maniera antitetica, ma senza dichiararsi anti-europeista. La proposta politica di VOX sposa il modello sovranista del Gruppo di Visegrad (V4): protezione delle frontiere, difesa della nazionalità e della sovranità nazionale, difesa della cultura europea e occidentale.

Essendo sovranista e vicino a Visegrad, possiamo trovare somiglianze con la Lega di Matteo Salvini?

VOX e la Lega hanno diversi tratti in comune: la difesa della famiglia tradizionale e il sostegno alla natalità – tra l’altro, VOX propone l’istituzione di un Ministero della famiglia -, una politica anti-immigrazione che prevede il rimpatrio di tutti i clandestini e più sicurezza alle frontiere. VOX e la Lega sono entrambe declinazioni del modello di Visegrad. Le due formazioni politiche, però, differiscono in maniera sostanziale nel modello statale proposto: la Lega è un partito ‘federalista’ che vorrebbe concedere maggiore autonomia alle regioni, mentre VOX è interessato ad una centralizzazione del potere a Madrid e all’annullamento progressivo delle autonomie regionali. Inoltre, la Lega è nata come un partito territoriale e locale, mentre VOX nasce – e continua ad essere – un partito identitario e nazionalista, che si schiera come difensore dell’Occidente e impugna il messaggio cattolico come un discriminante politico verso gli altri credi e le altre culture.

Crede che, quello in favore di VOX, sia un voto di protesta che può scemare nel corso della legislatura o è un voto strutturale destinato a crescere?

In futuro, credo che il numero di voti a favore di VOX andrà sgonfiandosi. Questo accadrà se il Partito Popolare e Ciudadanos riusciranno a ricompattare il centrodestra nell’ottica del compromesso. Pablo Casado avrà tempo per rinnovare i quadri dirigenti sul territorio nazionale, rilanciando così il partito. Albert Rivera, invece, ha l’occasione ‘storica’ – in questa stagione – di prendere la guida del centrodestra spagnolo. In ogni caso, il consenso raccolto da VOX è riconducibile a un voto di protesta – non a caso nasce come un partito di protesta. Nel lungo periodo, il centrodestra spagnolo ha tutte le carte in regola per limare questa componente.

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