venerdì, Novembre 15

Sophia: Trenta, ‘e Ppalle d’o Tenente Riunioni informali, proposte informali, decisioni informali, un Ministro sconsolato è frustrato di ritorno da Vienna

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Voci di corridoio, non che io ne frequenti molti col rischio di incontrarci la vacca di Pierluigi Bersani, parlano addirittura di una riunione segretissima tra Giuseppe Conte (Conte?) e Giancarlo Giorgetti, destinata a invitare quest’ultimo ad invitare Matteo Salvini a stare un po’ tranquillo. In tutta franchezza, posto che la notizia sia vera, non mi sembra quello il tipo che si ferma proprio ora che è al massimo del caos e della popolarità’ e per di più è sicuramente innervosito dallo spacco della Isoardi. Non che l’abbia visto, io, lo spacco ma, al solito, la nostra stampa brilla per il modo in cui ‘sta sul fatto’ e il fatto è il predetto femore.

In effetti, le cose tanto bene non vanno, non tanto per i presunti contrasti tra Di Maio e Salvini, ai quali non credo, ma per la situazione in generale, messa in mostra in maniera molto poco ‘diplomatica’ da una delle poche persone che in questo Governo sembra(va) che sappia quello che fa. Mi riferisco al Ministro della Difesa Elisabetta Trenta, di ritorno sconsolata da Vienna (la patria dei sovranisti à la page) dove sperava di mettere mano al progetto ‘Sophia’, cioè al progetto europeo di intervento e salvataggio in mare dei migranti a rischio di affogare. Ora come ora, come noto, l’accordo prevede che tutti i migranti salvati vanno portati in Italia. La storia è ben nota e non vale la pena di ricordarla, salvo per dire che la soluzione fu una richiesta esplicita italiana: non per generosità, ma in cambio di un concretissimo aiuto economico da parte dell’Europa. Questo perché l’Europa non esiste? Siamo seri. Lo dico proprio perché il Ministro Trenta se ne esce con una frase salvinian-dimaiana: l’Europa non esiste!

Piano, Ministro, Lei, confermo, è uno dei pochi che ragionano: ragioniamo. Lei è andata a proporre, se ho ben capito, che con la prossima edizione di Sophia, i porti di destinazione siano a rotazione. La proposta in sé sarebbe anche ragionevole e comprensibile, ma, Ministro, come si può pensare che venga accolta in Austria una proposta del genere, dopo le bordate di insulti, minacce, e violenze di ogni genere gestite dai Ministri Salvini e Toninelli, con il supporto entusiastico di Di Maio?

A ciò si aggiunga che se si afferma che alcuni sarebbero d’accordo e altri no, logica vuole che si sorrida, sperando di avere altri appoggi, anzi cercandoli. Nel suo piccolo afferma di voler fare così il Ministro degli Esteri (una parola grossa, ma insomma … ) Moavero che oggi partecipa ad un’altra riunione informale. Curiosa, detto incidentalmente, questa consuetudine di andare avanti a riunioni informali, proposte informali e magari anche decisioni informali. Ormai in Europa (con grande gioia di Salvini) ci si guarda in cagnesco, con sospetto si accenna una mossa e la si ferma, mah!

Ciò premesso, come si fa a negoziare seriamente se non facciamo un passo, un minimo piccolissimo passo per ‘regolarizzarela nostra posizione? Il Governo italiano, per il tramite del pugnace Salvini ha detto che avrebbe rimpatriato 600.000 migranti irregolari entro 60 giorni: quanti ne ha rimpatriati? Nemmeno uno, sbaglio? Ma, questo è un altro problema, noi abbiamo (così dicono tutti) circa 100.000 immigrati non registrati, che sono una sorta di mina vagante per l’Europa, dato che, non essendo registrati, possono passare una frontiera di nascosto e trovarsi in un altro paese come se fosse quello di primo arrivo e quindi essere registrati lì o almeno provarci. È un trucco, tipicamente all’italiana, ma che ora non funziona più: i francesi, che sono i primi destinatari di quei migranti hanno chiuso le porte. Ha voglia di dire, Salvini, che Macron è brutto e cattivo: se le cose stanno così dalla parte del torto ci siamo noi. Ma poi, è lo stesso Salvini che, nella frenesia di tenere la scena, si autoaccusa, quando strilla contro Macron di avere respinto 46.000 migranti alle frontiere con l’Italia, appunto!

Ciò sicuramente non facilita il lavoro del Ministro Trenta, che però, a mio giudizio, sbaglia ad uscirsene con dichiarazioni anti europee: era una riunione informale, si è detto che se ne parla alla scadenza (fra tre mesi) accogliamo la cosa con un sorriso e attrezziamoci, diplomaticamente, per avere una posizione più forte allora, cercandoci per esempio qualche alleato, invece di sputare in faccia a tutti. Ma siamo proprio sicuri che Salvini (e Di Maio) vogliano risolvere il problema e non, invece, fare solo propaganda in vista delle elezioni di Maggio?

Ma  parte ciò, un po’ di cautela non guasterebbe perché se l’operazione Sophia cade, mi sa che alla fine dovremo vedercela tutta noi. E che facciamo, li facciamo affogare tutti, tanto più che ormai le navi delle ONG sono fuggite e i libici sono quelli che sono?

Infine, di nuovo con tutto il rispetto per la Ministro, una sua affermazione mi turba profondamente, anche per ciò che dirò tra poco: «noi facciamo quel che riteniamo meglio per il Paese». Eh no, signora Ministro, proprio no, questa non è democrazia, questa è la base dell’autoritarismo. Lei, e il suo capo Di Maio, non ‘decidete’ cosa è il bene del paese, dovete fare il bene del paese e ciò, lo capisco, richiede politici di altissimo livello etico, intellettuale e umano e quindi è perfettamente comprensibile che si possa non riuscirci. Ma comunque non siete voi a decidere quale sia il bene del Paese!

E qui, credo, si innesca l’altro, assai più grave, problema: quello delle violazioni ripetute delle norme di diritto internazionale dei diritti dell’uomo e delle migrazioni e dei rifugiati. Non solo, ma della violazione cercata, addirittura provocata e millantata. Quando Salvini, ad esempio, ieri ha sbeffeggiato chi lo accusa di violazioni gravi dei diritti dell’uomo e del diritto internazionale, per avere inviato forzatamente i profughi della Diciotti in Albania. Sempre con la fine osservazione sul fatto che sono praticamente in vacanza e ci manca altro che scelgano dove andare.

Ebbene sì, mi dispiace Salvini, ogni essere umano, ognuno di qualunque colore e dovunque abiti, ha diritto a andarsene dal proprio paese e a scegliere in quale paese andare. Può, stia tranquillo Ministro Salvini, quel paese non volerlo, ma non può costringerlo manu militari ad andare in un certo posto. Si parla di esseri umani, non di frigoriferi. Il fatto che si tratti di odiosi migranti, non abilita nessuno a chiuderli da qualche parte e poi mandarli in giro per il mondo dove qualcuno se li prenda.

Ma sottolineare questi temi è inutile. Vale solo la pena di sottolinearne un altro, solo come annuncio, spero, di analisi future. L’evidente intenzione di Salvini (evidente e dichiarata) è di uscire dall’Europa liberale e democratica, per privilegiare la partecipazione ad una Europa autoritaria e perfino fascista e oscurantista, trasformando in conseguenza la natura dell’Italia e disdegnando la sua storia, purtroppo per lui, gloriosa, onorevole e cólta, profondamente cólta, che lui non conosce, sembra, e comunque disprezza. In pieno accordo col comico ideologo dei 5S, mica è istruito, lui!

Ma il suo secondo, il Robespierre del Vesuvio, è perfettamente sulla stessa linea. In altre parole non credo nemmeno per un istante ai contrasti tra i due. E, mi permetto di aggiungere, lo rivela la posizione sul caso Regeni, dove accanto alle parole di al-Sisi, riportate opportunamente da Di Maio (le avrà davvero dette?) si affianca la elegante e rispettosa affermazione di Salvini per il quale il caso Regeni è un affare della famiglia, che non deve passare sopra gli interessi del Paese. Che poi sarebbe vero, ma detto così e praticato così è devastante. E sorvolo sulle raffinate critiche alla famiglia Cucchi.

In compenso mi diverte assai sentire che taluni sedicenti esponenti del defunto PD pensano ad un accordo epocale conFico e i suoi epigoniDormirò tranquillo stanotte: finalmente, la grande politica sta tornando.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.