domenica, Giugno 7

Sorpresa: Macron e Merkel folgorati sulla via della UE confederale Il documento di Francia e Germania del 18 maggio è da cogliere al volo, e potrebbe rivoluzionare la UE in senso confederale, come doveva essere alle origini, se solo si incrementasse in maniera consistente il bilancio europeo con le cosiddette ‘risorse proprie’ della UE

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Mentre in Italia ci si affanna a discutere sulla possibilità o meno che uno come Alfonso Bonafede possa restare al Governo, grazie o meno a Matteo Renzi, senza curarsi minimamente del fatto che un Consigliere superiore (a che? visto come si è comportato) della Magistratura accusi il Ministro di collusione con la mafia senza provocare reazioni di sorta, anche da parte dello stesso Ministro (che si giustifica, con voce tremebonda … .roba da matti!), mentre tutto ciò e altro accade, si trascura molto significativamente la proposta alquanto importante del duo Angela Merkel e Emmanuel Macron in tema di fondo di ripresa dell’Europa dalla crisi del coronavirus Covid-19, il così detto Recovery Fund.
Ne abbiamo parlato ieri, ma conviene tornarci.

Non si tratta, in effetti, di una proposta così marginale come spesso viene descritta, ma di un documento (ve lo propongo qui nella versione in lingua francese) complesso e articolato, ricco di spunti e di riflessioni, tutt’altro che superficiali.
Liberiamo subito e rapidamente il campo dalle solite ciance provinciali sul chi comanda e sulla entità della somma prevista. E dunque, facendo finta di essere un Paese serio,
cogliamo l’essenza della proposta, che è quella di creare un fondo diXmiliardi (per ora 500, ma se ne può discutere, certo) da finanziare sul mercato, non emettendo necessariamente veri e propri bond o certificati di credito, ma assumendo una sorta dimutuo’ (mi perdoneranno gli economisti, la banalizzazione) direttamente -e qui sta un punto fondamentale attraverso la Commissione, per utilizzare il denaro ricavato per finanziare i Paesi che maggiormente abbiano sofferto della crisi derivante dal coronavirus.

Qui, ovviamente, sta un punto di discussione molto rilevante. Infatti, così facendo, la Commissione, assumendo un onere sui mercati che dovrà essere ovviamente restituito, dovrà procurarsi il denaro necessario per ripagarlo. Come dicevo ieri, uno dei punti di debolezza (rilevato anche ieri da qualche commentatore, ma proprio qualcuno) sta proprio in ciò: la Commissione fa il bilancio europeo sulla base delle risorse che riceve attraverso i versamenti degli Stati membri. E quindi, si osserva da molti, sono comunque gli Stati a dovere pagare alla UE per permetterle di restituire.
In altre parole,
all’Italia potrebbe derivarne un vantaggio non irrilevante, dalla differenza tra il contributo ordinario dell’Italia alla UE e quanto dalla Ue riceverebbe. Tanto più che la Germania ha già detto di essere disposta a versare alla UE un contributo molto maggiore, addirittura (se ho ben capito) pari al 40% di quella somma.

E qui, a mio parere, sta un primo punto fondamentale: saremmo alle solite cose sulla solidarietà. Dove, cioè, ciò che conta non è il fatto che si debba poi dare il denaro alla Commissione perché lo restituisca sui mercati, quanto il fatto che, naturalmente, in cambio di quellasolidarietà’, alla Germania e alla Francia verrebbero vantaggi politici non da poco.
Si tratterebbe, ripeto, di solidarietà (di ‘regalo’, insomma), non di azione comune.
Per di più si tratterebbe di
una solidarietà, almeno in parte, un po’ ‘pelosa’ (anche se perfettamente comprensibile), perché legata, da un lato all’acquisizione di maggior peso e prestigio da parte di chi ‘ci mette i soldi’, per dirla banalmente, ma, dall’altro, alla richiesta/pretesa di un comportamento contabile accettabile.
Su questo ultimo punto il documento (leggetelo anche nella versione tedesca) non si dilunga molto, ma lascia intendere che, in parole povere, se ci danno i soldi vogliono anche avere ragionevoli aspettative che noi non li spendiamo, come abbiamo sempre fatto, in ‘profumi e balocchi’: si tratterebbe sempre di denaro degli Stati, sia pure dato alla Commissione e non direttamente agli Stati più indeboliti. Ci sarebbe un controllo, dunque, non del tipo del MES con la Grecia, ma di carattere più politico. Che, però, potrebbe anche essere peggio, perché in politica ciò che conta è ilpeso politicoe la capacità di farlo valere e crescere quel peso. Nel nostro caso, con questi Governi che ci ritroviamo e ci ritroveremo, parlare di aumento del peso politico è roba da stupefazione etilica. Però, resta il fatto che, a saperci e volerci fare, i margini di manovra sarebbero enormi per noi.

Ma, in realtà, ci sarebbe un altro mezzo sul quale si potrebbe insistere e che ridurrebbe enormemente ilpoterepolitico degli Stati più forti. Lo sto ripetendo da settimane. Il mezzo sarebbe, potrebbe essere, quello di aumentare in maniera consistente il bilancio europeo, incrementando significativamente la parte del bilancio derivante dalle cosiddetterisorse propriedella UE. Cioè quelle risorse che derivino da fonti autonome di finanziamento maggiori di quelle attuali, quali i dazi e una certa quota dell’IVA. Insomma, si potrebbe agire su questa parte, evitando così di incidere direttamente sugli Stati membri, incrementando il loro versamento annuo. In altre parole: spingendo verso una UE sempre più Stato federale (o meglio, confederale), e sempre meno strumento di coordinamento e finanziamento politico economico.
Obiezione classica: ma proprio quegli Stati non vogliono una cosa del genere. E invece degli spiragli ci sono e sono grandi.

Diciamolo subito: che la Francia e la Germania (specie quest’ultima) vogliano assumere il controllo sostanziale dell’Europa è evidente, e lo è da tempo. E oggi, con la fuga della Gran Bretagna, la probabilità aumentano, specie perché l’unico altro Paese tra quelli europei in grado di tenergli testa era l’Italia, che ormai si è relegata (da sola, sia chiaro, da sola, per sua ignavia, incoerenza e incapacità … noi abbiamo ancora un Ministro degli Esteri che dice che si fanno le marchette alla Francia e alla Germania! Se non altro per questo, per amor di patria, dovrebbe tornarsene a casa) nell’angolo dei cattivi con il cappello d’asino, a causa della sua inconsistenza politica e inesistenza economica. Quindi, su questo terreno, con un po’ di inventiva, con coraggio e qualche sacrificio si potrebbe fare e fare molto.
Sta in fatto, però, con qualche mia sorpresa, lo confesso, che il documento di Macron e Merkel, su questa strada di una UE sempre più confederale sembra disposto ad incamminarsi. Lo dimostra quando, ad esempio, propone una sorta di gestione unica e centralizzata della politica e della prassi e produzione sanitarie e della relativa ricerca. Con parole che ricordano per certi versi proprio la dichiarazione di Robert Schuman: invece dell’acciaio, ‘sovranità sanitaria strategicadell’Europa, centralizzazione dei rifornimenti, stoccaggi e produzione, e addirittura (Conte se avesse letto, probabilmente avrebbe avuto un paio di orgasmi) «una task-force sanitaria dell’Europa» presso il Centro europeo di controllo delle malattie con sede a Stoccolma. Una centralizzazione fortissima, che sarebbe provvidenziale. E, incidentalmente, che avrebbe una potenza di fuoco ineguagliabile.
Basterebbe anche solo questo a rendere chiaro che, nonostante lo sciovinismo dei due, i medesimi cominciano ad avere idee chiare su un futuro di maggiore unione, non di sovranismo spinto.

Questo documento (spero di non provocare una crisi diplomatica che peraltro il nostro Giggino risolverebbe rapidamente) è frutto di paura, prima e più che di voglia di comandare.
Anche perché, subito dopo i due immaginano i temi economico-politici su cui impegnarsi a livello europeo attraverso il fondo che propongono: ecologia e sviluppo tecnologico-informatico. Il salto di qualità è talmente evidente che non vale la pena di sottolinearlo. Condivisione di sviluppo nel campo dell’alta tecnologia, significa condivisione della conoscenza, anzi, unitarietà della conoscenza e dello sviluppo.
Così come, in questa chiave l’idea che gli stati si impegnino a una politica di bilancio sana e ad una fiscalità equa, sembra a sua volta il minimo, ma anche il massimo da desiderare -così, capisco bene che a Mark Rutte sia venuta l’orticaria. Tutto ciò, in un quadro di sviluppo economico coordinato e -altra cosa rilevantissima- in unospazio Schengenpotenziato e, con un rafforzamento delle frontiere esterne, che è, per concludere, un dito garbato ma non poi tanto nell’occhio di Donald Trump.

È chiaro che chiunque abbia una minima idea di cosa sia la politica e di quali siano gli interessi italiani, ma anche europei, si butterebbe a tuffo in un lavoro bestiale per realizzare queste aspirazioni a qualunque costo.

Ed è anche chiaro perché la reazione di alcuni Paesi (Austria in testa stavolta) sia furiosa, ma anche difensiva e sciocca: dov’è la ‘comunitarizzazione dei debiti’ di cui parla Sebastian Kurz? È l’esatto contrario, che potrebbe divenire rivoluzionario se si uscisse dal bilancio pagato dagli Stati membri. In realtà è proprio questo ciò che temono i sovranisti europei.

Ho appena finito di scrivere queste righe e l’occhio mi cade sullo schermo TV, le facce mascherate di pochette, con pochette, e di Giggino, senza pochette, mentre accanto a loro parla Bonafede, anche lui con pochette … traballo sulla sedia (si può, vi assicuro) e sto per cancellare tutto, il giornale resterà per sua fortuna senza il mio articolo stamane, quando intravedo Renzi in piedi che parla, avverte, minaccia, commenta, allude … una sorta di riflesso inconsulto e l’articolo è partito.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.