venerdì, Novembre 15

Sovranità si, ma coordinata con i diritti dell’uomo La Comandante Carola Rackete sta dando una lezione di diritto internazionale e ne sta facendo valere le norme

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La situazione continua stancamente ad andare avanti. Sull’arresto e le accuse al Comandante della Sea Watch 3, scriverò specificamente in un altro momento.

Perchè io sento il bisogno di precisare il mio pensiero, per quel che vale, perché non intendo in alcuna maniera essere associato alle lamentazioni becere e strappalacrime dei vari politicanti accorsi, solo ora, solo ora, solo ora!!, al capezzale della nave e diCarola’, che io chiamo, mi perdonerete, la Comandante, privi anche di pigiama e acqua da bere (sorvolo sul catetere), e che quindi hanno aggravato la situazione e aumentato il divertimento (lui si diverte così) di Matteo Salvini, che ha cercato di tirare in lungo, mettendo anche i ‘buoni politicanti’ a mal partito. Ma anche alle buffonerie, alle cattiverie agli urli scomposti e volgari dellapopolazioneaizzata dal Capitano’, che, tramite il suo amico Massimiliano Fedriga (un noto liberale), annuncia di volere imitare Viktor Orbán e costruire un muro di 240 km al confine con la Slovenia, geniale!

Vorrei solo segnalare al signor Salvini che giustizia non è stata fatta, non ancora, perché, lo squittisce perfino l’aspirante Commissario europeo Enzo Moavero Milanesi, la giustizia in Italia viene fatta solo dai giudici; perfino la multa non viene decisa dal Prefetto (cioè da Salvini), ma dal giudice.

Ma siccome tra gli urli si sente sempre parlare di diritto, o meglio delle regole violate dalla Sea Watch o non violate, e si vede chiaramente che ognuno tira la coperta dalla parte propria, forse una precisazione in punto di diritto si può fare: ovviamente chi urla i propri mali di pancia può anche fermarsi qui, tanto andare avanti sarebbe solo una perdita di tempo.

Il tema, invece, è innanzitutto giuridico e credo di averlo illustrato, sia pure a modo mio, in vari articoli e sono pronto a ripeterlo anche di fronte a Salvini e Giuseppe Conte … -no quest’ultimo no, mi verrebbe da ridere. È giuridico, intendo, il tema delle migrazioni, dei rifugiati, dei profughi ecc. e quindi del loro trattamento.
Perché, in materia, esistono norme sia internazionali che interne dei vari Stati. Beninteso, tutti i nostri politicanti sono convinti di sapere tutto meglio di tutti e in particolare (Marco Travaglio docet) che gli unici da non ascoltare mai sono quelli che loro chiamano con disprezzo ‘professoroni’, per definizione fessi. Ma io, che sono solo un professorino, sono anche abbastanza illuso da credere che cercare di spiegare, modestamente, qualcosa può essere utile, perfino ai politicanti. E dunque.

Al di là e oltre le ‘politiche’ giuste o sbagliate dei singoli Stati o di tutti gli Stati e di Organizzazioni internazionali, il tema resta giuridico. Per fare un paragone, magari un po’ scherzoso, se è vero che è decisione politica stabilire dove porre le toilette in una piazza in vista di una manifestazione, è giuridicamente obbligatorio mettercele. Se chi dovrebbe farlo, dice che non lo ha fatto perché non ha trovato un accordo soddisfacente con il fornitore e con il Governo, è comunque responsabile. Lo saranno magari anche il Governo e il fornitore, ma lui lo sarà certamente. Non si trattava di toilette, ma il sindaco di Torino è stata incriminata per l’incidente nella piazza. Si chiama, certe volte, responsabilità oggettiva, ma è responsabilità.
E allora vediamo.

Nel diritto, è semplicemente inconcepibile che due norme siano in conflitto tra di loro, non diversamente da come un numero non può essere contemporaneamente pari e dispari. Se, dunque, due norme sono in conflitto delle due l’una: o una norma soccombe all’altra o le due norme devono essere rese compatibili per via interpretativa.
Una delle norme più invocate dai nostro governanti è il principio di sovranità, che, secondo loro, significa che uno Stato può fare quello che vuole. Che è, invece, una assoluta castroneria, se non altro perché ogni Stato vive sulla terra, e quindi deve convivere con gli altri e per convivere, come in una famiglia, bisogna avere delle regole, che incidono anche sulla sovranità. Se ognuno facesse e potesse fare realmente quello che vuole, vivremmo in una situazione di guerra continua.

Il diritto internazionale serve proprio a questo, e cioè a regolare la sovranità degli Stati. Regolare non vuol dire né togliere né limitare, ma solo stabilire le necessarie regole di convivenza per sopravvivere.

Tra le norme più importanti di diritto internazionale, vi sono quelle in materia di diritti dell’uomo, e, specificamente, quelle sulla libertà delle persone. In particolare, come è assolutamente ovvio e anche scritto in vari documenti internazionali sottoscritti dall’Italia, ogni persona ha il sacrosanto diritto a lasciare il proprio Paese. E quel diritto è rafforzato al massimo, se quella persona nel proprio Paese rischia la morte, maltrattamenti, ecc.   

Questo vuol dire che se uno è libero (e deve essergli garantita questa libertà) di lasciare il proprio Paese, da qualche parte dovrà pure andare no? Mica può restare sospesa a mezz’aria.
Ciò non vuole assolutamente dire che se uno scappa da un Paese è lui a decidere dove vuole andare. Ma significa una cosa molto più importante: gli Stati devono (avete letto bene: devono) trovare un accordo per decidere dove può andare questo o quello, altrimenti resterebbe, appunto, a mezz’aria. Non può uno Stato direqui non entri e basta’, e tenere fuori chiunque si trovi alle frontiere. Se poi le frontiere sono il mare, a maggior ragione non puoi chiuderle, ma ti devi organizzare per gestire gli arrivi.
Il rifiuto di molti Stati (Italia inclusa, tanto per confermare quanto stupidi siano i nostri politicanti) di ragionare seriamente sul punto, ha condotto alla scempiaggine del trattato di Dublino, che determina l’effetto aberrante per cui dove arrivi là devi restare.
E siccome gli Stati dove si può arrivare facilmente sono relativamente pochi, questo diventa un danno per quegli Stati, specie se marittimi come l’Italia.
Fedriga può chiudere la sua frontiera (ormai siamo alla follia, lui si ritiene una sorta di reuccio locale, magari ora chiude anche il resto della frontiere per impedire l’accesso ai terroni) perché le persone si fermano, ma hanno i piedi a terra, e si può immaginare (selvaggiamente, ma questo è un sentimento giuridicamente non vietabile) che almeno sopravvivano. Ma se il confine è il mare: o stabilisci che non te ne importa nulla se quelle persone affogano, o decidi che non te ne importa nulla se per non farle partire dalla Libia vengono massacrati, arrestati, ricattati, ecc. In nome della sovranità: decido solo io se e chi ammettere sul mio territorio.

E invece no, perché il principio di sovranità va coordinato con i diritti dell’uomo, i principi della convivenza pacifica, ecc.

Occorre, cioè, che gli Stati si coordinino, o affidino ad un altro ente la distribuzione deimigranti’, per esempio la UE.
Però, l’Italia da un lato non partecipa alle riunioni in cui si cerca di arrivare ad una soluzione perché, dice Salvini, tanto non si risolve nulla; diciamo bene: tanto Salvini non è capace di ottenere nulla e meno che mai il bel Conte. Ma la colpa non è dei migranti. L’Italia, però, si oppone anche a che il tema diventi di interesse europeo, cioè che vi sia un organismo della UE che faccia il lavoro di distribuzione, ovviamente in maniera obbligatoria.
Ma così, si vuole tutto e il suo contrario, e questo, oltre che politicamente è giuridicamente impossibile, cioè inammissibile. Tanto più che non si riesce ad impedire l’arrivo (e a gestirne le conseguenze) alla spicciolata, e quindi, nei fatti quelli arrivano, ma in mancanza di un accordo o di un sistema, quelli qui arrivano e qui restano.

In questo senso, vi sembrerà strano, la Comandante della nave sta dando una lezione di diritto internazionale e ne sta facendo valere le norme. Perché sta dicendo in sostanza: queste persone le dovete accogliere, dove volete ma le dovete accogliere, mettetevi d’accordo, e se non lo fate siete dei criminali, in generale, perché non risolvete il problema, e in particolare perché questi qui a bordo di questa nave li state maltrattando.

E quindi in questo senso, come ho scritto qualche giorno fa, la Comandante fa unaprovocazione’, nel senso che ci mette di fronte alla nostracattiva coscienza’: non facciamo in modo da risolvere il problema. Ma il problema c’è, dice la signora Rachete, e io avendo trovato in mare quella gente, che dovevo fare? lasciarli affogare?
Se questa, come sembra a sentire le urla scomposte dei nostri politicanti, è la risposta, beh, assumetevene tutta la responsabilità, sul piano interno (diritto penale) e su quello internazionale, cioè Corte penale internazionale.
Sul merito specifico della vicenda, tornerò nei prossimi giorni.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.